Giustizia: Coldiretti, al salone falso Made in Italy per 50 mld

Giustizia: Coldiretti, al salone falso Made in Italy per 50 mld

La grave ingiustizia del falso Made in Italy alimentare che vale nel mondo 50 miliardi di euro è esposta per la prima volta al Salone della Giustizia di Rimini dove è possibile
trovare paste, formaggi, salumi, olii e vini “taroccati” spacciati come italiani all’estero senza avere nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. L’iniziativa è della
Coldiretti allo stand B8 del Padiglione D3 Sicurezza, per richiamare l’attenzione sulla proliferazione dei prodotti alimentari taroccati all’estero dove le esportazioni di prodotti
agroalimentari Made in Italy potrebbero quadruplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine.

Per ogni prodotto di vero Made in Italy esportato – denuncia la Coldiretti – c’è ne sono tre falsi per effetto dell’agropirateria internazionale all’estero dove si utilizzano nomi,
immagini, colori e bandiere del belpaese per prodotti che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale.

Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di
tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili. E’ il caso – spiega la Coldiretti – dei formaggi tipici dove il Parmesan è la punta dell’iceberg diffuso in tutto il mondo, dagli
Usa all’Australia, ma ci sono anche il Romano, l’Asiago e il Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Tuscan moon californiano, asiago e pomodori San Marzano “spacciati”
come italiani. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere “taroccati” come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada.

La lista è lunga – precisa la Coldiretti – anche per i salumi con la presenza sulle tavole del mercato globale di falsi salami Toscano, Milano e addirittura di soppressata calabrese
tutelata dall’Unione Europea come prodotto a denominazione di origine. E non mancano casi di imitazione tra i prodotti simbolo della dieta mediterranea come il Pompeian olive oil che non ha
nulla a che fare con i famosi scavi, ma è prodotto nel Maryland, o quello Romulo dalla Spagna con la raffigurazione in etichetta di una lupa che allatta Romolo e Remo. Non sfugge al
tarocco neanche il vino della Valpolicella, realizzabile a casa in 28 giorni grazie ad un “wine kit” proveniente dal Canada.

 

I Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove – denuncia la Coldiretti – appena il 2 per cento dei consumi di formaggio di tipo italiano
sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin,
New York o California. Ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di
comprometterne la crescita, con messaggi fuorvianti come nel caso del pecorino con in etichetta l’immagine della mucca scovato dalla Coldiretti.

 

Se sul piano internazionale l’agropirateria secondo la Coldiretti va combattuta cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto, è anche necessario fare chiarezza a livello
nazionale ed europeo dove occorre estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti alimentari.

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