Gavi DOCG, il vino dei potenti guarda ad Oriente

Gavi DOCG, il vino dei potenti guarda ad Oriente

Difficoltà in patria, successo all’estero: Il Gavi DOCG testimonia chiaramente la nuova via del vino italiano.

L’occasione per fare il punto, il recente “Di Gavi in Gavi”, con il Consorzio che ha riunito 11 comuni e verificato quantità e qualità. Da un lato, ecco allora una vendemmia di
buon livello, ma un fatturato (in crescita del 10%) che per il 70% sarà diretto ai nuovi mercati orientali.

Continua infatti la crisi dei mercati tradizionali. In Italia si beve sempre meno, minimi storici dall’Unità d’Italia, con solo 22,6 milioni di ettolitri

. Negli Stati Uniti, le importazioni di vino europeo sono calate del 6%, nonostante il recente sorpasso delle etichette italiane rispetto a quelle francesi, seppur a crescita ridotta (da
+10,7% a inizio 2013 a +1,9 a metà anno).

Allora, diventa quasi obbligatorio puntare verso “Russia, Ucraina e Far East” come spiega Francesco Bergaglio, Direttore del Consorzio Tutela del Gavi. I nuovi consumatori gradiscono
l’etichetta, ed il Gavi è favorito dai buoni risultati della vendemmia. Così Gianluca Scaglione, enologo della Tenuta Magda Pedrini: “Mediamente sono attesi circa 85 qli/ha,
quindi al di sotto di quanto previsto dal disciplinare, a vantaggio della qualità delle uve. Al momento il decorso stagionale è stato perfetto”; perciò, Bergaglio sostiene
come “Date le premesse, le probabilità che la vendemmia delle uve Cortese provenienti dal territorio di Gavi sia ottima, in linea con le ultime annate, sono alte”.

E, secondo Coldiretti, la tendenza rimarrà anche per le vendemmia dei prossimi anni: vino di buon livello, ma quasi tutto destinato all’estero.

Matteo Clerici

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