Il grano importato in Italia è controllato e sicuro
3 Marzo 2016
Chiarezza sulle navi battenti bandiere straniere
IMPORTAZIONE DEL GRANO – CONTROLLO ESEGUITO DALL’UFFICIO SANITA’ MARITTIMO E DAL CORPO FORESTALE DELLO STATO
Giovanni Mercadante
Rientrato l’allarme sul grano d’importazione, le cui analisi eseguite dal Corpo della Forestale al porto di Bari hanno accertato che il grano è buono.
Attraverso il nostro giornale ci siamo occupati del caso con un articolo pubblicato il 8 febbraio 2016 e poi ancora il 2 marzo.
La polemica innescata dagli agricoltori il mese scorso sulla dubbia origine del prodotto importato ha sollevato numerosi quesiti. Tuttavia, l’A.M.C./Associazione Meridionali Cerealisti di Altamura ha precisato che il grano che giunge nel porto di Bari dall’estero è controllato dall’USMAF/Ufficio di Sanità Marittima Aerea e di Frontiera, organo statale autorizzato ad ottemperare a tutte le formalità in ingresso delle merci estere. Detta istituzione è il massimo ente italiano che garantisce la sicurezza sanitaria che per ogni singola partita di grano in importazione e rilascia il relativo nulla osta sanitario, mediante il quale si autorizza l’importatore all’introduzione del grano sul territorio italiano.
La ulteriore verifica del Corpo Forestale all’uscita dei camion carichi di grano dal porto di Bari, è un doppione. Sembra che qualcosa non funzioni. Due istituzioni che si controllano? Nella logica di chi assiste a questo iter, qualcosa non torna.
In merito alle navi battenti bandiere del sud est asiatico (Singapore) o del centro America (Panama), queste vengono noleggiate dalle società esportatrici in funzione del miglior prezzo per trasportare il carico di grano. Quindi il grano non proviene da Singapore che non ha terreni per coltivarlo, ma da paesi produttori. Quanto segnalato a gran voce dagli agricoltori a questo proposito, è semplicemente disinformazione per alimentare un clima di diffidenza sul grano importato.
Inoltre, poiché il grano coltivato in Italia non è sufficiente a fronteggiare la domanda delle industrie di trasformazione (panificazione e pastificazione) che del resto operano sia sul mercato nazionale che estero con il made in Italy, è necessario ricorrere all’importazione.
Va aggiunto che i grani importati sono di elevata qualità utili per miscelarli con quelli italiani per livellare determinati parametri tecnologici. In altri termini, il grano italiano e quello estero sono complementari per integrare i valori mancanti.
Le micotossine su cui è stata montata la protesta, per chiarezza d’informazione, vengono monitorate all’arrivo nel porto di Bari. Le autorità sanitarie portuali hanno strumenti di altissima precisione tecnologica per verificare eventuali gradi di tossicità presenti nella partita di grano che giunge a Bari.
La Vicepresidente dell’A.M.C., dott.ssa Caterina Serino, afferma che la normativa europea CE 1881/2006 stabilisce i limiti residuali di micotossine che vengono puntualmente controllati e rispettati all’arrivo delle merci e lungo tutto il percorso di trasformazione. Inoltre, i limiti a cui i produttori europei sono tenuti ad adeguarsi sono più stringenti di quelli prescritti dai paesi terzi.
Pertanto, il Presidente dell’A.C.M., Nunzio Panaro, dal canto suo, assicura che tutti gli operatori facenti parte dell’Associazione, sono abbondantemente rispettosi della legislazione europea e di quanto in essa contenuta.
Piuttosto, continua, Panaro, l’associazione non vede di buon occhio le accuse rivolte alla categoria, al cui interno figurano delle società importatrici di grano che assicurano un elevato standard qualitativo del prodotto macinato. Non va sottaciuto che ogni molino attraverso laboratori interni o esterni accreditati, controlla puntualmente le materie prime e i prodotti finiti nel rispetto della sicurezza del consumatore e delle norme vigenti.
Un altro elemento che fa riflettere l’andamento del prezzo all’acquisto del grano, è il mercato delle “commodities”, che a causa della crisi del petrolio, vanno al ribasso, con effetto domino, trascinando al ribasso qualsiasi tipo di merce.
Da non sottovalutare la crisi della Cina che ha svalutato la sua moneta per ben tre volte nell’ultimo periodo causando una riduzione dell’esportazione in questo paese e quindi rendendo disponibili maggiori quantità di merci in altri mercati con l’abbassamento dei prezzi.
Gianni Mercadante da Altamura
per Newsfood.com





