Enologia: Da oggi basta al vino “che sa di tappo”
3 Giugno 2010
Stop alla bottiglia che sa di tappo e alle brutte sorprese nel calice. La ricerca cerca di mettere fine a uno dei problemi che tormentano produttori di vino ed enoappassionati. “In cantina
è iniziata l’era della gestione dell’ossigeno” annuncia Nomacorc, azienda leader nella produzione alternative per il vino che ha messo a punto un sensore, il NomaSense O2 Prime, in grado
di permettere all’enologo e all’imbottigliatore di sapere esattamente quanto ossigeno riceverà il vino attraverso il tappo, ed in tal modo stabilire come supportare la longevità
potenziale del prodotto.
La misurazione in alta tecnologia avviene sfruttando il processo di oxo-luminescenza a fibre ottiche, in pratica alcuni piccoli sensori a forma di pastiglia vengono posizionati nelle
bottiglie-campione per essere poi ‘attivati’ tramite una luce blu trasmessa attraverso una bacchetta a fibra ottica.
La pastiglia del sensore risponde emettendo una luce rossa che indica la presenza di ossigeno disciolto nel vino in un display. Il processo è “non invasivo e non distruttivo, ripetibile e
certificato”. Si tratta, secondo i ricercatori, di “un deciso passo in avanti verso la realizzazione di prodotti di eccellente qualità”.
Con 500 dipendenti in tutto il mondo e impianti di produzione negli Stati Uniti, Belgio, Austria e Cina, Nomacorc produce oltre 2 miliardi di chiusure ogni anno.
Ansa.it per NEWSFOOD.com





