IDENTITA’ di VINO: Newsletter di Paolo Marchi n. 69 del 2 giugno 2012

IDENTITA’ di VINO: Newsletter di Paolo Marchi n. 69 del 2 giugno 2012

By Redazione

Si è spento a metà settimana, all’età di 81 anni, Aldo Conterno. E’ stato un grande del Barolo, quindi nell’intero vino italiano. Ventenne, scorcio iniziale degli anni
Cinquanta, combattè con l’esercito americano nella guerra di Corea, raccontando di essersi salvato da una caduta con l’aereo. Di certo tornò in Italia nel 1961 dedicandosi alle
vigne di famiglia, prima, e poi alle sue. Sarebbero nati vini vivi e veri al di là delle mode, l’America lo aveva aiutato a guardare al mondo muovendo lo sguardo lungo orizzonti
più ampi.

Paolo Marchi

Vinoforum, due settimane di vino a Roma

Vinòforum è una manifestazione enogastronomica, giunta alla nona edizione, che si tiene da ieri – e fino al 16 giugno – a Roma ospitando grandi cantine e imperdibili vini in una
cornice rinnovata con un’intera linea di arredo e oggettistica di supporto al consumo del vino.

Quest’anno, attraverso la sinergia con Punto di Fuga, movimento di giovani designer del legno che ha fatto dell’artigianato il proprio manifesto, ci saranno oggetti inediti in mostra e
acquistabili durante tutta la durata dell’ evento. Spaziando dai portabottiglie ai cavatappi, attraversando una serie di accessori legati al mondo del vino, indispensabili per gustarne appieno
le sfumature, ci si potrà iscrivere a laboratori mirati per degustazioni guidate da grandi nomi dell’ enologia. Un’area immensa in cui il design che fa rima con wine dando forma a tutti
quegli spazi dedicati alle aziende vitivinicole e ai loro prodotti.

Quello che si presenta agli occhi del pubblico è un Villaggio in zona Farnesina sul Lungotevere Maresciallo Diaz. Qui tutto il programma con gli eventi, le degustazioni, gli show cooking
tra chef stellati e vini blasonati. Orari di apertura: dalle 19 alle 24.

Palumbo: da runner a maître di Cracco

Da quasi 3 mesi il ristorante Cracco ha un nuovo direttore di sala e sommelier.Francesco Palumbo, milanese di origini napoletane, a luglio compirà 32 anni. È un volto che i
meneghini conoscono molto bene per le 4 primavere e mezzo – da settembre 2007 a marzo 2012 – trascorse da Sadler. Ma la passione per i calici spunta praticamente in fasce: «A 12 anni
sapevo già che sarei andato all’Alberghiero». Nel 1998 è già in stage alSadler Wine and Food, allora in via Monte Bianco. Poi apre l’Ape Piera con Nicola Grassi e
Fabrizio Ferrara (quest’ultimo ora al Caffè dei Cioppi di Parigi), una breve esperienza proprio a Parigi ed ecco che a fine 2002 chiama Cracco, all’epoca con Peck: «Mandai il
curriculum e la mattina dopo ero già lì a fare il runner: portavo i vassoi avanti e indietro dalla cucina. Una faticaccia. Un anno dopo ero demi-chef de rang: facevo le
mise-en-place, servivo acqua e pane e pulivo i portaceneri che allora ancora si poteva fumare».

Con Mauro Stoppani che si occupava della cantina prima dell’arrivo di Luca Gardini,Palumbo decide di andare da Sadler nell’insegna madre allora in via Troilo. Impara a selezionare etichette e
produttori con la sua testa: «La sfida era quella di cambiar volto a una carta in cui prevalevano baroli e chianti, passioni dello chef che però cucinava soprattutto pesce».
Gli abbinamenti seguivano logiche di valorizzazione più che di sovrastamento. Dinamiche che riflettono il suo carattere docile. Che tuttavia ogni tanto scalpita: «Ricordo che
servivamo Linguine con pesto di finocchietto, uvetta e pinoli con un infuso alla menta e gin Bombay Sapphire».

Nel marzo di quest’anno lo chiama di nuovo Carlo Cracco per dirigere la sala e occuparsi in toto (per ora) anche della sommellerie: «Volevo fare un’esperienza nuova, in un tempio della
gastronomia». La logica dei suoi wine pairing è quella di sempre: «Accompagnare per esaltare i piatti, senza invadere troppo il campo della pietanza». Per esempio
«Con bollicine che sgrassino l’opulenza del musetto di maiale. O con del moscato giallo che esalti la morbidezza dei gamberi grigliati sul carbone». In Victor Hugo è felice
di stappare gemme «Come il La Tâche 1974 diRomanée Conti, una grande emozione perché il pinot nero è la mia grande passione». Ortodossia d’alto lignaggio
che ogni tanto tradisce con scappatelle al gin tonic («mi diverte») o coi rum Demerara, «purché non siano troppo caramellosi».

