Fiori da mangiare

Fiori da mangiare

I fiori non si coltivano solo per il piacere degli occhi o la decorazione dei giardini, ma anche per il riempimento dello stomaco.

Girasoli, margherite, calendule e colleghi possono diventare ottimi compagni della tavola, gustosi e saporiti. A testimoniarlo, il recente successo de “E’ ora di piantarla”, manifestazione
floreal-alimentare del vivaio storico Paolo Borgioli di Firenze. L’iniziativa, giunta alla nona edizione, ha infatti richiamato migliaia di curiosi, desiderosi di imparare come mettere “Il
giardino in pentola”.

Per gli esperti, i fiori da mangiare suscitano interesse perché toccano temi molto sentiti. In primis, il risparmio, perché basta avere un terrazzo per coltivare fiori da tavola e
spender meno per le pietanze, manche la lotta agli sprechi e la ricerca di uno stile di vita ecosostenibile.

Tuttavia, va ricordato come l’utilizzo dei fiori a tavola sia antico.

Già nel “De re coquinaria”, scritto dal gourmet romano Apicio, sono presenti piatti a base di petali di rosa o fiori di maggiorana.

Nel Medioevo, la tavola del Sacro Romano Imperatore Carlo Magno riceveva vino con fiori di Garofano. Più tardi, Virginia di Arcetri, figlia di Galileo Galilei, preparava marmellate ai
fiori di rosmarino e la corte reale d’Inghilterra offriva ad Elisabetta I macedonia di primule.

Gli amanti dei ricettari possono poi buttare un occhio su “Del cibo pitagorico, ovvero erbaceo”, scritto nel 700 da Vincenzo Corrado, che sosteneva: “”Con i fiori di sambuco, mescolati con
uova, e cacio se ne fanno ottime frittate. Mescolati con uova, e ricotta se ne fanno frittelle”.

Uscendo fuori dall’Europa, troviamo numerose tracce di “florivori” in Oriente. I giapponesi, ad esempio, consumano abitualmente insalate di petali di crisantemi o di magnolie.

Ma questa è storia. Chi nel presente vuole mangiar fiori farebbe bene a seguire i suggerimenti degli esperti.

Per cominciare vanno scelti quelli adatti. Ovvero, quelli coltivati (presenti sul mercato alimentare) o, se si predilige il selvatico, quelli sicuri. Vanno perciò evitati quelli vicini a
fonti d’inquinamento.

Inoltre, al centro della ricetta deve esserci il buono, non il colore. Spiega Gionata Rossi, chef di “Ossi di Seppia” a Firenze: “Non avrebbe senso metterli nel piatto solo per estetica. Nel
piatto si mettono gli ingredienti che hanno un valore per il gusto. Usarli solo per abbellire denota poca fantasia e li mortifica”. Filosofia concretizzata da preparazioni come pure con
crisantemi nani, dolce di petali di lavanda o pesce con contorno di petali di rose.

Va infine ricordato come la natura non è un limite ma un vantaggio: le stagioni ed i suoi prodotti vanno sfruttati al massimo. Per usare le parole di Enrico Crippa del “Piazza Duomo” di
Alba: “Il bello di ogni pianta aromatica o verdura è che ciascuno ha un periodo di fioritura e i fiori sono un piccolo concentrato del profumo e del sapore della pianta che
nascerà”. Crippa si concentra così sui fiori, come quelli di rosmarino, pomodoro, piselli, prezzemolo e melanzana.

Ad ogni stagione e ad ogni piatto il suo fiore: buona fortuna a tutti i cuochi col pollice verde.

Matteo Clerici

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