IDENTITA’ di VINO: Newsletter di Paolo Marchi n. 76 del 5 marzo 2014

IDENTITA’ di VINO: Newsletter di Paolo Marchi n. 76 del 5 marzo 2014

Questa è la settimana che culminerà a Firenze, da sabato 8 a lunedì 10 marzo, in Taste, rassegna di cose buone che ha in Fuori di Taste il suo alter-ego sparso per la città. Io ci sarò. Non sono infatti mai abbastanza gli eventi legati a cibo e vino, cucina e pasticceria, dal vivo piuttosto che in televisione.

A un patto: che abbiamo sostanza e ragione di essere. Con l’Expo dell’anno prossimo a Milano, gli esperti e gli organizzatori stanno spuntando come funghi dopo un giorno di pioggia. Ma diversi sembrano improvvisati. Mi sembra stia accadendo come nello sci quando esplose Alberto Tomba, seconda metà degli anni Ottanta. Tomba la bomba divenne presto un fenomeno mediatico che piaceva anche a chi non sapeva distinguere uno sci da discesa da uno per lo sci nordico. Nel febbraio 1988 fermarono addirittura un festival di Sanremo perché tutti potessero seguirlo in diretta in una gara decisiva per l’oro olimpico.

Quando si ritirò, dieci anni e un mese dopo, marzo 1998, sparirono dalla circolazione tutti coloro che avevano scoperto lo sci grazie a lui. I più seguivano Tomba per passione, alcuni anche per interesse, e pochi tra loro amavano per davvero lo sci. E qualcosa di simile accadrà una volta calato il sipario sull’Expo, 31 ottobre 2015. Basta saperlo e concentrarsi su chi merita.

Paolo Marchi

Trent’anni di Sforzato Cinque Stelle

Vino Cinque Stelle della casa vinicola Nino Negri

Vino Cinque Stelle della casa vinicola Nino Negri

«Nel 1983 ci avevano anche contestato, per questo vino». Ora, invece, parliamo di una delle più importanti eccellenze vinicole d’Italia. Una di quelle bottiglie che nelle enoteche viene spesso messa in prima fila, in bella mostra, come fosse un gioiello da mostrare a tutti. E il Cinque Stelle, lo sforzato più famoso della casa vinicola Nino Negri di Chiuro, in provincia di Sondrio, è sicuramente una pietra preziosa che si stacca, come per magia, dagli irti e scontrosi terrazzamenti della Valtellina. Un vino nato dalla voglia di fare qualità da parte della stessa azienda e diCasimiro Maule, enologo di origini trentine per quarant’anni a servizio della Negri (che peraltro è parte del gruppo Giv, che quest’anno al congresso di Milano ha premiato Heinz Beckcome cuoco dell’anno).

Chi meglio di lui può raccontare la storia e la realtà attuale di questo vino? L’occasione, in tal senso, è arrivata proprio durante il congresso di Identità Milano, con una degustazione verticale di cinque annate di Cinque Stelle Sforzato di Valtellina Docg, dal 1997 al 2009. «E’ vero – spiegaMaule – nel 1983, quando abbiamo iniziato a sperimentare la selezione delle uve e l’affinamento in botti di rovere francese, siamo anche stati contestati. La nostra era una scelta votata sulla qualità. In quel periodo abbiamo dovuto affrontare una crisi molto forte, a causa della contrattura del mercato svizzero. Prima, invece, la Valtellina voleva puntare sulla quantità e raggiungere le dieci milioni di bottiglie».

Ma non era questa la strada della Valtellina. «Così, all’inizio degli anni Ottanta, ho voluto confrontarmi con i produttori delle altre zone, in particolare della Toscana, e da qui abbiamo iniziato a lavorare con la barrique». E per la Valtellina è stato uno choc, tanto che il Cinque Stelle è stato contestato. Ma anche altri produttori hanno capito che la strada da intraprendere era quella della qualità. E così si è avverato – anzi, si sta avverando tuttora – il Rinascimento della Valtellina.

