I successi del Prosecco e le magagne della Gabanelli

I successi del Prosecco e le magagne della Gabanelli

PROSECCO VS PROSECCO – SOLITA STORIA ITALIANA – LA VIGNA DEL VICINO E’ SEMPRE PIU’ BELLA….. di Giampietro Comolli

Milena Gabanelli, brava giornalista, eccezionale conduttrice, speciale catalizzatrice incastrando ritmi e parole degli intervistati, ha mandato in onda su Report una puntata dedicata al Prosecco Spumante, oggi leader indiscusso del vino made in Italy in Italia e nel Mondo.

Stefano Zanette, Presidente Consorzio Prosecco

Stefano Zanette, Presidente Consorzio Prosecco

Sono 4 bottiglie di Prosecco su 5 totali italiane quelle consumate nel mondo. Un successo di un brand-denominazione-vino che fa finalmente concorrenza al “grande vecchio” e che, nel 2016, salva ancora per quattro anni consecutivi la bilancia dell’export enoico italiano, purtroppo in calo per i vini tranquilli confezionati e soprattutto per i vini sfusi e spumantini.

Finalmente un grande successo, ma che noi italiani ( i francesi non lo farebbe mai neanche nel periodo del Terrore e della Ghigliottina) ci divertiamo a buttare in prima pagina non per i successi, ma per qualche “magagna” che sicuramente c’è per giovinezza, per estensione, per fibrillazione. Uso “magagna” che non esiste nel dotto vocabolario italiano, ma che con le origini piacentine comuni la Gabanelli conosce perfettamente. Continuiamo a beatificarci, e tanti giornalisti lo fanno sulla stampa assecondando qualche amico, dei volumi prodotti, è vero, è giusto…ma sono i volumi che ci interessano, che fanno grande un brand, che decretano il successo? certo il fatturato è importante, ma forse anche per l’Enotria Tellus non sarebbe il momento di alzare la asticella per tutti i vini e non solo per alcune punte di diamante Maremmane, Langarole, Gardensi, Atesine? La spumantistica italiana in toto vale 1 mld/euro circa all’origine, quella francese circa 5,5 mld/euro.

Report non punta su una indagine giornalistica che stimoli a sanare questo  gap, che faccia da pungolo, che metta a nudo alcuni elementi di strategia e di valore aggiunto, no punta il dito ancora una volta ( in 10 anni credo la terza volta) e alza un polverone sulla gestione inquinante dei campi e delle vigne. Giusto, giustissimo. Ma le vigne in collina sono fra case e strade, le vigne del Prosecco sono “eroiche” come il mondo ci riconosce, la densità della popolazione italiana è maggiore che in Francia, le estensioni libere e dolci francesi non hanno nulla a che fare con i pendii “ da capre” delle Rive o Braghe o Filoni delle vigne di Glera.

A proposito “glera” non è una invenzione campata in aria, non  ha nulla a che vedere con la storia del Tocai friulano e ungherese, è un esempio di concentrazione, di condivisione, di sistema e rete in agricoltura possibile per cultura, tradizione e storia. Altre alternative non ce ne sono. la compravendita a Valdobbiadene o a Cartizze non esiste: ogni tanto c’è una “ rivetta” di 3000 metri quadrati in vendita che vale circa 400/450mila euro. qualcuno dice una follia, ma nessuno vende, nessuno abbandona, nessuno cambia casa.

Anzi c’è richiesta di case belle e ben posizionate sui colli di Farra, Asolo, Valdobbiadene, Follina. Perché c’è richiesta con lo spauracchio dei presidi sistemici?? Essendo stato dal 2004 al 2012 abitante-lavoratore a Valdobbiadene e non avendo neppure un sasso in proprietà sulle colline del “Prosecco Superiore”, posso affermare che in 10 anni le cose sono molto cambiate, ma per avere una uva di Glera sana a Miane bisogna fare le stesse e identiche lavorazioni che si devono fare a Avize o a Dizy in piena Champagne.

Certo che una riduzione, un controllo, una assistenza, un monitoraggio di terzi che verifichino, autorizzino darebbe al Prosecco quel qualcosa in più che non ha, forse quello potrebbe essere il motore di un aumento del valore aggiunto della bottiglia di vino. Anche perché , in proporzione oggi, il valore di un chilo d’uva è già molto alto, oppure troppo alto per il rapporto con il prezzo della bottiglia in cantina, non sul mercato dove certe filiere troppo lunghe moltiplicano il prezzo prima di arrivare sulla tavola italiana o americana o inglese.  L’allora ministro dell’agricoltura Zaia fece l’unica cosa possibile, giusta, lungimirante: quello che deve fare un politico che conosce la materia e vuole risolvere un vero problema.

Certo i Friulani hanno bisogno di parità di trattamento, di possibilità aperte, di occasioni per poter fare il “ loro” Prosecco. per questo il Sistema Prosecco deve avere uno strumento “terzo” per risolvere tutte le questioni, dalla sostenibilità alla sanità, dalla sussidiarietà alla innovazione tecnologica, estraneo alle quote consortili, estraneo agli interessi fra grandi e piccoli produttori, estraneo alle consociazioni. Pretendere che il vicino sparisca, che il mercato sia una priorità, che i volumi siano la panacea di tutto non è la strada giusta, come mettere tutti sullo stesso livello. C’è una piramide, che qualcuno la governi con intelligenza e senza paure.

 

Giampietro Comolli re delle bollicine

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Docente Contratto Distretti Produttivi-Turistici
Mob +393496575297

Leggi Anche
Scrivi un commento