Convegno Aspenia Talks: “Le prospettive dell’economia internazionale: mercati, imprese e rischi politici in un anno elettorale

Convegno Aspenia Talks: “Le prospettive dell’economia internazionale: mercati, imprese e rischi politici in un anno elettorale

By Giuseppe

Gli strumenti per uscire dal gap economico al convegno milanese di Aspen Institute Italia. L’Europa è un vaso di coccio tra Cina e Usa ma i rimedi ci sono. Convegno Aspenia Talks 2024

 

 

Milano, 6 febbraio 2024

Convegno Aspenia Talks: “Le prospettive dell’economia internazionale: mercati, imprese e rischi politici in un anno elettorale

di Saverio Fossati

Preoccupazione ma anche ottimismo: lo scenario geopolitico è cupo ma le capacità di reazione dei mercati sono forti e lo dimostrano, mentre gli Usa crescono e la Cina deve fare i conti con qualche difficoltà è l’Europa che sembra più in affanno.

Marta Dassù

Ma con alcune carte ancora da giocare. Questa la visione restituita da un panel di alto livello al convegno di Aspen Institute Italia del 5 febbraio in Assolombarda a Milano, che ha visto la partecipazione di Assoedilizia ed è coordinato dalla direttrice di Aspenia Marta Dassù e organizzato in occasione dell’uscita del numero 4/2023 dedicato a “Le prospettive dell’economia internazionale: mercati, imprese e rischi politici in un anno elettorale”.

Dopo un saluto augurale del presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, Marta Dassù ha introdotto i temi del giorno: “Mettere un po’ di ordine sul dibattito sul mondo di oggi: stiamo annaspando su parole come incertezza, caos, crisi… il contributo che possiamo dare è fissare alcuni punti fermi dal punto di vista geopolitico ed economico. Uno è che l’America sia costantemente sottovalutata e la Cina sopravvalutata e chi, in questa competizione, sia in difficoltà in Europa”.

E  la prima domanda è stata per Giampiero Massolo, presidente dell’Ispi: “Come  mai i mercati non prezzano granché questo rischio politico e geopolitico?”. Per il presidente dell’Ispi si tratta però di considerare che queste crisi “già c’erano, spin off della globalizzazione e del suo restringimento. Occorre capire, però, che nessuna di queste crisi ha una reale prospettiva di soluzione ma alcune sono ‘esistenziali’. I mercati agiscono per rimessa, incalzati dagli eventi”. E poi, ha aggiunto Massolo,  ciascuna di queste crisi contiene una valenza esistenziale ma anche elementi di mitigazione come quella ucraina: “E’ esistenziale ma c’è anche una  mitigazione: una regola d’ingaggio da parte dell’Occidente è l’assenza di confronto diretto tra Nato e Russia.
Come per Israele e Iran, nessuno vuole davvero che la guerra degeneri e questo è un fattore di mitigazione”. Le domande di Marta Dassù hanno poi orientato la discussione su Cina e Usa, e Massolo ha ribadito che “Se la crisi Ucraina è destinata a far vivere l’Europa in una specie di nube tossica per molto tempo, anche una pace trumpiana farebbe restare la tensione, mentre in Medio Oriente sono in opera delle forze che potrebbe rendere stabile la pace a causa della cointeressenza delle varie necessità”.
La Cina, per Massolo, lavora su tempi lunghi, anche se ora non ha una situazione economica brillante: “Non è il momento per buttarsi in avventure, prova ne sia che il dialogo con gli Usa è ripreso, non tanto sulla rivalità sistemica ma cercando di stabilire un livello sotto il quale le relazioni non possano peggiorare, persino l’elezione di un presidente indipendentista a Taiwan non ha condotto a crisi vere”.

L’intervento di Spada è stato centrato sull’Europa: “Le prospettive ci possono essere se c’è una visione di politica industriale.
Ci sono 4 temi: i costi energetici, arrivati anche a 7 volte sopra quelli di Usa e Cina. Poi la formazione, eccessiva e ambiziosa ma poco legata alla realtà. Poi l’aspetto ideologico negli obiettivi ecologico-ambientali  troppo pesanti per le nostre industrie, soprattutto comparati ad altri Paesi. E infine la mancanza di strumenti finanziari comuni. Gli eurobond sono per noi fondamentali, ci vogliono grande solidarietà e grande unione se si vuole avere una politica industriale europea. Le decisioni vengo o prese a Bruxelles e dobbiamo inviare a Bruxelles persone competenti che sappiano interloquire con gli altri Paesi e riuscire a creare la politica industriale europea, per continuare un percorso di crescita.

Marco Tronchetti Provera, vice presidente esecutivo Pirelli, ha espresso meno ottimismo:  “A noi manca la capacità negoziale, che a Usa e Cina non fanno difetto. L’Europa non ha materie prime né forza negoziale e questo è il grande tema. Sul fronte della tecnologia non ha le grandi aziende Usa come Google”. Quanto allo sviluppo industriale, ha proseguito Tronchetti Provera “Tutte le strategie della transizione passano dall’Est, dovremmo oggi andare in Cina a comprare le tecnologie. Quando abbiamo avuto l’inflazione non abbiamo fatto altro che rialzare i tassi.  E se l’Ue vuole mettere dazi per ostacolare il mercato delle auto cinesi non deve dimenticare che la Germania esporta in Cina il 40% delle sue”.

