“Health check” Pac, bene obiettivi, più competitività per le imprese

«Condividiamo le strategie indicate dalla Commissione Ue: riequilibrio nella distribuzione degli aiuti, maggiori risorse per il rafforzamento e l’innovazione delle imprese agricole e
più fondi per lo sviluppo rurale, tuttavia, occorre prepararci alla scadenza del 2013 non con parziali aggiustamenti, ma pensando a qualcosa di veramente nuovo.

Quindi, la Politica agricola comune dovrà adeguare i suoi obiettivi: sostenibilità e difesa del modello europeo di agricoltura (le indicazioni del Consiglio di Goteborg);
competitività, crescita economica e occupazione (strategia di Lisbona); crescita politica dell’Unione europea (allargamento, negoziati commerciali, cooperazione)». Così il
presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta le proposte legislative dell’Esecutivo comunitario nel contesto dello stato di salute, il cosiddetto «Health
check», della Pac.

Le principali proposte della Commissione riguardano tre aree: il sistema di aiuti diretti agli agricoltori, gli strumenti di mercato, la politica di sviluppo rurale. «Il problema oggi
è quello -aggiunge Politi- di valorizzare adeguatamente la politica agricola Ue, tutelando la sua dotazione finanziaria nel bilancio dell’Unione europea. Nel contempo è,
però, necessario sostenere gli investimenti per l’innovazione e lo sviluppo delle imprese, in coerenza con gli obiettivi di crescita indicati dall’Agenda di Lisbona».
Per quanto concerne le quote latte, il presidente della Cia evidenzia l’esigenza di dare reali certezze agli allevatori. «Serve un ‘atterraggio morbido’ da qui al 2015, proprio per
garantire quegli imprenditori che in questi anni hanno rispettato le regole e hanno investito nella produzione e anche in qualità. Servono, insomma, norme chiare ed efficaci che
permettano alle imprese del settore di poter sviluppare in modo remunerativo la loro attività e di aprire una nuova importante fase di crescita per la zootecnia da latte del nostro
Paese».

Politi, nel ribadire l’importanza del documento unitario delle organizzazioni delle imprese ed dei sindacati dei lavoratori del settore, presentato a Firenze al commissario Ue all’Agricoltura
Mariann Fischer Boel, sottolinea, inoltre, che «bisogna partire dal presupposto che il modello agricolo europeo è, insieme, sostenibilità e competitività. La Pac oggi
risponde all’obiettivo sostenibilità, non a quello competitività. Accesso al credito, gestione dei rischi di mercato, regolazione dei mercati e organizzazione dell’offerta,
innovazione e capitale umano sono capitoli che devono entrare a pieno titolo nel futuro della Pac e nelle politiche nazionali».
Secondo il presidente della Cia, «l’aspetto più negativo che l’attuale Pac ha ereditato nel passato ed ha consolidato è la distribuzione degli aiuti. Il primo obiettivo a
breve dovrà essere, quindi, ridistribuivo. La distribuzione degli aiuti e dei benefici è iniqua ed insostenibile nel medio periodo. Iniqua perché, originata da un sistema
calcolato ad ettaro, concentra l’aiuto nelle mani di pochi. Insostenibile perché un diritto che si consolida nel tempo sulla base di una situazione pregressa (le scelte colturali che
originarono il titolo) e limitato solo a coloro che tali diritti hanno maturato anni prima, assomiglia troppo ad una situazione di rendita».

«Il problema non è, comunque, solo che cosa sarà la futura Pac, ma che cosa farà essa – rileva Politi- per contribuire alla crescita dell’Europa, come riuscirà
ad integrarsi con l’insieme delle politiche dell’Unione e che cosa faranno le politiche nazionali perchè in ciascuno Stato membro, con le proprie caratteristiche, possano realizzarsi
questi obiettivi».
In sostanza, occorre restituire alla Pac «i caratteri tipici delle politiche economiche: essa deve essere finalizzata alla creazione di un sistema di imprese moderne, competitive,
integrate nella filiera agroalimentare, diversificate. Accanto a ciò -conclude il presidente della Cia- bisognerà rafforzare i programmi per ridurre il gap infrastrutturale e di
servizi alle persone ed alle imprese che caratterizza molte aree rurali ed è una delle cause della loro marginalità nei processi di sviluppo».

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