Pesca, per gli Stati Uniti l'Italia è nell'elenco dei pescatori pirata
15 Gennaio 2009
Per gli Stati Uniti l’Italia è nell’elenco dei pescatori pirata. In una comunicazione inviata al Congresso, il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha
identificato Francia, Italia, Libia, Tunisia, Panama e Cina come “nazioni i cui pescherecci erano impegnati in attività di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata”.
È quanto denunciano in una nota congiunta le associazioni Greenpeace, Legambiente, Marevivo e WWF per le quali non c’è “nessuna sorpresa” nella segnalazione.
L’agenzia americana ha stimato in 9 miliardi di dollari all’anno la perdita economica dovuta all’attività di pesca illegale. Per gli ambientalisti l’Italia è sul banco
degli imputati per l’uso di reti pelagiche derivanti d’altura, più note come “spadare”, vietate dall’Onu, in Italia e in Ue. “Anche se la NOAA non ha specificato i crimini che
vengono addebitati all’Italia – scrivono gli ambientalisti – il riferimento alle spadare è reso ancor più verosimile dalla menzione del High Seas Driftnet Fisheries
Enforcement Act, la norma che sancisce l’embargo commerciale contro quei Paesi che continuano a usare reti derivanti d’altura. Già nel 1997 l’Italia arrivò a un passo dal
far scattare sanzioni commerciali allora stimate in 5.000 miliardi di lire l’anno”.
Italia e Francia potrebbero essere inoltre nel mirino delle autorità a causa della pesca illegale al tonno rosso. Solo la settimana scorsa, a Chioggia, è stato scoperto un
carico di 5 tonnellate di tonno rosso pescato illegalmente proveniente dalla Sicilia, denunciano le associazioni, con esemplari sotto la taglia minima (30 kg) e spacciati per “tonno
pinna gialla”.
Per questo Greenpeace, Legambiente, Marevivo, PEW Environmental Group e WWF hanno inoltrato una nota lo scorso 17 novembre al Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, chiedendo la
riattivazione del “Tavolo per la legalità nella Pesca”, un Forum a cui partecipavano tutte le parti sociali, pescatori e ambientalisti insieme per affrontare la piaga
dell’illegalità in mare. Richiesta, scrivono, finora rimasta senza risposta.
BS