Gabriele Zanatta

I vini Fazio bagnano il Cous Cous Fest

Cous Cous Fest, non vi possono essere dubbi in questo fine-settimana a San Vito Lo Capo in provincia di Trapani. Il primo round ha sorriso ieri sera a Luca Abbadir della Madonnina del Pescatore
a Senigalla nelle Marche. Il suo cous cous di polpo è stato preferito a quello di spatola e zafferano di Paolo Casanova del Dopolavoro all’Hanger Bicocca a Milano. Nei bicchieri i vini
siciliani della Fazio.

Oggi ancora cous cous, altre due semifinali. I tre che usciranno vittoriosi, tra ieri e oggi, si misureranno tra loro domani sera. Il vincitore assoluto tornerà a San Vito a fine
settembre per partecipare al Cous Cous Fest vero e proprio, terzo cuoco a formare la squadra italiana. Per saperne di più, cliccare qui.

La Civetta incontra El Coq

Treviso e Vicenza si sono riuniti a Milano per un pranzo speciale, con la cantina Montelvini e lo chef Lorenzo Cogo come protagonisti e il ristorante Manna di Matteo Fronduti come luogo
dell’evento.

I piatti preparati dal giovane Cogo sono stati abbinati ai prodotti della cantina trevigiana, tra i quali spiccano la novità dell’azienda, ilProsecco Treviso DOC Brut Millesimato che
presenta un tenore zuccherino inferiore rispetto alla versione più comune Extra Dry, e il prodotto di punta Asolo DOCG, una delle 13 produzioni totali dei colli asolani. L’azienda della
famiglia Serena (nella foto, con il cuoco vicentino) si incastona nelle colline di Venegazzù, in provincia di Treviso, e neanche a farlo apposta l’origine etimologica del paese rimanda
ai “vignazui”, ovvero i vignaioli, oltre al fatto che l’area in cui sorge la cantina è chiamata Zuitere, che in dialetto veneto significa “terra delle civette”, per gli antichi sinonimo
di sapienza e saggezza.

E se Montelvini presenta la civetta come simbolo aziendale, nel nome e nel logo del ristorante diLorenzo Cogo campeggia invece il gallo, che si ripropone con le sue creste nell’Uovo alla Coq,
piatto accompagnato dal Rosso delle Venezie Igt 2008 e in cui l’uovo alla coq di Paolo Parisi è ricoperto da una gelificazione di salsa barbeque con guanciale affumicato e, appunto,
creste di gallo. Come anche i favolosi Ravioli d’alga con gamberi rossi di Sardegna che si sono ben ambientati nel calice di Asolo DOCG. Quest’ultimo era uno dei vini in degustazione
lunedì il 28 maggio alla prima edizione dell’Asolo Wine Tasting, evento organizzato dal Consorzio di Tutela Vini Montello e Colli Asolani di cui Armando Serena è presidente (nella
foto con i figliAlberto e Sarah e con lo chef Lorenzo Cogo).

Giulia Corradetti

Ziliani e Berlucchi: 50 anni in un libro

«Ci eravamo posti l’obiettivo di produrre Metodo classico dall’ottimo rapporto qualità/prezzo, capace di diffondere il piacere di festeggiare ma anche di pasteggiare con un marchio
italiano. Credo che ci siamo riusciti». Parola di Franco Ziliani, patron delle cantineGuido Berlucchi di Borgonato di Franciacorta, 81 anni. Il virgolettato è estratto dal volume
“Berlucchi 1961-2011”, sottotitolo “Sogno e realtà. Franco Ziliani, pionere in Franciacorta”, curato da Decio Carugati per Electa e presentato qualche giorno fa a Milano.

«Il libro è il racconto della realizzazione del mio sogno di studente. C’è voluto impegno, dedizione e tenacia», ha raccontato Ziliani. La monografia ripercorre la
storia della cantina e del distretto dall’anno in cui le prime 3mila bottiglie erano ancora chiamate “Pinot di Franciacorta”. Punti di osservazione sull’influenza che le “bollicine” (ma non
chiamatele così che il patron si arrabbia) hanno avuto sul territorio e su un’epoca. Un racconto di coincidenze anagrafiche, meccanismi d’eccellenza, gentiluomini di campagna,
ricapitolato da Francesco Arrigoni, giornalista prematuramente scomparso.

