Il cambiamento climatico minaccia gli uccelli europei
16 Gennaio 2008
Un «Climatic atlas of European breeding birds» (Atlante climatico degli uccelli nidificanti europei) pubblicato il 15 gennaio 2008 da alcuni ricercatori britannici mette in guardia
dall’impatto catastrofico del cambiamento climatico sugli uccelli indigeni.
Gli studiosi, che hanno basato il loro modello sull’ipotesi che la temperatura media globale sia aumentata di circa 3° Celsius, ritengono che entro la fine del secolo la distribuzione
potenziale delle specie ornitologiche medie si sarà spostata di circa 550 chilometri verso nordest. Inoltre, l’area di distribuzione si ridurrà di un quinto in termini di
dimensioni, in quanto il riscaldamento climatico lascerà a determinati uccelli pochissime aree con un clima adatto alla loro sopravvivenza. L’atlante mostra inoltre che tre quarti degli
uccelli nidificanti europei subiranno una riduzione del proprio habitat.
Alcune specie attualmente endemiche in Europa meridionale, quale l’airone rosso e l’assiolo, potrebbero insediarsi più a nord, per esempio in Gran Bretagna meridionale. Per contro,
uccelli quali il crociere scozzese, che vive soltanto nei boschi di conifere della Scozia, e la gazza azzurra, il cui habitat è rappresentato dalla parte sudoccidentale della penisola
iberica, rischiano l’estinzione globale a causa del venir meno del loro ambiente naturale.
«Il cambiamento climatico e le risposte della natura ad esso sono difficili da prevedere con esattezza, ma lo studio in questione ci aiuta a comprendere l’entità e la portata di
eventuali impatti e a individuare le specie più a rischio e quelle che necessitano urgentemente di aiuto e di tutela», ha dichiarato il professor Rhys Green dell’Università
di Cambridge (Regno Unito), uno degli autori dell’atlante.
«Malgrado il permanere dell’incertezza su dettagli riguardanti sia i cambiamenti climatici futuri sia le risposte delle specie a queste trasformazioni, l’entità potenziale di
entrambi è evidente ed è tale che le misure di adattamento necessarie a mantenere la biodiversità europea possono essere attuate solo attraverso un’azione internazionale
urgente», ha aggiunto il professor Brian Huntley dell’Università di Durham (Regno Unito).
Per contrastare gli effetti del riscaldamento globale, i ricercatori sottolineano la necessità di interventi da parte dell’uomo mediante il sostegno alle popolazioni esistenti e la
possibilità offerta loro di colonizzare nuove aree. «Un certo livello di cambiamento climatico è ormai inevitabile e dobbiamo aiutare la fauna selvatica a diventare
resistente agli effetti peggiori aumentando gli investimenti nella creazione di aree più ampie destinate alla natura e rendendo la campagna più compatibile con la fauna selvatica,
per consentire alle specie di migrare nelle aree in cui il clima diventerà adatto alla loro sopravvivenza», ha affermato il dottor Mark Avery, direttore della conservazione presso
la Royal Society for the Protection of Birds (RSPB).
L’atlante è un progetto congiunto dell’Università di Durham, dell’Università di Cambridge, della RSPB, di BirdLife International e dello European Bird Census Council
(EBCC).
Per ulteriori informazioni consultare:
Università di Cambridge
Università di Durham
Royal Society for the Protection of Birds (RSPB)
European Bird Census Council (EBCC)





