Il futuro della pesca si discute a Cesena
6 Novembre 2009
Cesena è una delle zone italiane maggiormente vocate alla coltura della pesca e della nettarina, una produzione che sul territorio vale almeno 100 milioni di Euro per la sola PLV
(produzione lorda vendibile), come è emerso dalla prima giornata del Convegno Peschicolo, che si è tenuta nella Sala Europa del centro Congressi di Cesena Fiera.
Il Convegno Peschicolo è uno dei più importanti incontri sulla coltivazione di questo frutto estivo, una importanza che iniziò nel 1955.
«Il Convegno Peschicolo -sostiene Domenico Scarpellini, Presidente di Cesena Fiera- cade in un momento particolare. Dopo una estate dove i prezzi pagati ai produttori sono crollati, ora
occorre capire come muoversi, quali scelte effettuare, quali richieste avanzare. E che il Convegno si tenga a Cesena è rilevante, perché qui c’è tutta la filiera: dai
produttori ai confezionatori, dal trasporto refrigerato alla ricerca. Non solo, ma Cesena è anche sede di Macfrut, la rassegna internazionale che nella sua recente edizione ha saputo
delineare prospettive e scenari futuri dell’intera ortofrutticoltura. E’ quindi motivo di orgoglio aver contribuito alla realizzazione di questo Convegno».
Il ventiseiesimo Convegno Peschicolo è stato organizzato dalle Camere di Commercio di Forlì-Cesena e di Ravenna, da Cesena Fiera e con il contributo della Cassa dei Risparmi di
Forlì e della Romagna.
L’incontro è stato suddiviso in due giorni sotto la denominazione “Nuovi scenari della peschicoltura: integrazione e complementarietà fra nord e sud”: giovedì 5 novembre si
è svolta la prima sessione dal titolo “Tecniche innovative per la gestione integrata e la qualità del prodotto”, coordinata da Silviero Sansavini dell’Università di
Bologna, la seconda, che si terrà venerdì 6 novembre su “Economia – Mercato – Organizzazione – Associazionismo”, sarà coordinata da Carlo Pirazzoli, docente
dell’Università degli Studi di Bologna. La partecipazione alla prima giornata è stata rilevante, con ricercatori, docenti ed esperti provenienti da tutta Italia, mentre sono
arrivate imprese anche dall’estero (Grecia, Croazia, Slovenia), oltre che da Veneto, Liguria e Puglia, con un’ovvia prevalenza dalla regione Emilia Romagna.
Nella prima giornata (giovedì 5) è stato fatto il punto sulle 5 sezioni in cui viene suddivisa la produzione (miglioramento genetico e nuove varietà; efficienza degli
impianti e forme di allevamento tese ad esaltare la qualità; gestione del suolo, della concimazione e dell’irrigazione; post raccolta; definizione e mantenimento della qualità).
Fra le altre relazioni della prima giornata, da citare quella dello spagnolo Iglesias dell’IRTE (Lerida).





