Età pensionabile per le donne, Franco: “Sì all’innalzamento, ma dopo misure per la conciliazione dei tempi lavoro – famiglia”

Età pensionabile per le donne, Franco: “Sì all’innalzamento, ma dopo misure per la conciliazione dei tempi lavoro – famiglia”

 

“Caro Ministro Brunetta,
sono d’accordo con lei quando dice che molti vogliono le donne “angeli del focolare”, tutte cura e famiglia. Per la verità, è soprattutto la destra che
storicamente fa di un welfare centrato sulla famiglia e sulla donna il suo punto identitario.

Ho sentito più volte negli ultimi tempi anche autorevoli ministri del Governo di cui Lei fa parte sostenere il motto: “Dio, Patria, Famiglia”. Lei capisce che con
questa idea è difficile perseguire politiche di pari opportunità.

Allora, avendo apprezzato le sue dichiarazioni, Le lancio una proposta di alleanza o, se vuole, una sfida, tutta politica, tutta a favore delle donne: noi del PD sosteniamo le sue
proposte sulla equiparazione dell’età pensionabile e Lei sostiene il nostro progetto (AS 784) che prevede misure per promuovere l’occupazione femminile e favorire la
conciliazione fra lavoro, maternità e carriera”.

Perché è proprio qui il problema, nella maternità che è ancora un ostacolo all’accesso al mercato del lavoro, alla carriera e alla realizzazione delle
donne in un lavoro gratificante.

Le donne oggi sono più istruite, ma più povere e più precarie degli uomini. Per le donne laureate il differenziale salariale può arrivare anche al 25% in
meno.

Mentre gli uomini laureati sono quasi tutti occupati, le colleghe donne lo sono per il 70% circa.

Il livello di occupazione femminile al Sud è intorno al 31%. Lì le donne addirittura rinunciano a iscriversi nelle liste di collocamento perché disperano di trovare
un’occupazione.
Ma quelle stesse donne inattive rinunciano anche a fare figli, perché il futuro della coppia e della famiglia è più incerto.

Una donna su cinque è costretta a lasciare il posto di lavoro quando nasce il primo figlio e difficilmente riesce a rientrare nel mercato del lavoro.

Il tempo dedicato alla cura da una donna che lavora ammonta mediamente a quattro ore e 20 minuti al giorno, mentre gli uomini ne sono pressoché esonerati: poco più di
un’ora.

Vogliamo partire da questi dati ministro Brunetta? Vogliamo partire dai servizi educativi e alla persona?

Lei sa bene che gli asili nido coprono poco più del 10% della popolazione infantile, che al centro nord superano in alcune aree l’obiettivo di Lisbona, ma al Sud non
arrivano al 2%.

I provvedimenti economici di Tremonti finora hanno ignorato del tutto questi problemi: non un euro previsto né per promuovere politiche attive del lavoro femminile né per
proseguire nel piano per gli asili nido avviato da Prodi. Tutti sanno che la crisi peserà soprattutto sulle spalle delle donne, che saranno le prime a perdere il lavoro.

Va benissimo l’idea di investire i risparmi realizzati con l’equiparazione dell’età pensionabile nella creazione di servizi che garantiscano reali pari
opportunità, ma – come ognuno può vedere dai dati – la situazione è talmente drammatica che qualche spicciolo risparmiato sulla Pubblica Amministrazione
è ben lungi dall’essere sufficiente anche solo per partire.

Ci dia qualche segnale che ci consenta di avere fiducia e per non pensare che questo Governo voglia di nuovo intrappolare le donne in una ulteriore discriminazione: più povere,
più oberate di cura e pure in pensione più tardi degli uomini.

Cordialmente”

Vittoria Franco

 

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