Puntare sulla qualità significa anche “saltare” le annate meno positive. Così non c’è il Cinque Stelle 2008, e non ci sarà nemmeno il 2012. Le annate assaggiate a Identità Milano fanno capire molto del valore di questi vini. Il 1997 è ancora molto piacevole, mentre risulta straordinario il 2001 («una delle annate migliori dal 1989» ha rimarcato Maule), ottimi anche il 2004 e il 2006, mentre il 2009 è semplicemente fantastico, anche se pecca di gioventù. Ma basta attendere. Ci vuole pazienza, come ne hanno avuta alla Nino Negri 30 anni fa. A proposito, la Valtellina è scesa da 3mila a 700 ettari vitati. Ma la qualità è cresciuta ovunque, lo possiamo garantire.

Raffaele Foglia

Benvenuto Brunello: 2009 coi fiocchi

Brunello di Montalcino 2009

Brunello di Montalcino 2009

Dal 21 al 24 febbraio si è tenuta a Montalcino la presentazione del Brunello di Montalcino 2009, del Brunello Riserva 2008 e del Rosso di Montalcino 2012. Lo scenario del Benvenuto Brunello, come sempre, è stato spettacolare: il borgo antico circondato dalle dolci colline di Montalcino è incantevole. La degustazione, organizzata alla perfezione dal Consorzio del Brunello di Montalcino, si è tenuta in una location di fascino come il Chiostro Museo di Montalcino e la consegna del premio Leccio d’Oro è avvenuto alla Chiesa di Sant’Agostino. Per rendere ancora più indimenticabile l’evento e soprattutto il vino, la cena di gala allestita per più di 300 giornalisti e produttori nei chiostri del Museo.

L’annata 2009 è stata giudicata ottima, da quattro stelle dal Consorzio del Brunello di Montalcino. Sebbene molti giornalisti ed esperti presenti hanno ritenuto che questa valutazione fosse fin troppo generosa, ci troviamo di fronte un’uscita indubbiamente interessante ma per nulla facile. Non è un’annata in cui possiamo permetterci di pescare a caso perché tanto cadiamo sempre in piedi: occorre fare un’attenta selezione in quanto non tutti i vini sono all’altezza. Alcuni sono stanchi, fiacchi, con tannini ruvidi e non perfettamente maturi, qualche campione manca di frutto, di materia e pecca di eccesso di alcol percettibile.

Fortunatamente, però, le etichette buone lo sono per davvero e siamo riusciti a degustare qualche bottiglia davvero memorabile. Questa annata non diventerà un campione di longevità. Per contro abbiamo un vino poco compresso, pronto, già perfettamente godibile. L’annata 2012, giudicata addirittura eccezionale da cinque stelle, ha dato dei buoni rossi, profumati, godibili. La difficoltà principale è stata forse solo il controllo del grado alcolico, quasi mai sotto i 14°C. Tuttavia nella maggior parte dei casi si tratta di alcol ben integrato, la materia per sostenerlo infatti non manca.

Tra le etichette di Rosso di Montalcino colpiscono in particolar modo Tenuta di Sesta, Fornacina,Canalicchio di Sopra e Talenti. Tra i Brunello 2009 spicca invece il vino presentato da Fuligni, Sesti, Castello di Romitorio e Le Ragnaie. Ottime riserve arrivano da Lisini, dalla Vigna Soccorsodi Tiezzi, da Barbi ed è notevole anche la Riserva Poggio alle Mura di Banfi. Un fuoriclasse assoluto è il Poggio al Vento 2006 di Col d’Orcia, un vero cru dalla longevità importante che esce sempre qualche anno dopo le riserve della stessa annata. Merita attenzione anche una denominazione spesso dimenticata come il Moscadello di Montalcino, da segnalare il 2013 diCaprili e la Vendemmia Tardiva 2010 di Capanna. Per approfondimenti su ciascuna etichetta,clicca qui.