Emma Marcegaglia, Ad del gruppo Marcegaglia, ha puntato sulla concretezza delle scelte: “Siamo il mercato più grande e più ricco e abbiamo i valori della democrazia ma se non troviamo la capacità di creare benessere e valore anche la democrazia e i valori vengono messi in pericolo. Il cambiamento climatico va affrontato in modo serio, non con un approccio dall’alto fatto solo di divieti. Non dobbiamo  pensare che l’Europa sia finita e che dobbiamo appoggiarci sono agli Usa, basta con l’ideologia e gli obiettivi irraggiungibili”.

 

Marta Dassù ha stimolato Leopoldo Attolico, managing director di Citigroup sul tema dell’interazione tra intervento dei Governi e azione del business, “Forte in Cina e Usa ma non da noi”. E Attolico ha risposto sottolineando che i mercati finanziari sono forse la parte che sta meglio ma la sproporzione tra Europa, Italia e Usa è enorme: “L’indice Usa è  ai livelli storici e l’eurostock è al meglio da 5 anni. Ma ora si fa un indice sulle maggiori sette società tech americane, con 11 trilioni di dollari di capitalizzazione  e Tesla, la minore tra queste, ha un capitalizzazione pari a tutto il mercato italiano”. In Italia, ha continuato Attolico, c’è un’ossessione sui tassi d’interesse ma va considerata la previsione di un calo dell’inflazione anche sui mercati sviluppati con una previsione del 2% nel 2025 nel tasso di riferimento.

E ha concluso con una nota positiva: “Gli utili aziendali indicano un rallentamento dell’economia ma non una recessione. Cosa può far deragliare tutto? Le tensioni geopolitiche, che però i mercati catturano poco. E dobbiamo sfatare luoghi comuni: non è detto, infatti, che l’elezione di Trump  abbia un effetto negativo sui mercati, perché abbasserà le tasse e sarà meno interventista nell’economia.  Comunque molti sono ancora i fattori imprevedibili e il tono dei mercati è ancora positivo. In Italia, a fronte di una situazione buona, occorre stare attenti alla finanza pubblica, migliorare la crescita strutturale con riforme e implementazione del Pnrr; le privatizzazioni, per esempio, ai mercati finanziari piacciono”.

“La vera arma negoziale dell’Europa sè il mercato unico, ora in una fase di debolezza” ha detto Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cassa Depositi e Prestiti, anche lui evidenziando il gap tra Europa e Usa. “La nostra moneta offre protezione ma non ha la forza del dollaro e non abbiamo un esercito. Cosa possiamo fare? Il gap del Gdp tra Usa e Ue è aumentato di 10 trilioni in 10 anni. Vi è una capacità d’investimento che facciamo fatica a mettere a terra se non ragioniamo in una logica paneuropea. Pensiamo alle telecomunicazioni: come pensiamo di competere quando negli Usa ci sono 3-4 compagnie e in Europa ce ne sono 70?  Bisogna rendersi conto del gap strutturale. L’Italia è ben resiliente ma ha una grande frammentazione e questo da una parte è la base della nostra forza ma dall’altra segna l’incapacità  di investire e guardare ai mercati esteri. L’export è uno dei nostri punti di forza e quindi vuol dire che sappiamo essere competitivi. Da 10 anni fa il valore delle banche Usa e Ue si è invertito in ordine di grandezza. Le banche Ue investono in tecnologia una frazione di quanto potrebbero investire”.

Va poi ricordato un intervento svolto direttamente da chi era in sala, decisamente di tono positivo sul destino degli Usa anche dopo le elezioni, di Arrigo Sadun, presidente e fondatore di TLSG – International Advisors di Washington: “La spiegazione della resilienza dell’economia Usa è che se iniettate risorse finanziarie pari al 40% del Pil o l’economia scoppia o tutto andrà bene. Il buon andamento dell’economia Usa è un po’ drogato – ha spiegato Sadun – ma ora con una crescita più moderata e un rientro dell’inflazione si sta andando verso una situazione ottimale. Nonostante i problemi della dinamica politica e sociale gli Usa hanno un grande futuro davanti, proprio perché l’economia funziona così bene, con solo un decennio di trasformazione da potenza industriale a potenza tecnologica senza rivali (neppure la Cina) nonostante le lacerazioni interne. Quindi andiamo incontro a una situazione di rallentamento ma questo è un bene e la forza del sistema economico sembra essere tale da superare anche le difficoltà politiche”.

Le conclusioni sono state affidate a Giulio Tremonti, presidente della commissione Esteri della Camera e di Aspen Italia: “C’è un’impressionante analogia – ha ricordato Tremonti – tra questo tempo e la metà dello scorso millennio, con la scoperta dell’America, lo spostamento dell’asse geopolitico verso l’Atlantico, gli Stati-nazione, l’invenzione della stampa e la sua diffusione rivoluzionaria e le scoperte di Cartesio, Galileo e Copernico. Oggi abbiamo la scoperta dell’Asia, la caduta dei confini e la rete, dove avviene di tutto”. Tremonti vede nella Cina difficoltà ancora sul piano del benessere e della tecnologia, che senza libertà non si sviluppa. Ma ha poi evidenziato come “La guerra di Putin e quella in Medio Oriente sono contro l’Occidente, come le Torri Gemelle, guerre di difesa del mondo tradizionale contro in mondo che supera le tradizioni”.  E ha ricordato come l’Europa abbia avuto due fasi: “Una sino al Trattato di Roma, il punto più alto , cui è seguita la fase dei mercati. Ma ora le figure ai vertici sono molto diverse dalla prima fase e ricordano i personaggi del Candide di Voltaire.
L’Europa a Ovest è sofisticata e moderna, quella Est è ancorata al mondo delle tradizioni”.

ASSOEDILIZIA INFORMA

FOTO cover: On. Giulio Tremonti

Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE

 

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD