GLI SVIZZERI A Roma. Nella storia, nell'arte, nella cultura e nell'economia

È il filo conduttore del numero speciale della rivista di cultura Arte & Storia di Lugano, della casa editrice Ticino Management, dedicato al rapporto fra la Svizzera e la
città di Roma; un numero di 386 pagine con saggi dei maggiori specialisti della storia e della storia dell’arte a livello europeo, da Paolo Portoghesi dell’Università La Sapienza
di Roma a Mariusz Karpowicz dell’Università di Varsavia, da Mario Botta dell’Accademia di Architettura di Mendrisio a Cornelio Sommaruga, già Presidente del Comitato
Internazionale della Croce Rossa.

Il volume, che viene edito grazie al contributo del Canton Ticino Dipartimento educazion e cultura e spost, del Credit Suisse, dell’Assicurazione Helvetia, di Darwin Arlain e dei Comuni di
Lugano, Chiasso, Bissone, Coldrerio e altri comuni del Canton Ticino, nasce sotto il patrocinio della Presidente della Confederazione Svizzera Micheline Calmy-Rey e del Comune di Roma, oltre
all’Università della Svizzera Italiana, e porta una prefazione dell’Ambasciatore di Svizzera a Roma Bruno Spinner e del Sindaco di Roma Walter Veltroni.
Allegato al volume un DVD della RTSI (Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana) che è partner del progetto, con due filmati uno su Francesco Borromini, del regista Werner Weick, e
uno su Domenico Fontana, del regista Adriano Kestenholz.
La pubblicazione, che vuole essere un contributo a una conoscenza più approfondita dei rapporti italo-svizzeri, sarà presentata nella sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma
il 14 novembre dalle ore 17.00 alle ore 20.00, alla presenza del Vice Sindaco di Roma Mariapia Garavaglia e dell’Ambasciatore di Svizzera a Roma Bruno Spinner, oltre ad alcuni sindaci delle
cittadine del Canton Ticino, luogo di provenienza dei maggiori artisti svizzeri presenti a Roma dal Cinquecento in avanti.

Palazzo del Campidoglio, Sala della Protomoteca
Mercoledì 14 novembre 2007, ore 17.oo
Programma della manifestazione:
Indirizzi di saluto
Mariapia Garavaglia, Vice Sindaco di Roma
Bruno Spinner, Ambasciatore di Svizzera a Roma

Interventi:
Paolo Portoghesi, Docente Università La Sapienza, Roma
Parlerà sugli architetti ticinesi a Roma con particolare riferimento a Francesco Borromini

Claudio Strinati, Sovrintendente Polo museale romano
Parlerà sui pittori svizzeri a Roma

Andrea Spiriti, Docente Università degli studi dell’Insubria
Parlerà sugli scultori ticinesi a Roma

Angela Cipriani, Archivio storico Accademia nazionale di San Luca
Parlerà sulla presenza dei ticinesi nell’Accademia di San Luca

Nicoletta Marconi, Docente Università Tor Vergata, Roma
Parerà sulla Fabbrica di San Pietro con particolare riferimento a Carlo Maderno

Renata Broggini, ricercatrice, Locarno
Parlerà sul ruolo degli svizzeri nell’economia della città di Roma nell’Otto-Novecento

