Frutta a scuola, “Interferenza delle istituzioni con la famiglia”
6 Ottobre 2012
Con l’inizio dell’anno scolastico, diversi istituti cercano d’incentivare il consumo di frutta e verdura tra gli alunni. Allora, ecco metodi speciali come pasti mensa mirati e merende ad hoc.
Nonostante l’opinione pubblica generalmente favorevole, non mancano i contrari: tra loro, il dottor Italo Farnetani, pediatra di Milano.
Il pensiero del dottor Farnetani è semplice: “E’ un obiettivo sacrosanto, ma perseguito in modo errato”.
Per cominciare, vi è un problema etico: l’alimentazione dei bambini è uno dei compiti tradizionali della famiglia, e l’azione dello Stato può essere così percepita
come un’interferenza indebita.
Inoltre, il peso dell’abitudine: i bambini non consumano normalmente frutta al mattino. Perciò, servirla in tale orario è per loro innaturale. Come spiega una ricerca dello stesso
Farnetani, i bambini amano snack salati: perciò, imporgli frutta e verdura “Finirà per creare degli adulti che odiano la frutta”.
Così, il medico milanese propone il suo sistema. L’avvicinamento dei bambini alla frutta deve avvenire in maniera familiare (“Mangia la frutta se è abituato a mangiarne a casa”) e
sfruttando i prodotti locali: “In Veneto piacciono i kiwi, in Val di Non le mele, in Sicilia gli agrumi. La chiave giusta non è imporre qualcosa, ma insegnare a scegliere il gusto”.
Quando poi si parla di adolescenti, si deve sfruttare il loro desiderio di restare magri. Più chiaramente, il pediatra pensa ai distributori nei corridoi della scuola, da rifornire con
snack a base di frutta. Il loro punto forte, la loro composizione salubre e (soprattutto) i bassi livelli di calorie.
Matteo Clerici
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