Ferrero su relazione comitato Schengen: «avevo ragione»
24 Febbraio 2008
‘Il comitato Schengen ha fatto una relazione che invito tutti i leggere perché e’ la fotocopia di ciò che io vado dicendo da venti mesi’: così il ministro della
solidarietà sociale, Paolo Ferrero, commenta il documento conclusivo dell’indagine su immigrazione e integrazione effettuata dal Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione
dell’accordo di Schengen.
Il ministro spiega il suo pensiero: ‘la relazione dice che bisogna trovare metodi di ingresso legale in Italia, che bisogna spendersi sulle politiche di integrazione e sui minori non
accompagnati, sulle donne vittime di tratta e sull’insegnamento della lingua’. ‘In parte, a queste critiche c’e’ una risposta nell’uso del fondo sull’integrazione dei migranti, che
inizierà ad essere speso concretamente, quello del 2007, entro l’estate, mentre quello del 2008 che e’ di 100 milioni di euro e per il quale ho già firmato il decreto, sarà
speso a partire da ottobre-novembre prossimi. Quindi, gli effetti positivi su riduzione dei ghetti, insegnamento della lingua, uscita delle donne dalla tratta, e così via cominceranno a
vedersi dall’estate 2008′.
Insomma, secondo Ferrero ‘le cose impostate risponderanno a una parte di queste critiche; l’altra parte di risposta avrebbe dovuto essere la modifica della legge Bossi-Fini, che non ci
sarà, anche se assolutamente necessaria’. Infine, c’e’ una ‘terza risposta’ che Ferrero ritiene vada data al Comitato, ed e’ quella di chiedere al governo Prodi di fare, visto che non si
e’ potuto approvare un altro decreto flussi, un provvedimento di regolarizzazione degli immigrati che lavorano nel nostro Paese.
Questo si può fare con un decreto legge, che non ha bisogno di essere convertito dal Parlamento’. Quanto al numero di persone da regolarizzare, secondo Ferrero ‘e’ il datore di lavoro
che deve regolarizzare il dipendente clandestino, e quindi il numero sarà definito da quanti sono effettivamente. Dunque non una sanatoria, dove chiunque può chiedere di essere
regolarizzato, ma un provvedimento che riguarda solo chi già lavora da noi. La distanza fra le domande del decreto flussi e i numeri sono di alcune centinaia di migliaia, immagino che
stiamo su queste cifre’