Moderatore: Giorgio Mollisi, Direttore Arte & Storia di Lugano

I rapporti fra la Svizzera e la città di Roma risalgono a cinquecento anni fa, con la storica presenza nella città eterna delle Guardie svizzere a difesa dei Pontefici.
Il rapporto fra il Canton Ticino e Roma è ancora più stretto e data alla fine del Cinquecento con Domenico Fontana, nativo di Melide (1543-1607), architetto di Sisto V, che ha
dato il volto urbanistico alla città, volto riscontrabile ancor oggi. Peraltro quest’anno ricorre il quattrocentesimo della sua morte. Noto per aver trasportato l’obelisco in San Pietro,
il Fontana è l’artefice di alcuni interventi in San Pietro, in San Giovanni in Laterano, della cappella sistina in Santa Maria Maggiore, e progettista, tra l’altro, dei palazzi papali in
Vaticano, della villa Peretti, del palazzo del Laterano, di parte del palazzo del Quirinale.
Suo continuatore fu l’architetto Carlo Maderno (1556-1629), nativo di Capolago, suo parente, che è famoso per aver progettato la facciata di San Pietro, ma anche quella di Santa Susanna.
Progettò la chiesa di Santa Maria della Vittoria, Sant’Andrea della Valle, la cupola di San Giovanni dei Fiorentini e, tra i palazzi, Palazzo Barberini, Palazzo del Quirinale e il
palazzo papale di Castel Gandolfo.
Il terzo architetto ticinese più famoso a Roma fu Francesco Borromini, di Bissone (1599-1667), assistente del Maderno e collaboratore del Bernini, artefice della costruzione di chiese
come San Carlino alle Quattro Fontane, Sant’Ivo alla Sapienza, Sant’Andrea delle Fratte, San Giovanni in Laterano (rinnovo dell’interno), Sant’Agnese in Agone (nella splendida Piazza Navona) e
il collegio di Propaganda Fide. Ultimamente è stato rivalutato anche il suo ruolo nella progettazione del baldacchino in San Pietro a fianco di Gianlorenzo Bernini.
Anche Matteo Castello, assistente del Maderno, nato a Melilde (1560 – 1632) fu grande artista a Roma per aver lavorato in Sant’Andrea della Valle, in San Giovanni dei Fiorentini, in Santa Maria
Maggiore e alla villa Aldobrandini di Frascati ma, una volta partito da Roma, divenne il primo architetto del re di Polonia, per il quale progettò castelli, palazzi e chiese, portando
nelle maggiori città polacche gli stilemi romani di Carlo Maderno.
Carlo Fontana di Rancate (1638-1714), Principe dell’Accademia di San Luca dal 1694 al 1699, allievo di Bernini e autore di numerose chiese e palazzi come San Marcello al Corso o Palazzo
Ludovisi oggi palazzo Montecitorio.
Anche nella scultura i ticinesi si distinsero nella città eterna, soprattutto con Stefano Maderno (1576-1636), nato a Palestrina ma sicuramente figlio di un ticinese, noto, tra l’altro,
per la Santa Cecilia nella chiesa di Santa Cecilia in Trastevere; o Ercole Antonio Raggi di Morcote (1624-1686), braccio destro di Bernini, che lavorò, ad esempio, alla Fontana dei Fiumi
in Piazza Navona oltre che alle sculture del Ponte di castel S. Angelo e nella chiesa di Sant’Agnese in Agone del Borromini.
Interessante, inoltre, la figura di un altro scultore ticinese proveniente da Chiasso, Baldassare Fontana, allievo di Bernini e ambasciatore del barocco berniniano nel mondo, soprattutto a nord
delle Alpi come in Moravia e in Polonia.
E nella pittura, due artisti provenienti dal Canton Ticino come Giovanni Serodine di Ascona (1594/1600-1630) e Pier Francesco Mola di Coldrerio (1612-1666), sono fra i maggiori pittori del
Seicento romano.
La presenza svizzera e ticinese a Roma continua anche nel Settecento, nell’Ottocento e nel Novecento con personaggi del calibro della grigionese Angelica Kauffman (1741-1807), amica di Goethe e
Canova, ritrattista di cardinali, principi e re, moglie del pittore Antonio Zucchi, sepolta a Roma nella chiesa di Sant’Andrea alle Fratte (quest’anno ricorre il duecentesimo della sua morte);
con il pittore Arnold Böcklin (Basilea 1827- Fiesole 1901), autore dell’Isola dei morti, o con l’architetto di Lugano Otto Maraini, autore a
Roma della villa oggi sede dell’Istituto svizzero per la cultura e di cui rimane in Ticino una copia a Lugano-Castagnola.
Ma gli Svizzeri a Roma furono anche abili imprenditori, con Emilio Maraini di Lugano, che impiantò i primi zuccherifici a Rieti, ma soprattutto nel settore dell’hotelleria, già
nell”800 con la famiglia Hassler, e poi con i Bucher e i Wirth, questi ultimi proprietari ancor oggi dell’albergo Hassler a Trinità dei Monti e dell’Hotel Victoria nei pressi di via
Veneto.

Se Roma è quindi stata nel corso della storia terra di accoglienza degli emigranti svizzeri, rappresentati da artisti e imprenditori, la Svizzera a sua volta ha saputo accogliere nel
periodo fra le due guerre numerosi fuoriusciti italiani in generale e romani in particolare. Il capitolo sugli esuli e profughi nel periodo fascista chiude così la storia fra Roma e la
Svizzera di questo numero speciale della rivista Arte & Storia che in conclusione presenta due fra le maggiori istituzioni culturali ancor oggi presenti nella capitale italiana: L’Istituto
Svizzero di Roma, di via Ludovisi, e la Scuola Svizzera.

Con il presente numero di Arte & Storia, la casa editrice Ticino Management di Lugano prosegue nel solco di una tradizione già inaugurata con i numeri dedicati a Genova (n°20), a
Milano (n°22) e Napoli (n° 29), con lo scopo di mettere in luce le importanti relazioni che tante città italiane hanno avuto con la storia nazionale elvetica. Un’operazione che,
oltre ad avere motivazioni culturali, rappresenta un messaggio a favore della comprensione reciproca tra popoli, che la storia, con la sua autorevolezza e la sua obiettività, permette di
far passare meglio di tanti appelli teorici.
Offrire un piccolo contributo alla diffusione della consapevolezza degli elementi di comunanza culturale non può essere che un vantaggio per una migliore comprensione reciproca.

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