Tunde Pecsvari

L’Anteprima del Montepulciano d’Abruzzo

Montepulciano d’Abruzzo

Montepulciano d’Abruzzo

Si è da poco conclusa la seconda edizione di Anteprima Montepulciano d’Abruzzo, tre giorni dedicati alla scoperta dei vini nati dalla vendemmia 2013 del vitigno principe della regione e delle annate attualmente in commercio anche degli altri prodotti delle cantine vitivinicole d’Abruzzo presenti. L’evento «dedicato a chi AMA il Montepulciano», si è svolto l’1, 2 e 3 marzo nel Centro Espositivo della Camera di Commercio di Chieti. L’obiettivo, rivelato in una breve intervista dal presidente dell’AIS Abruzzo, Gaudenzio D’Angelo, è evidenziare l’immagine del Montepulciano d’Abruzzo nel panorama internazionale e rafforzarne la conoscenza a livello nazionale.

Agli stand era possibile degustare i vini di ciascun produttore (qui c’è la lista completa), spaziando dai bianchi (Pecorino, Trebbiano, per citare i più presenti perché tipici della regione) ai rossi in commercio fino all’anteprima 2013 cui era dedicata una sala con le bottiglie rappresentative delle aziende partecipanti. In programma anche degustazioni guidate, convegni, show cooking, mostra e premiazione di un concorso fotografico, laboratori del gusto con prodotti gastronomici abbinati a vini locali.

“AMA” si è rivelata un’ottima opportunità per approfondire la conoscenza dei vini abruzzesi e fare un assaggio delle anteprime del Montepulciano d’Abruzzo, che rappresenta quasi il 75% della produzione vinicola totale regionale. Pur non essendo stata il 2013 un’annata delle più facili per via delle condizioni climatiche dure, la produzione di Montepulciano d’Abruzzo dell’ultima vendemmia è copiosa e con i tratti tipici del vino ben evidenti (un colore rosso rubino intenso, un profumo di frutti rossi e spezie che ritorna al palato accompagnati da un sapore che può essere alquanto asciutto e vellutato), più o meno pronunciati nelle varie espressioni dei diversi produttori anche in relazione alle modalità di vinificazione e affinamento.

Lisa Marchesi

Domaine de Chevalier, verticale infinita

Domaine de Chevalier

Domaine de Chevalier

Spesso, quando si nomina un Bordeaux, è inevitabile associarlo a grandi vini rossi come i Grand Cru di Margaux, Pomerol, St. Emilion o Graves. Ebbene, spostandosi nel cuore del Graves, a Pessac-Léognan,Domaine de Chevalier, proprietà antichissima del 1783, produce uno dei migliori vini bianchi secchi al mondo.

La famiglia Bernard, leader in Francia per il commercio dei distillati, negoziante di grandi bordolesi e co-proprietaria di Château Guiraud a Sauternes, gestisce questo Domaine dal 1983 assecondando la maestria di Olivier Bernard. Un uomo straordinario per competenza e semplicità, presidente in carica dell’Union des Grands Crus de Bordeaux, ospitato all’ultimo Merano Wein Festival, in veste d’ambasciatore dei suoi vini attraverso una singolare verticale di Bordeaux bianchi. Vini eleganti, potenti e puri.

Secondo Bernard, «un grande vino è l’espressione naturale e unica del suo terroir. L’equilibrio è fondamentale per la ricerca, millesimo dopo millesimo, della perfezione». I più autorevoli degustatori al mondo sottoscrivono che quando si parla dei grandi “outsider della regione bordolese” dopo Petrus e Yquem c’è Domaine de Chevalier.

Il bordeaux bianco è prodotto con due vitigni selezionati: il Sauvignon Blanc, con una percentuale media del 70% e per la parte restante il Sémillon. Una coppia di uve ben collaudata, dai profumi intensi e con il buon tasso di acidità del Sauvignon. Un ottimo invecchiamento. Se la freschezza e l’equilibro del millesimo 1975 esaltano le note mentolate e agrumate, il 2010, importante annata, è un vino opulento con evidente potenziale evolutivo. Sorprende il 1986, un’annata fredda contraddistinta dalla marcata sapidità e note di mela cotogna. Interessante la temperatura di servizio suggerita da Bernard: 10/12 C° con decantazione obbligatoria qualche ora prima del servizio.

