Esplorazione urbana. Dentro di noi –
13 Aprile 2025
In Italia esistono oltre 2 milioni di case abbandonate e disabitate, prevalentemente nei piccoli comuni, nelle campagne e in montagna.
Le avventure dell’urbex, tra casolari e castelli alla ricerca di tesori simbolici
A cura di ASSOEDILIZIA informa
Milano, 13 aprile 2025
Di Saverio Fossati
Esplorazione urbana. Dentro di noi
Le avventure dell’urbex, tra casolari e castelli alla ricerca di tesori simbolici
Di Saverio Fossati
La casa che abbiamo abbandonato contiene la nostra vita. Per questo chi vi entra dopo di noi si affretta a riempirla delle proprie cose, per sentirla davvero propria. Ma cosa accade alle case che vengono davvero abbandonate, umili appartamentini o dimore sontuose, antiche e moderne, che per mille ragioni sono mute di voci, dove la polvere ha coperto come un sudario gli oggetti e i pavimenti, gli affreschi e i mestoli in cucina, i quadri e i poster, i lavandini, le maniglie? Succede che diventino luoghi misteriosi che animano leggende, o che vengano sconciate da occupanti abusivi o addirittura usate a scopi illeciti, oppure che riescano a suscitare l’interesse che abbiamo tutti nel profondo, alimentato dalle favole infantili: la ricerca del tesoro nascosto. E in fondo è questo che ispira i ricercatori che si dedicano all’urbex, cioè all’”esplorazione urbana” degli edifici non più abitati e ormai abbandonati.
In Italia, secondo l’ultima ricerca del Cescat-Centro studi casa ambiente e territorio di Assoedilizia, in Italia esistono oltre 2 milioni di case abbandonate e disabitate, prevalentemente nei piccoli comuni, nelle campagne e in montagna. Si tratta spesso di abitazioni abbandonate dagli emigranti antichi o recenti, di casolari, casupole, baite, ma anche ville rustiche, antiche magioni, casali, rocche, cascinali, case cantoniere. Molti sono anche gli immobili del demanio civile e militare, vergognosamente abbandonati dallo Stato. Parecchie sono diroccate o cadenti; comunque disabitate e inutilizzate. Come si legge nella relazione alla Pdl 770 presentata nella scorsa legislatura da Martina Nardi (Pd) e mai divenuta legge “Moltissime sono iscritte nel catasto e, qualora lo stato di abbandono continuasse, dovrebbero essere cancellate dallo stesso. Tra l’altro questa situazione è la causa della discrepanza tra il numero delle abitazioni risultanti al catasto (31,5 milioni) e quello rilevato dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) in occasione dell’ultimo censimento (28,5 milioni). La Pdl proponeva l’esproprio automatico a favore del Comune dopo l’ordinanza municipale: i proprietari eventualmente identificati avrebbero avuto sei mesi per ripristinarle”.
Una soluzione forse sbrigativa ma che poteva essere giustificata dai rischi di crolli e dall’enorme numero di casi.
Tuttavia una riflessione andrebbe fatta: come è possibile che un cosi grande numero di edifici, in un’Italia dove si fatica a trovare una casa in affitto, non rappresenti alcun valore per nessuno? Le ragioni sono molto spesso economiche: ereditare, per esempio, un edificio storico, per chi non ha mezzi importanti, significa solo cercare qualcuno che se lo compri alla svelta, mentre ogni anno si accumulano decine di migliaia di euro di Imu, ingiunzioni comunali di costosissimi ripristini, resi ancora più complessi dagli inevitabili vincoli storico-architettonici, paesaggistici e chi più ne ha più ne metta, e magari tentativi di occupazioni abusive. La presenza, come accade spesso, di una pluralità di eredi può anche rendere impossibile qualunque scelta. E così, nella disperazione, chi vorrebbe continuare ad abitare nella casa di famiglia rinuncia e abbandona. Ma moltissimi sono i casi di edifici appartenenti a persone emigrate da decenni o addirittura nell’Ottocento, i cui discendenti hanno ormai dimenticato quelle proprietà.
