Europa sociale ignorata, ma servono solidarietà e valori culturali comuni
24 Febbraio 2024
Rubrica Casa Città Società su QN IL GIORNO del 23 febbraio 2024. Europa sociale ignorata, ma servono solidarietà e valori culturali comuni
Milano, 24 febbraio 2024
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Europa sociale ignorata, ma servono solidarietà e valori culturali comuni –
Rubrica di Assoedilizia CASA CITTA’ SOCIETA’ Su QN IL GIORNO del 23/2/2024
di Achille Colombo Clerici
L’Europa sta diventando un’espressione geografica? Un’entità territoriale che è solo il tentativo di unire interessi economici sempre più contrastanti?
L’Ispi, pur lasciando interrogativi sulla tenuta per il 2024 dell’energia dimostrata dal 2020 a oggi, traccia uno scenario degli ultimi anni che appare positivo: “Gestione comune dei vaccini, Next Generation EU per 800 miliardi di euro, consenso senza precedenti sull’Ucraina (e sulle sanzioni alla Russia), deroghe alle regole della concorrenza, sospensione del Patto di Stabilità e Crescita (PSC) e una serie di proposte per percorrere il sentiero della transizione verde e digitale”.
Mentre Aspen lancia l’allarme sullo shadow banking, la presenza di attori collocati a margine del mondo bancario e non soggetti alle regole stringenti del settore, come i crypto assets, strumenti non regolati che possono svanire all’improvviso, con forti ripercussioni sulla finanza tradizionale. E Nicola Rossi, economista dell’Università Tor Vergata, membro del Cda da dell’Istituto Bruno Leoni, sulla questione del patto di stabilità temeva a dicembre che “L’ansia di pervenire ad un compromesso purchessia possa generare un sistema di regole in cui convivranno logiche diverse.
La premessa per inevitabili deroghe, per trattamenti differenziati, per contenziosi fra la Commissione ed i paesi membri, per prove di forza interne all’Unione. Esattamente ciò che in questo momento non ci serve”.
Un timore che si sta verificando, con l’accordo raggiunto il 10 febbraio scorso che prevede genericamente la salvaguardia della sostenibilità del debito e la salvaguardia della resilienza del deficit in modo che gli Stati restino sotto il 3% del Pil e conservino un margine ampio di manovra di bilancio.
Ma in tutto questo non sembra trovare spazio l’Europa sociale di cui tutti sentono più o meno confusamente il bisogno: un’Europa dove a informare gli orientamenti economici siano solidarietà e valori culturali comuni e non il contrario.
Articolo pubblicato su espressa autorizzazione dell’autore
Redazione Newsfood.com





