Guggenheim, Vercelli: il Presidente del Consiglio Provinciale Pietro Bondetti risponde alle critiche

Vercelli – «Fare cultura significa crescere, conoscere, educare, trasmettere valori, sotto questo aspetto la mostra ‘Peggy Guggenheim e l’immaginario surreale’ non è una
semplice raccolta di suggestive opere d’arte, ma un evento destinato a lasciare il segno a Vercelli, così come in tutto il territorio provinciale». Inizia in questo modo
l’intervento del Presidente del Consiglio Provinciale Pietro Bondetti che ha voluto rispondere ad alcune critiche apparse recentemente sui giornali circa i costi sostenuti dall’amministrazione
comunale vercellese nella realizzazione dell’evento.

Nello specifico spese su un ricevimento in Prefettura, sugli inviti e accessori. «Sono critiche inopportune e strumentali – commenta Bondetti – ci si sofferma su aspetti assolutamente
marginali per occultare ad arte i meriti di chi ha organizzato un evento a mio giudizio straordinario. Una mostra resa possibile dal mecenatismo del dottor Fossale e della sua Giunta che hanno
realizzato un sogno lungamente perseguito che fa di Vercelli una capitale non solo della risicoltura, ma anche, finalmente, dell’arte. Non possiamo cadere nell’errore di trascurare come questo
grande evento porti alla ribalta delle cronache internazionali Vercelli, valorizzando l’intero territorio vercellese e valsesiano».

Per Bondetti la collezione Peggy Guggenheim all’ex chiesa di San Marco è uno straordinario veicolo pubblicitario per tutte le eccellenze territoriali. «Posso serenamente
testimoniare come parecchi visitatori della mostra hanno colto l’occasione per recarsi anche in Valsesia e visitare il Sacro Monte di Varallo. Mi riferisco a un turismo che esce da un area
circoscritta e locale. Parlo di persone arrivate dal Belgio, dalla Svizzera, persino dalla Spagna».
Il Presidente del Consiglio provinciale chiosa in questo modo: «La cultura è l’espressione più alta dell’identità del nostro Paese. Promuoverla vale anche e
soprattutto qualche sforzo economico, magari anche qualche ricevimento. Ma alla fine i risultati si possono toccare con mano. L’ex chiesa di San Marco ad esempio grazie a questa mostra è
tornata a splendere di una luce vivida e ammaliante. Il vercellese e la valsesia, oltre a essere laboriosi e industriosi, sanno vivere nella concordia e sanno soprattutto che la loro grande
forza è collocata anche nella cultura».

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