Francia: nuovo dibattito sullo statuto del feto

By Redazione

Il 6 febbraio, la Corte di cassazione ha pubblicato una sentenza che da’ la possibilità di dichiarare allo stato civile un feto nato morto a prescindere dal suo sviluppo, immediate le
reazioni dei due fronti contrapposti, da un lato, i cattolici tradizionalisti e le associazioni antiabortiste plaudono al riconoscimento della «umanità del feto».

Dall’altro, ci sono i difensori del diritto d’aborto e più in generale dei diritti delle donne, secondo cui: «si apre una breccia, si scivola nella follia».

In pratica, la Corte di cassazione ha deciso d’ignorare la soglia delle 22 settimane d’amenorrea che finora faceva da spartiacque.
All’origine della sentenza ci sono tre coppie di genitori confrontate con feti nati morti in un arco di 18 e 21 settimane, che pesavano dai 155 ai 400 grammi. Nel periodo 1996-2001, i tre si
sono visti rifiutare la registrazione delle «nascite» allo stato civile perché la legge riconosce questa possibilità solo ai feti di più di 22 settimane. Ma una
circolare del 30 novembre 2001 precisava quali debbano essere le condizioni da rispettare perché una coppia possa fare richiesta d’iscrizione allo stato civile. Il testo faceva
riferimento a possibili traumi per una gravidanza non andata a buon fine ed elencava certe situazioni, in pratica tenendo conto della vivibilità di alcuni grandi prematuri che oggi
possono essere salvati. E qui entra in scena la giustizia che sfocia nella sentenza di questi giorni. Eliminando qualsiasi termine alla gestazione, essa apre le porte a chi sogna la
consacrazione dell’embrione.

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