Ue: la Pac non è sussidi ed egoismi

L’agricoltura europea non è solo assistenza, sussidi ed egoismo, è un’agricoltura moderna e competitiva che l’ultima riforma del 2003 ha reso ancora più efficiente e in
grado di soddisfare, sia in termini di sicurezza che di qualità, le esigenze di circa 500 milioni di consumatori e di fornire il suo concreto apporto ai paesi più poveri.
Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori replica accuse rivolte alla Politica agricola Ue ponendo l’esigenza di affrontare in maniera adeguata i gravi problemi posti dalla fame
nel mondo.

In questi ultimi anni e, soprattutto, dal 2003, il sostegno agricolo europeo è sceso di molto. Oggi -avverte la Cia- si spende meno e meglio per la Pac. Ulteriori riduzioni ci saranno
nei prossimi anni.
Oggi -evidenzia la Cia- i mercati internazionali sono sotto la pressione di speculazioni, mentre il forte uso di materie prime agricole per i biocarburanti accrescono i problemi della carenza
di cibo soprattutto nei paesi più poveri.
L’Europa agricola, però, non può da sola risolvere il problema della fame e della povertà nel mondo. Ci sono altre e pressanti questioni -sottolinea la Cia- che richiedono
risposte che possono contribuire a risolvere il dramma che vive più di un miliardo di persone nel Pianeta.
La soluzione dei problemi alimentari dei Paesi in via di sviluppo -rileva la Cia- richiede misure e politiche di sviluppo interno, sostenute chiaramente dai paesi sviluppati attraverso una
nuova forma di cooperazione.

E’ ormai condivisa la necessità di procedere -rimarca la Cia- verso l’ulteriore liberalizzazione degli scambi agricoli. I maggiori guadagni derivanti dai tagli ai sussidi ed alle tariffe
agricole in ambito Wto andranno alle nazioni sviluppate, ma specialmente ai paesi emergenti, grandi esportatori di prodotti agricoli. Il 70-85 per cento dei benefici potenziali, derivanti dalla
liberalizzazione agricola per i paesi in via di sviluppo, verranno dalla riforma delle loro proprie politiche agricole e commerciali
Sulla base dei recenti andamenti, il mercato agricolo mondiale -afferma la Cia- mostra chiaramente i segnali di un mutamento strutturale, cui non ha ancora fatto seguito l’individuazione di un
nuovo equilibrio tra domanda ed offerta. In questa fase, quindi, fattori contingenti come l’impatto di condizioni climatiche avverse, sprigionano un effetto altamente negativo. L’inasprimento
dell’intensità e della frequenza delle avversità naturali, causato dai mutamenti climatici in corso, ed in particolare la riduzione della disponibilità delle risorse
idriche, coinvolge direttamente l’agricoltura mondiale e le politiche agricole, chiamate a garantire nel tempo i livelli di produttività necessari da un lato a coprire la domanda e
dall’altra ad evitare imprevedibili impennate di prezzo dei prodotti agricoli.
Alle variazioni del mercato mondiale dell’agricoltura orientata all’alimentazione, il segnale di una vera rivoluzione strutturale è dato, però, dalla nuova destinazione d’uso
delle coltivazioni agricole alla produzione di biocarburanti.

La Fao ha dimostrato il legame tra aumento dei prezzi dei cereali e tendenziale riduzione del consumo pro-capite di cereali ad uso umano nei paesi in via di sviluppo; ciò significa una
ulteriore riduzione della disponibilità alimentare nelle aree di maggiore incremento demografico.
Gli Usa -segnala la Cia- sostengono che la causa dell’aumento dei prezzi interni delle derrate agricole e degli alimenti sia da ricercare nell’aumento dei prezzi dei mangimi per gli allevamenti
zootecnici da carne e da latte, provocati dalla destinazione del mais verso l’industria dell’etanolo (nel 2007 il 19 per cento del raccolto statunitense di mais è stato destinato a tale
uso). L’espansione della coltivazione del mais, a discapito di soia e cotone, ha determinato per queste ultime un aumento del prezzo di vendita dovuto alla riduzione dell’offerta.
Il problema, quindi, non è unicamente quello dell’agricoltura Ue e della sua struttura. E’ una questione planetaria -conclude la Cia- che deve coinvolgere tutti.

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