Energia da biomasse: la Provincia di Perugia studia le potenzialità della canna palustre e delle potature degli olivi

Perugia, 11 dicembre ’07 – Quali le potenzialità energetiche della cannuccia di palude (o Phragmites australis) o dei materiali vegetali risultanti dalle potature delle sponde
fluviali? Si propone di rispondere a questo quesito, in riferimento soprattutto ad una possibile filiera energetica nuova da realizzare sul territorio provinciale, lo studio che la Provincia di
Perugia (Area Ambiente e territorio) ha commissionato dal titolo “Potenzialità di una filiera energetica da biomasse agroforestali nell’area del Trasimeno e degli ambiti fluviali di
competenza”, che sarà pronto nell’arco di qualche settimana.

Uno studio strutturato in due parti. Una di ricerca, che dovrà analizzare l’attuale situazione esistente nell’ambito della provincia di Perugia e in particolar modo nell’area del lago
Trasimeno, al fine di fornire lo stato dell’arte di ciò che è già stato realizzato in questo campo; l’altra di analisi, relativamente alla implementazione di una filiera
energetica per la produzione di calore che preveda prevalentemente l’utilizzo di cannuccia palustre come combustibile. “Le informazioni raccolte – rendono noto dagli uffici competenti –
permetteranno di formulare delle proposte di fattibilità economica circa la realizzazione di filiere energetiche, in cui la sostenibilità ambientale sia considerata in ugual
maniera rispetto a quella economica, ponendo attenzione soprattutto alla filiera attivabile utilizzando il canneto”. In particolare lo stesso studio dovrà anche analizzare la
capacità di alimentare una caldaia “a cippato” da installare presso la struttura dell’Abbazia dei Monaci Olivetani di Isola Polvese e le potenzialità derivanti dall’utilizzazione
dei residui di potatura degli oliveti presenti sulla stessa Isola. Contemporaneamente, sulla base dell’analisi condotta sul canneto, andrà sviluppato e realizzato un progetto pilota che
consideri tutti gli aspetti sia tecnici che di gestione collegati all’utilizzo di questo combustibile (possibilità di stoccaggio, continuità del reperimento del materiale, caldaie
utilizzabili). “L’obiettivo – spiega l’assessore provinciale all’ambiente Sauro Cristofani – è quello di sviluppare una filiera energetica attraverso il recupero della biomassa derivante
dalla manutenzione del territorio (canneto, ripulitura sponde fluviali, ecc.) e dalle produzioni agricole esistenti presso l’Isola al fine di diminuire i costi del riscaldamento degli edifici e
contemporaneamente avvicinarsi alla autonomia energetica della Polvese”. Più in generale però le proposte che scaturiranno dallo studio in questione diventeranno delle linee guida
per essere successivamente utilizzate dagli amministratori pubblici per azioni da proporre ai portatori di interesse presenti sul territorio. Intanto, in riferimento agli impianti a biomasse
per la produzione di energia elettrica, la Giunta provinciale, in attesa di una direttiva regionale in materia (di cui lo stesso Ente insieme all’Arpa farà richiesta), ha recentemente
delineato un indirizzo politico sulla base del quale l’Ufficio Emissioni atmosferiche è tenuto a sospendere le richieste di integrazioni o modifiche relative all’utilizzo di materie
prime fuori regione per le ditte che producono energie da fonti rinnovabili.

“La produzione di energia da fonti rinnovabili – commenta Cristofani – rappresenta un reale beneficio dell’ambiente laddove fa riferimento a una filiera corta, a raggio regionale. Il
reperimento di biomasse vegetali a livello extracomunitario va invece a incidere negativamente sul reale bilancio energetico globale in quanto viene impegnata energia per i trasporti sia via
terra che via mare per cui ad un risparmio energetico puntuale corrisponde un elevato consumo energetico globale da fonti tradizionali”.

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