Cinzia Benzi

Due decadi di Luce

Luce della Vite, Lamberto Frescolbaldi

Luce della Vite, Lamberto Frescolbaldi

Se le verticali sono una maniera eccellente per tracciare le diverse annate di un vino e valutarne l’evoluzione, la verticale storica del Luce Della Vite che si è svolta a Roma a metà febbraio è stata davvero un’occasione unica per ripercorrere l’affascinante storia di questo vino. Nato nel 1995 dalla collaborazione tra due grandi protagonisti dell’enologia contemporanea, Vittorio Frescobaldi e Robert Gerald Mondavi, e portato avanti con passione dai rispettivi figliLamberto e Tim, il Luce è stato ed è tuttora capace di accostare alle caratteristiche di un territorio unico come quello di Montalcino una concezione di vino moderna e all’epoca fuori dagli schemi – soprattutto per il rigorosissimo terroir toscano – che oggi si rivela sempre più felice. Protagonisti, Sangiovese e Merlot che nascono nei vigneti migliori dei 55 ettari della tenuta ilcinese scelti personalmente da Frescobaldi e Mondavi, condotti secondo i canoni dell’agricoltura sostenibile e con basse rese e vendemmie separate affinché le uve possano sviluppare le proprie peculiarità varietali ed esprimere l’essenza del territorio.

La collaborazione tra due mondi e due culture è cessata quando la Mondavi fu acquisita dal gruppo Constellation, venendo a mancare quella sintonia di vedute che ne era stata all’origine. Ma non per questo si è perso lo straordinario connubio tra tipicità ed eleganza. E la verticale storica – guidata dallo stesso Frescobaldi con Daniela Scrobogna e Sergio Di Loreto – ne è stata una bella testimonianza: dal “brunelleggiante” Luce ’93, sorprendentemente fresco e teso, all’austerità ed eleganza del ’96 all’eccellente ’99 che racchiude in sé tutto il terroir ilcinese arricchendolo di note speziate, al poderoso 2006 fino alla grande annata 2010, estremamente equilibrata e complessa nella sua struttura tannica che abbraccia note di frutti rossi e spezie accanto a quelle balsamiche, tostate e minerali. E ancora, in anteprima, le annate 2011 e 2012 non ancora in commercio ma già estremamente promettenti.

Oggi il progetto Luce della Vite è dunque interamente seguito da Lamberto Frescolbaldi(foto); uomo pratico e senza spocchia, appassionato di motori ma soprattutto di vino e della sua terra, saprà regalarci altre luminose annate di questo grande vino, a cui negli anni si sono affiancati il Lucente (da una selezione di uve Sangiovese e Merlot completata da una piccola percentuale di uve Cabernet Sauvignon) e il Luce Brunello ottenuto dalle vigne nei 12 ettari della tenuta iscritti all’albo del Brunello di Montalcino.

Luciana Squadrilli

Calici digitali: il quadro italiano

Ricerca Il Gusto Digitale del Vino Italiano

Ricerca Il Gusto Digitale del Vino Italiano

Che distanza passa tra vigne e cantine dove nascono grandi vini, e chi li beve? Talvolta enorme, talvolta minima, ma sicuramente può essere ridotta, almeno virtualmente, grazie alla comunicazione in rete. Una risorsa, quella delle tecnologie digitali, non sempre sfruttata al meglio dalle aziende vinicole italiane a cui pure i contenuti non mancano. A oggi, la presenza del vino italiano online – che si tratti di siti aziendali o social media – spesso punta più sulla quantità che sulla qualità, con le debite eccezioni. Questo è quanto emerge dalla ricerca “Il Gusto Digitale del Vino Italiano” condotta da FleishmanHillard – società internazionale di consulenza strategica – che ha analizzato fino al novembre 2013 le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato (fonte Mediobanca) tra cui Antinori, Frescobaldi, F.lli Gancia & C., Zonin, Cavit eLavis. I parametri presi in considerazione sono tanto quantitativi che qualitativi, analizzando ad esempio la presenza sui diversi Social Media – 17 aziende su 25 sono su Facebook, molte di meno presidiano Pinterest e Instagram – e la frequenza di aggiornamento (il 64% aggiorna Facebook almeno una volta a settimana, il 99% twitta altrettanto), la fruizione del sito da dispositivi mobili, l’ottimizzazione di ricerca online, l’attività di e-commerce (presente solo in uno dei casi).

