Il bosco non ricresce più

Bologna – La primavera è arrivata, e un po’ dovunque nella montagna bolognese spuntano su rami e cespugli gemme e germogli di un verde tenero, segnali della ripresa della vita e
dell’attività vegetativa nelle nostre piante.

Una gioia per gli occhi degli uomini, ma anche una delizia per il palato degli ungulati. Caprioli e cervi sono infatti ghiottissimi di germogli, e in questa stagione è frequente
individuarli, in Appennino, mentre brucano i primi getti verdi che spuntano dagli alberi.

«Il problema» afferma Dino Bettini, Segretario di Zona di Coldiretti Vergato «è ancora una volta che il numero degli ungulati è aumentato
troppo, e i nostri boschi non riescono più a ricrescere, perché tutte le gemme vengono sistematicamente strappate e mangiate da questi animali.»

Nell’Appennino bolognese, infatti, gli agricoltori da secoli curano i boschi, tagliando e potando ciclicamente gli alberi per fare legna e per rinforzare e rigenerare le piante, che ogni
primavera tornano a crescere più sane e più forti. Da poco è stato tra l’altro effettuato un censimento degli alberi italiani svolto dal Corpo Forestale dello Stato, da cui
risulta che l’Emilia Romagna è la regione più verde d’Italia con una media di 1.816,4 alberi per ettaro, per un totale di un miliardo e 18 milioni di piante. Nella sola
provincia di Bologna la superficie boschiva costituisce un patrimonio unico da difendere
: si tratta di circa 100.000 ettari, pari quasi al 30% del territorio provinciale, tanto che
Coldiretti ha proposto di assegnare appositi «certificati verdi» per riconoscere e incentivare l’impegno degli imprenditori agricoli bolognesi nella gestione dei boschi
.

«La secolare tradizione» afferma Bettini «che vede gli agricoltori custodi dei nostri boschi e del nostro verde, ci porta a denunciare questo nuovo problema
causato dagli ungulati. Il bosco non ricresce a primavera, e rischiamo di perdere il nostro serbatoio di ossigeno, oltre che un patrimonio di bellezza paesaggistica incredibile. Senza
contare il rischio di estinzione dei piccoli animali e degli uccelli che trovano riparo tra gli alberi, delle piante del sottobosco, e di tutte le specie animali e vegetali che da sempre
coesistono nell’habitat del bosco
. Lo squilibrio biologico del territorio» conclude Bettini «è un problema sempre più evidente in Appennino ed
è urgente correre ai ripari, ripristinando una gestione faunistica corretta, se non vogliamo creare un danno ambientale di cui pagheremo le conseguenze per molti anni. Ancora una volta,
quindi, chiediamo alla Provincia di intervenire, e tempestivamente, per proteggere il nostro ambiente naturale dalla fauna selvatica, che pare avere preso ormai il sopravvento in
vastissime aree della nostra montagna e collina.»

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