Giorno della memoria, Berlusconi: le leggi razziali sono ancora una ferita profonda per la società italiana

 

Il discorso del Premier Berlusconi in occasione della sessantaquattresima Giornata della Memoria.
“Il 27 gennaio si celebra in tutta Italia il “Giorno della Memoria”. In questo giorno, 64 anni or sono, furono abbattuti i cancelli di Auschwitz. Questa data e quel
luogo sono il paradigma dello sterminio di un popolo che ha segnato per sempre la storia dell’umanità.

Non lo dimenticheremo mai. Per questo nutriremo il ricordo della Shoah con celebrazioni e iniziative rivolte in modo particolare ai giovani, affinché sappiano a quale punto di
aberrazione può arrivare l’odio dell’uomo contro l’uomo. Non solo. Il Governo invita gli insegnanti e gli studenti a fare tesoro di questa ricorrenza in tutte
le scuole, perché il “Giorno della Memoria” insegni a tutti, una volta di più, il valore della pace e della convivenza pacifica tra i popoli.

Lo scorso autunno abbiamo ricordato, a settanta anni di distanza, una delle pagine più buie della storia del nostro Paese: l’emanazione delle leggi antiebraiche. Nel
settembre del 1938 studenti e insegnanti furono bruscamente allontanati dalle scuole e dalle università, ed il 17 novembre, con decreto legge, fu vietato agli ebrei di contrarre
matrimoni misti, di possedere aziende, terreni, fabbricati, di prestare servizio nelle pubbliche amministrazioni e nelle forze armate. Nei mesi successivi gli ebrei furono cancellati
dagli albi professionali, fu loro vietato il commercio, l’accesso negli uffici pubblici, la partecipazione alla vita politica ed alla vita sociale, fu sospesa la pubblicazione di
tutta la stampa ebraica, fu vietato suonare le loro musiche, rappresentare le loro opere teatrali, proiettare i loro film; anche i nomi delle strade a loro intitolate furono cambiati.

Si voleva cancellare tutto quanto attestasse la loro presenza nella vita nazionale ed il loro contributo doveva sparire in ogni sua manifestazione.

Fu spezzato così un profondo e secolare legame tra i cittadini italiani ebrei ed il loro Paese, l’Italia, alla cui storia avevano contribuito con il lavoro illuminato di
intellettuali, scienziati, artisti, ma anche con l’apporto di cittadini comuni.

Come non ricordare ancora l’ampia partecipazione degli ebrei alle lotte risorgimentali, il loro contributo alla costruzione dell’Italia unita, alla formazione della
coscienza nazionale ed alla difesa della Patria nella Grande Guerra!

Le leggi antiebraiche sono ancora avvertite come una ferita profonda, inferta non solo alla comunità ebraica, ma alla intera società italiana, che perse improvvisamente
una parte importante della propria storia.

Migliaia di nostri concittadini, colti dallo sgomento e dall’incredulità, furono immotivatamente emarginati e privati della propria identità, dichiarati “non
Italiani”.

Purtroppo sappiamo come le tragiche conseguenze di queste leggi incivili e disumane abbiano portato a quella che i nazisti, nel loro sciagurato progetto, chiamavano “soluzione
finale del problema ebraico”.

Gli ebrei scampati allo sterminio, sconvolti fisicamente, moralmente ed economicamente, rimarginando le incommensurabili fratture createsi nella società italiana, non hanno poi
esitato a dare il loro contributo per la costruzione comune della nuova Italia repubblicana, anche attraverso la partecipazione alla Resistenza ed alla nascita della Costituzione.

La determinazione a sanare quella ferita aperta nel 1938 ha fortemente contribuito ad ispirare l’Assemblea costituente nella scrittura della nostra Carta fondamentale, con la
quale sono state delineate le basi di una democrazia che non consente che siano mai più violati i diritti e la dignità di ogni cittadino.

I principi costituzionali di uguaglianza e di libertà di pensiero e di religione mantengano viva, sempre, la coscienza di quale debba essere la nostra strada”.

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