Al vertice della classifica troviamo la Compagnia De’ Frescobaldi, che può contare su un grosso seguito sui Social legato alla notevole frequenza di aggiornamento. Seguono a ruota MasiAgricola, Mezzocorona (che ha scelto la differenziazione delle piattaforme online da presidiare),Gruppo Santa Margherita e Antinori (al top in quanto a Google Page Rank e Link In, i link esterni che rimandano al proprio sito). «Questa ricerca evidenzia il dinamismo e la capacità di cambiamento del settore vinicolo italiano. Tuttavia il processo di digitalizzazione è ancora di fase di consolidamento e per ora il comparto sembra essere più caratterizzato dalla quantità che dalla qualità, pur non mancando casi di eccellenza», commenta Alessandra Fremondi, senior consultant di FleishmanHillard Italia.

Insomma, un risultato non demoralizzante considerato che la presenza massiccia del vino nel mondo digitale è piuttosto recente. Ma che mostra come sia sempre più rilevante affinare la strategia dal punto di vista qualitativo proponendo contenuti di qualità per informare, educare, creare conversazione e generare engagement. Soprattutto guardando ai mercati stranieri emergenti come Cina o Russia, che hanno logiche e media ad hoc da non sottovalutare.

LS

Piacere Arshura, e poi subito dopo a dieta

Arshura 07, il Montepulciano in purezza di Valter Mattoni

Arshura 07, il Montepulciano in purezza di Valter Mattoni

Da ieri sono a dieta, cosa bere prima di far finta, giusto per un po’, di essere astemio? Un grande vino, ovvio, ma che sfiorasse pure l’unicità. E così ecco a tavola l’Arshura 07, il Montepulciano in purezza di Valter Mattoni, viti a Castorano in provincia di Ascoli Piceno, prima annata nel 2000, duecento bottiglie, poco più di un esperimento.

Nella vita Valter fa tutt’altro. Un giorno la sfida con se stesso: “Con gli amici stavo sempre all’osteria a bere il vino degli altri, così un giorno dissi loro: Siamo una banda di ubriaconi, perché non siamo capaci di fare un buon vino pure noi?”. Lo faceva un nonno e lo vendeva sfuso, uno zio pure, esempi buoni giusto per non passare per autodidatti.

Oggi, le duecento bottiglie iniziali sono diventate 4mila, pressoché introvabili anche perché non è facile rintracciare Valter. E i vini da uno sono passati a tre. C’è pure un rosato, il Cose cose, e un Trebbiano battezzato con ironia Trebien. Per saperne di più, l’e-mail è w.mattoni@libero.it. Nessuno sbaglio: Mattoni si chiama Valter, con la v semplice, che diventa una w a livello di indirizzo internet perché preceduto da un altro Valter Mattoni.

PMar

Fede&Tinto, sommelier… ma non troppo

Fede & Tinto, Sommelier… ma non troppo

Fede & Tinto, Sommelier… ma non troppo

Difficile non conoscere Fede & Tinto, magari attraverso le loro voci per via della trasmissioneDecanter su Rai Radiodue. Sono un po’ ovunque, in tivù e a una miriade di eventi sul territorio. Scanzonati, pronti alla battuta, freddure comprese, Fede è Federico Quaranta, l’attore protagonista, Tinto la sua spalla, l’L’inutile Tinto alias Nicola Prudente. Assieme amano prendere in giro quegli esperti che nel vino riconoscono anche “le interiora della lepre morta sparata in Bosnia”. Giurano di averla sentita.

Sia come sia, hanno scritto per Rai Eri un manuale a prova di idiota: Sommelier… ma non troppo. Vi si ritrovano anche i profumi del vino da annusare.

IDENTITA’ di VINO n. 76 del 05.03.2014
la newsletter di Paolo Marchi
Per gentile concessione

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