Coevo Cecchi, toscano ecoefficiente

Coevo è avanguardia pura, uno stile moderno di fare un vino dove il rispetto della tradizione si allinea perfettamente alla qualità estrema, un vino disponibile solo nelle annate
migliori. Il debutto con il millesimo 2006, seguito da un 2007 straordinario: vini puliti ai limiti di un’austerità rassicurante al naso e in bocca.

Cesare e Andrea Cecchi hanno fatto di una frase ricorrente, “il vino si fa in vigna”, una missione reale manifestata dai vigneti che circondano il quartier generale di Castellina in Chianti e
dalle loro tenute a San Gimignano, in Maremma e a Montefalco. Il Sangiovese che domina in Coevo proviene da un vigneto storico di Villa Cerna dove le uve, selezionate a mano, sono unite a
quelle di Cabernet e Merlot. Per il Petit Verdot, ultimo vitigno di Coevo, ci spostiamo invece nella Maremma grossetana nella loro azienda Val delle Rose, neo premiata con la menzione di
“Toscana Eco efficiente 2012” che la Regione Toscana assegna con obiettivi di una perfetta gestione delle risorse ambientali.

I fratelli Cecchi e la società Iridra hanno creato per questa cantina (nel Chianti è già presente dal ‘90) un sistema di fitodepurazione multistadio con un ridotto
consumo energetico e limitata produzione di fanghi. Tradotto in vantaggio, permette il riutilizzo dell’acqua depurata quale riserva per svolgere, senza sprechi, le mansioni d’irrigazione di
soccorso del vitigno e delle aree verdi.

Complimentandoci con i Cecchi, aspettiamo per fine settembre Coevo 2009 e il tour di presentazione, ancora top secret, tra le grandi tavole d’Italia.

Cinzia Benzi

Alla scoperta di Rotenberg, vini rumeni

Seguendo la Strada del Vino nella regionePrahova della Romania si arriva in una zona collinare chiamata Dealu Mare, vocata per la viticoltura. Da qui passa il 45° parallelo, come quello di
Bordeaux in Francia.

La Cantina Rotenberg si trova in mezzo alle colline nel paesino Ceptura. Entrando dal cancello principale si incontra un giardino pieno di rose e oggetti d’arte contemporanea tutti d’orati.
Siamo stati ricevuti dal proprietario, Mihail Rotenberg, persona allegra e socievole. In fondo al cortile si trova la cantina che affianca una bel casolare, entrambe le costruzioni sono state
ristrutturate nel 2006, anno del acquisto della vecchia cantina Ceptura. Scopriamo il casolare, ristrutturato seguendo uno stile semplice e personale, con il desiderio di trasmettere un’idea di
imperfezione. All’interno, notevoli affinità con l’arte abbinata al senso dell’umorismo: abbiamo scherzato guardando un quadro che rappresentava contadine romene affiancato dal ritratto
del dittatore russo Stalin.

Prima di visitare la cantina, Rotenberg ci ha fornito alcune spiegazioni sul processo di vinificazione: qui non usano la tecnologia, i due piani sovvraposti della struttura permettono la
vinificazione per effetto gravitazionale, compreso l’imbottigliamento. Si produce vino solo da uve merlot. Siamo entrati nella cantina per vedere tutto quello che ci era stato raccontato. Le
botti dove riposa il vino sono di rovere romeno (gorun) e vengono realizzate da un artigiano del posto. Siamo tornati nella sala degustazioni del casolare per scoprire grandi vini: Merlot
Emeritus, Merlot Rapsod, Merlot Menestrel, Rotenberg “Rose” Ceptura. Abbiamo apprezzato la passione di Mihail Rotenberg, dottore in automatizzazioni, per la vitivinicoltura e per la produzione
di vini di qualità. Sicuramente una realtà unica, in un contesto incantevole. E come ricordo abbiamo portato via, indovinate, una bottiglia di vino.

Carmen Pascu

Teresa Latini, una birra indomabile

L’Indomabile è la bionda artigianale prodotta da Teresa Maria Latini a Osimo in provincia di Ancona, telefono 39. 071.7819768.

Il motto della casa? “L’Indomabile si fa per stare assieme”. Verissimo: bere in compagnia, vino o birra che sia, è uno dei più autentici piaceri della vita.

IDENTITA’ di VINO n. 69 del 02.06.2012
la newsletter di Paolo Marchi
Per gentile concessione

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