Gubbio (PG), Frazione San Bartolomeo di Burano: l’ultimo dei carbonai

Gubbio (PG), Frazione San Bartolomeo di Burano: l’ultimo dei carbonai

22 Gennaio 2010 Gubbio (PG), Frazione San Bartolomeo di Burano: ecco l’ultimo dei carbonai.

Isabella Ciccarelli lo ha intervistato e ci racconta la sua storia. Oreste Angeloni fa ancora il carbone di legna ed un giovane lo aiuta nel lavoro. Speranzoso dice:-“Forse un giorno, anche
lui lo farà come lavoro”.

Isabella Ceccarelli 
Chi  faceva il carbonaio un tempo, lo faceva per mestiere vero e proprio, non solo per aggiungere un po di reddito in casa.
Infatti questo mestiere lo si sceglieva più per necessità economica che per tradizione familiare o per piacere.
Lavoro duro, tutto manuale, aiutato solo dalla forza di trasporto dei muli; solo negli anni 50, si assiste ad un sospiro di sollievo, con l’avvento dei trattori, che alleggeriscono un po’ 
il lavoro. Oreste Angeloni è uno degli ultimi Carbonai che restano e lavorano nel nostro territorio.
Oreste fa il carbonio da quando aveva 17 anni, ma fin da piccolo guardava e aiutava il babbo e i vecchi, è così che anche lui ha imparato quest’arte delicata e, all’epoca,
richiesta.    
Il taglio del bosco avveniva tutto manualmente, con l’accetta e la legna veniva trasportata a dorso d’asino e con il “cavallo” una sorta di cavalletto portato a spalla, che poteva contenere tra i
40 e i 50 chili di legna.
Questa era poi sistemata in una piazzola, posizionata in una parte comoda del bosco e abbastanza pianeggiante, veniva così sistemato il “cottino” la catasta di legna a forma di cupola che
andava poi ricoperta di terra e, così, bruciata in assenza di ossigeno.
Per fare questo tipo di carbone tradizionale, la tecnica è sempre la stessa,  vengono ancora usate le essenza più pregiate del bosco come il cerro, il faggio, il carpine e il
leccio. Un po’ per la loro resistenza e durata, un po’ anche per il loro aroma particolarmente adatto alle cotture, inoltre mantengono meglio il calore durante la cottura dei cibi.
Oreste ricorda che quando era giovane, vi erano molti ragazzi che aiutavano i più anziani nel lavoro, e spesso senza percepire un soldo; almeno quattro o cinque persone per volta
lavoravano nel taglio del bosco, nella preparazione della piazza e in quella del cottino.
Così, l’esperienza tramandata da generazioni, ha fatto sì che questi carbonai fossero ricercati anche fuori dal nostro comune e l’attività portasse un po di vantaggio
economico nelle tasche.
Infatti,  Oreste si ritrova a lavorare come carbonaio già all’età di venti anni in maremma, nel periodo invernale e in primavera in Abruzzo. “le condizioni di lavoro erano
pesanti e la sera si andava a letto stanchi.
La baracca dove si dormiva era fatta di legno, ricoperta di carta vetrata, mentre il letto era di legni e frasche, in mezzo ai letti, il fuoco per scaldarsi, mangiando polenta e fagioli con il
lardo”.
Sono ricordi di una vita dura, eppure Oreste non si è scoraggiato e ha continuato negli anni a fare ed essere un carbonaio, ancora oggi lo continua, tra i boschi e le macchie di casa sua,
un po’ per piacere, un po’ per non dimenticare.
Infatti, tra i lavori della campagna, continua a produrre il carbone.
“Oggi non se ne fa più un grande uso. Così, ne faccio poco, il necessario per me e la mia famiglia e qualche cosa da vendere un po’ in giro, ma poca cosa”, afferma Oreste.
Il carbone fatto in modo tradizionale non si cerca più.
È più veloce acquistare quello nei sacchetti già confezionato.
“Sì, ma chissà che cosa c’è dentro. Non è, poi, la stessa cosa. Oggi si fa solo una cotta all’anno, all’incirca tre o quattro quintali”.  
Oreste conserva ancora i vecchi strumenti, quelli con i quali continua il lavoro.
Prepara la piazza, con i passi misura il raggio e con un legno disegna il cerchio della carbonaia. “dieci passi è una bella carbonarola…”.
Dopo di che compone la legna, con maestria e pazienza, una cupola, con un foro in cima, il tutto viene ricoperto di terra, gettato il fuoco e ricoperto il foro con una lastra, in modo che tutto
bruci senza ossigeno. Oreste racconta che è molto bello vedere come brucia la carbonaia, il fumo infatti esce partendo dal basso per arrivare in cima, a questo punto si rimbocca e si arde
nuovamente, questa volta il fumo va nel senso opposto, fino a tornare in fondo. È un lavoro lungo e complicato che può anche durare alcuni giorni; ancora oggi bisogna seguire le
direttive della forestale, ma sono più pignoli rispetto ad un tempo.
Nella zona di Burano sono rimasti insieme a lui altri due o tre vecchi che continuano questo antico mestiere, ma Oreste si dice ottimista perchè da qualche tempo un giovane di 35 anni
della zona lo aiuta nel lavoro e segue Angeloni ogni volta che può dopo il lavoro: “lo fa per passione e per piacere, un po’ anche per non dimenticare questo lavoro che un tempo facevano
un po’ tutti. Forse un giorno, anche lui lo farà come lavoro”.
Se non altro, ci sarà qualcuno che continuerà a tramandare un antico sapere.
Isabella Ceccarelli.
 

Redazione newsfood.com
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