I cibi grassi attivano i geni dell’obesità

I cibi grassi attivano i geni dell’obesità

I cibi grassi sono un doppio pericolo per la linea. Non solo forniscono molte (troppe) calorie ma attivano geni e recettori cellulari che facilitano l’accumulo di grassi da parte del
metabolismo.

E’ la scoperta di una ricerca di Traci Ann Czyzyk-Morgan pubblicata da “FASEB Journal”.

Il team di Czyzyk-Morgan ha iniziato il lavoro con l’obiettivo di capire il ruolo del recettore kappa, recettore degli oppioidi, nel metabolismo dei grassi.

A tale scopo si sono presi topi da laboratorio, dividendoli in due gruppi. Alcuni avevano il recettore attivato, altri no. Tutti sono stati sottoposti a dieta ipercalorica. Dopo 16 settimane
d’osservazione, gli scienziati hanno notato come il gruppo con il recettore integro aveva messo su peso e grasso a volontà, mentre gli altri erano rimasti miracolosamente magri e avevano
riserve di grasso inferiori. Erano inferiori e molto scarse anche le dosi di nutrienti: ciò, spiega il team di lavoro, fa capire come allo stato delle cose “silenziare” il ricevitore non
sia opzione salutare.

Ecco l’opinione di Czyzyk-Morgan: “I dati suggeriscono che un iper-attivazione del recettore kappa per gli oppioidi attraverso il consumo di diete caloriche e ricche di grassi possa contribuire
allo sviluppo dell’obesità. Non sappiamo bene se i meccanismi siano identici nell’uomo, ma la nostra ricerca conferma che è bene evitare cibi grassi e ricchi di zuccheri per i
loro effetti nel breve e nel lungo termine”.

Sulla base di tali convinzioni, la ricercatrice ipotizza un futuro farmaco capace di bloccare il recettore kappa senza distruggere la salute.

Gli fa eco il dottor Gerald Weissmann, direttore del FASEB Journal: “In un passato neanche troppo lontano il cibo era poco e la fame una minaccia reale per la stragrande maggioranza della
popolazione: un recettore come questo può essere visto come un autentico salvavita in tali condizioni, perché consente di fare il pieno di energie e di riserve nei momenti di
abbondanza. Questa scoperta potrebbe fare da apripista a metodi che blocchino alcuni degli effetti deleteri dell’eccesso di cibo sull’organismo”.

LINK alla ricerca

Matteo Clerici

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