Friuli Venezia Giulia: Inaccettabile la privatizzazione dell’acqua!
5 Novembre 2009
Trieste – Non si ferma la corsa alla privatizzazione dell’acqua, che in questi giorni è in discussione al Senato, tra le menzogne del Governo e un’abile campagna di disinformazione
per lasciare i cittadini all’oscuro di tutto. Il Friuli Venezia Giulia dev’essere in prima fila per bloccare questa minaccia che rischia di avere conseguenze gravissime.
La netta presa di posizione è del consigliere regionale del PD Paolo Menis, che denuncia il silenzio del mondo politico sull’argomento. “È inaccettabile che giornali e televisioni
siano pieni di false emergenze, strumentalizzate solo per lasciare i cittadini all’oscuro della rivoluzione silenziosa che sta interessando un bene fondamentale come quello delle risorse idriche
del nostro Paese. Se non agiamo immediatamente rischiamo di trovarci impotenti davanti all’ennesimo furto a danno dei cittadini. Ma Regioni e Comuni si stanno ribellando, auspico accada quando
già successo per il nucleare, con ben 15 Regioni che si sono schierate contro il Governo”.
“L’articolo che riguarda la privatizzazione dell’acqua è stato ovviamente aggiunto all’ultimo – sottolinea Menis – e più volte si leggono, nelle relazioni che hanno accompagnato
l’adozione del decreto, artificiosi riferimenti alla necessità di un adeguamento alla normativa europea circa la disciplina di settore. Niente di più falso, l’Unione europea non ci
obbliga a privatizzare l’acqua, anzi è essa stessa che, in una risoluzione del marzo di quest’anno (ma ne esiste anche un’altra con analoghi contenuti datata qualche anno fa) che afferma
che la distribuzione di acqua è estremamente disuguale, mentre dovrebbe essere un diritto fondamentale e universale e che il livello locale è il più pertinente per definire e
gestire la materia. Poche righe più sotto dichiara che l’acqua va proclamata un bene pubblico e dovrebbe essere posta sotto controllo pubblico”.
“Insomma l’acqua è un diritto di tutti i cittadini e il modo migliore per gestirla è quello che deriva dalle scelte responsabili del livello locale. Poi, sicuramente influiscono i
problemi di efficacia ed efficienza per cui ci deve essere una certa massa critica di rete per ottimizzare il servizio, ma sono convinto – sostiene Menis – che la strada maestra sia solo quella
delle aziende pubbliche, o a maggioranza pubblica. Allora perché gli attuali ATO (ambiti territoriali ottimali) non vanno più bene? Forse considerando che la nostra regione, in
popolazione, equivale a un quartiere di Milano, si può capire che potrebbe bastare un solo ATO regionale capace di tener testa alle grandi aziende del settore o alle multinazionali. Ma
quella è la soluzione, o forse ci sono interessi delle multinazionali, sostenuti trasversalmente dalle forze politiche, che vogliono mettere fine a questo diritto come già hanno
iniziato a fare in alcune zone del nostro Paese”.
“Per fortuna alcune regioni si stanno attivando e la Puglia, tanto per citare un esempio, ha già avanzato la pretesa di considerare l’acqua dei suoi cittadini non assoggettabile ai
meccanismi di mercato, assumendo peraltro l’iniziativa di impugnare l’articolo 15 del decreto governativo presso la Corte costituzionale, in quanto lesivo dell’autonomia regionale. Analogamente
in Sicilia è stata presentata una legge regionale per far tornare pubblico il servizio idrico e diversi comuni in tutta la penisola, da nord a sud, stanno lanciando petizioni a difesa del
patrimonio idrico del proprio territorio, inserendo specifiche disposizioni per la salvaguardia dell’acqua come bene pubblico”.
“Urge una mobilitazione sul territorio che supporti quella che già molti enti scientifici e associazioni di volontariato hanno attivato. Da parte mia – conclude Menis – proporrò una
mozione perché l’acqua venga dichiarata bene privo di rilevanza economica e possa quindi essere sottratta alla disciplina normativa di un’eventuale conversione in legge del decreto”.




