Ferrero (FI): «perchè il Direttore del CTO si fa l'addetto stampa personale?»

Torino – «Mentre tutti i servizi sanitari sono oggetto di tagli, con la riduzione di organico che pesa sulle prestazioni rese ai cittadini, il direttore del Cto sente l’impellente
necessità di dotarsi di un addetto stampa, spendendo 30mila euro all’anno», così Caterina Ferrero, consigliere regionale di Forza Italia, spiega il motivo di una propria
interrogazione indirizzata alla Giunta Bresso, dopo la pubblicazione sul bollettino del 27 dicembre scorso del bando per il conferimento di un incarico professionale da addetto stampa all’Aso
Cto-Crf-Maria Adelaide di Torino.

«Qui non si tratta di coprire una esigenza informativa dei cittadini – dice Ferrero – che viene svolta dagli uffici relazioni con il pubblico. In questo caso è ben chiaro che il
direttore del Cto cerca una persona di fiducia che, con la modica spesa di 2.300 euro al mese più Iva e oneri sociali, possa contattare a suo nome i giornalisti per presentarne al meglio
l’attività. Il dottor Andrion avrà mica deciso di presentarsi alle prossime elezioni? Non si spiegherebbe altrimenti la cura personale della propria immagine da parte di un
esperto giornalista, iscritto all’Albo, che dovrà essere disponibile in sede tre giorni alla settimana, e in qualunque momento via web, per assicurare «continuità e
tempestività», così dice il bando, alle urgenze informative del signor direttore».

Nel bando si precisa che, accertata la presenza dei requisiti richiesti, ovvero laurea e iscrizione all’albo dei giornalisti, l’incarico verrà conferito a seguito di colloquio con il
direttore generale, senza alcuna graduatoria o assegnazione di punteggi, trattandosi di incarico che «riveste natura eminentemente fiduciaria».
«Insomma – continua Ferrero – il dottor Andrion avrà il suo portavoce personale, proprio come la presidente Bresso e il sindaco Chiamparino. Mi chiedo se tutto ciò abbia un
senso e vorrei sapere, con la mia interrogazione, se lo stesso metodo viene praticato dagli altri direttori generali di Asl e Aso, perché in tal caso avremmo qualche decina di portavoce
in più in Piemonte, alla faccia del risparmio tanto sbandierato. Forse il direttore del Cto ha capito che, non riuscendo a dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini, occorre almeno
godere di «buona stampa», tramite l’intermediazione di un giornalista, per nascondere all’opinione pubblica le magagne della sua azienda».
Infine l’esponente azzurra chiede di conoscere quale sia l’urgenza che ha indotto a pubblicare un bando il 27 dicembre, con scadenza il 6 gennaio, «in un periodo semi-festivo che certo
non consente di raccogliere un numero rilevante di domande, a meno che non fosse proprio questo l’obiettivo che ci si proponeva».

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