Esiste anche la possibilità di liberarsi della proprietà con un atto di “abdicazione” davanti al notaio e questo comporta il passaggio automatico al patrimonio dello Stato, in base all’articolo 827 del Codice civile). Tuttavia resta una strada poco praticabile, perché l’Avvocatura Generale dello Stato, proprio per evitare acquisti inconsapevoli da parte dello Stato, ha richiesto ai consigli notarili di sollecitare i propri iscritti che stipulassero o avessero stipulato un negozio unilaterale del genere, a inoltrare alla competente Agenzia del Demanio le relative comunicazioni per effettuare le opportune verifiche a tutela della pubblica incolumità in caso di immobili pericolanti e/o in pessimo stato manutentivo, prima di esercitare la relativa actio nullitatis. Tuttavia, come avviene analogamente con le eredità senza eredi, lo Stato non potrebbe “rifiutarsi” di acquisirli (articolo 586 del Codice civile)
Ma resta sempre qualcosa, nelle case, che siano capanne o palazzi, di chi vi ha abitato: magari una cassaforte dietro un quadro, un vaso di monete d’oro sepolto in giardino, più facilmente un vecchio frac roso dalle tarme o attrezzi agricoli rugginosi, o tremende poltrone marroni degli anni Settanta. Tuttavia anche gli oggetti più umili ci parlano a voce alta, lasciano intravedere nell’usura l’azione di chi li ha abbandonati in case abbandonate Ed è questo che commuove, che mette in moto le nostre emozioni, proprio nel senso etimologico di questo verbo un po’ abusato. Il fatto è che noi non abbandoniamo mai davvero i luoghi in cui ci siamo emozionati, in cui le nostre esistenza si sono formate o dive si è svolta, anche in piccola parte, la nostra educazione sentimentale. Per questo, quando sino a pochi anni fa si potevano ancora vedere, a Milano, le pitture a fiorellini delle stanza sventrate dalle bombe della seconda guerra mondiale, istintivamente ci si chiedeva chi avesse vissuto lì, se fosse sopravvissuto, e cosa fosse accaduto in quelle stanze. Come magistralmente (e malinconicamente) ha reso Giuseppe Novello in suo disegno dell’immediato dopoguerra.
Ma c’è dell’altro: l’esplorazione degli edifici abbandonati cui si dedicano gli appassionati dell’Urbex suscita anche emozioni e batticuori, brividi e scoperte anche molto interessanti. Come si chiedeva già nel 2020 Davide Calloni, decano dell’urbex e location manager di Ascosi Lasciti, associazione dal nome assai elegante che è la più rappresentativa di questa realtà: “Di fronte alle foto di un palazzo nobiliare, ancora arredato e parzialmente crollato, si finisce tutti per farsi la stessa domanda: ma come è possibile che venga dimenticata una meraviglia del genere? E più in generale, perché si “abbandona” una casa?” E accanto alle motivazioni elencate qui sopra aggiunge terremoti e alluvioni che causano l’abbandono di intere zone, e più in generale la scomodità di raggiungere territori ormai fuori dalle rotte praticate. Ma è molto interessante ascoltare le motivazioni profonde di questi particolarissimi ricercatori: “Il posto abbandonato è quindi una zona oscura, dove non è possibile (non conoscendolo) trovare informazioni, foto, descrizioni. Fare ricerca sul territorio, trovare e varcare la soglia di un edificio abbandonato è forse uno dei più grandi premi che possano esserci”. Oltre a Calloni, nell’Associazione troviamo Cristiano La Mantia (presidente della associazione culturale), Francesco Coppari (sindacalista nella vita), Simone Nanetti (informatico di professione e per il sito di Ascosi Lasciti) Federico Limongelli (redattore anche nella vita) e Alice Bon (professoressa di professione) che sono i redattori del sito e Alessandro Tesei (regista e autore Mediaset) che è con Calloni (nella vita fisioterapista e osteopata) il fondatore del progetto. Silvia Sampaolo è la videomaker, Andrea Lucarini lo voce narrante dei video (speaker e doppiatore di professione) e Niccolò Agostini il reporter (anche nella vita). Mimmo De Leonibus e Valeria Genco sono responsabili social. Leonardo Fazio si occupa della coordinazione della mappatura (ed è location manager come professione ).
Calloni mette poi subito in guardia dai pericolosi errori che si possono commettere facendo urbex: “Ricordiamoci che tutto è sempre di proprietà di qualcuno, sia un privato, la regione o lo Stato, si fa appello al buonsenso, ritenendo come “abbandonato” un luogo che manchi di completa manutenzione da almeno 5 anni, e che manifesti i segni del tempo: tetti sfondati, mura crollate, finestre divelte e varchi aperti. I muri esterni scrostati, come dicevamo sopra, possono invece trarre in inganno l’osservatore: fate attenzione.” Ascosi Lasciti dedica una sezione del suo ricchissimo sito (www.ascosilasciti.com) proprio ai problemi giuridici (https://ascosilasciti.com/it/2018/04/29/che-meraviglia-ci-entro-rischi-legali-esplorazione-urbana/). In generale, l’azione di questi esploratori è improntata a regole di civiltà e di grande rispetto dei luoghi e naturalmente seguono anche regole di sicurezza personale molto stringenti, dato che spesso gli edifici sono pericolanti. Ma gli appassionati, anche a seguito della buona stampa di cui gode Ascosi Lasciti, sono in crescita e l’Associazione è sempre aperta a nuovi collaboratori.

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