Esteri: una politica per la pace e il multilateralismo

By Redazione

Integrazione europea, parlando di stabilità finanziaria, riforme e sviluppo, è evidente che le politiche dell’Unione Europea hanno rappresentato un riferimento importante per le
scelte di politica economica in Italia.

In attuazione della Strategia di Lisbona, attuata dal Consiglio Europeo con l’obiettivo di rendere l’Unione Europea «la più competitiva e dinamica economia della conoscenza»
entro il 2010, il Governo ha approvato nel 2006 il Pico, ovvero il Piano per l’Innovazione, la Crescita e l’Occupazione dell’Italia. Si tratta di un piano di durata biennale (2006-2010) che ha
ricevuto una valutazione complessivamente positiva dall’Unione Europea e che è stato confermato dallo stesso Consiglio nel marzo del 2007.

Fra le misure varate dal Governo in ambito di Integrazione europea, alcune hanno puntato al rilancio dell’economia, ad esempio attraverso la liberalizzazione dei servizi, altre hanno sostenuto
e rafforzato la Politica Estera e di Sicurezza Comune e la Politica Estera e di Sicurezza e Difesa. In questi ultimi anni è stato inoltre riavviato anche il processo costituzionale,
ritenuto da sempre una priorità: risale infatti al dicembre 2007 l’approvazione in Consiglio dei Ministri del disegno di legge per la ratifica e l’esecuzione del Trattato di Lisbona che
modifica il Trattato sull’Unione Europea ed il Trattato che istituisce la Comunità europea.

Per quanto riguarda invece il rapporto con gli altri Stati, l’Italia ha lavorato su più fronti: ha sostenuto l’ingresso di alcuni Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Repubblica Ceca,
Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria – nell’Unione Europea, e ha favorito il rilancio delle relazioni dell’Ue con il continente latinoamericano e con l’Asia, e in particolare con Cina e
India.

Attuazione e recepimento della normativa comunitaria. Grazie ad una riduzione del deficit di trasposizione dal 2,7% all’1,3%, oggi l’Italia può affermare di aver conseguito il miglior
risultato dal 1997 in ambito di recepimento della normativa dell’Unione Europea nell’ordinamento interno. Per anni fanalino di coda in tale ambito, l’Italia ora può vantare infatti dati
in linea con la media degli altri Pesi europei (1,2%) e il gran recupero le ha permesso di ridurre le infrazioni dalle 275 ereditate dal maggio 2006 alle attuali 197.

A questo risultato, considerato il migliore degli ultimi cinque anni, l’Italia è potuta giungere anche grazie al sistema della «bollinatura comunitaria», ovvero l’esame
preventivo di conformità alla normativa dell’Unione Europea dei provvedimenti che devono essere portati in Consiglio dei Ministri. Si tratta principalmente di decreti legislativi per cui
il Governo che ha ricevuto la delega si trova a dover adottare Testi Unici che recepiscono le direttive comunitarie del 2005 e del 2006 in materia di inquinamento, gestione rifiuti, salute,
cittadini extracomunitari, relazioni finanziarie fra Stati membri e loro imprese pubbliche, infrastrutture, attività degli istituti di credito, tutela del consumatore, pari
opportunità e parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego.

Fra queste, le principali direttive europee sostenute dal Governo italiano riguardano:

? La lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo
? Il diritto di soggiorno dei cittadini comunitari
? Il riconoscimento delle qualifiche professionali e la libera circolazione delle persone a seguito dell’adesione di Bulgaria e Romania
? L’approvazione del disegno di legge comunitaria per il 2008
? Il rilancio della politica europea sulle migrazioni
? L’innalzamento del profilo delle relazioni con gli Stati Uniti d’America.

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD