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Giustizia penale e tecnologie: l'Europa non è 'unione'

By Redazione

Si svolgerà a Bologna, presso la Facoltà di Scienze Politiche, il 12 e 13 ottobre, la conferenza su “Information and communication technology for the public prosecutor’s office”
promossa dall’Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari (Irsig) del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna. Il convegno vuole fare il punto sul ruolo e sullo sviluppo delle tecnologie
in ambito penale, a conclusione di un progetto di ricerca coordinato dall’Irsig-Cnr, sull’applicazione nei sistemi giudiziari europei delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione
(Ict) per potenziare il livello di contrasto e migliorare l’efficienza operativa.

“In tutta Europa, polizia, uffici di procura, tribunali e sistemi penitenziari sono sottoposti ad un numero crescente di sfide alle quali è sempre più difficile trovare risposte
adeguate”, spiega Giuseppe Di Federico, direttore dell’Irsig-Cnr. “Le minacce alla sicurezza e alla convivenza civile portate da terrorismo, criminalità organizzata,
microcriminalità, reati finanziari, devono essere affrontate in una fase in cui le risorse pubbliche destinate al comparto non possono aumentare in modo rilevante”.
La ricerca, finanziata dalla Commissione Europea e che ha coinvolto istituzioni in Olanda, Inghilterra e Finlandia, “ha messo in luce come ciascun sistema giudiziario stia sviluppando
applicativi e sistemi di interscambio dati in modo indipendente”, spiega Francesco Contini, ricercatore dell’Irsig-Cnr. “Non si sfruttano le conoscenze maturate negli altri paesi europei che
hanno raggiunto i risultati migliori, non si riutilizzano gli applicativi già esistenti e, soprattutto, non si stanno creando le basi tecnologiche indispensabili per garantire un
interscambio informativo fluido tra le diverse agenzie”.
“Lo scambio di informazioni investigative e giudiziarie tra le autorità dei diversi paesi resta molto limitato e non sistematico”, conferma Marco Fabri, dell’Irsig-Cnr. “Ad oggi esistono
solo alcuni progetti pilota di condivisione di informazioni come ad esempio le cosiddette fedine penali”.
La questione è organizzativa e istituzionale. “Lo scambio di dati investigativi richiede rapporti di fiducia tra i diversi sistemi giudiziari, prerequisiti istituzionali che sono ancora
da costruire o da rinforzare”, sostiene Di Federico.

Per quanto riguarda il caso italiano, dalla ricerca emerge una situazione molto differenziata. “A fronte di sistemi ministeriali obsoleti, vi sono esperienze di grande interesse, a livello
locale”, aggiunge Davide Carnevali, dell’Irsig-Cnr. “Nella Procura di Lecce le tecnologie informatiche permettono di aumentare la condivisione delle informazioni e quindi migliorare il
coordinamento tra i Pubblici Ministeri e rendere più efficaci le indagini, soprattutto nel settore della criminalità organizzata”. “L’impiego di tecnologie di analisi linguistica
e comprensione semantica (Semantic Intelligence) da parte della Procura di Torino”, conclude Fabri, “dimostra invece come questi sistemi possano dare un contributo investigativo decisivo nei
casi in cui debbano essere analizzate grandi quantità di informazioni non strutturate ed eterogenee. Senza queste tecnologie, sarebbe stato impossibile condurre in tempi accettabili
alcune tra le più importanti indagini concluse da questa Procura”.
Alla conferenza parteciperanno esponenti UE, pubblici ministeri provenienti da Libano, Egitto, Marocco e Giordania, rappresentanti dell’Onu (UNDP e UNODC), di Europol, di Eurojust e di
Eurojustice. Per l’Italia, saranno presenti, tra l’altro, Bruno Tinti, procuratore aggiunto di Torino, e l’on. Giuseppe Gargani, presidente della Commissione affari legali del Parlamento
Europeo.

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