Emilia Romagna: Caccia, cittadini e agricoltori pagheranno le conseguenze della sospensiva del Tar

Nel 2007 i cittadini dell’Emilia Romagna hanno dovuto far fronte a 437.455 euro di danni provocati al settore agricolo dallo storno, oltre 20.536 per la sola provincia di Ferrara.
Quest’anno il dato potrebbe lievitare dopo che il Tar dell’Emilia Romagna ha sospeso la caccia in deroga per controllare l’eccessiva diffusione di questo volatile che
per l’agricoltura è una vera calamità biblica. Senza un adeguato controllo – commenta Coldiretti Ferrara – i danni da storno potrebbero raddoppiare e
questo avverrebbe proprio mentre la Regione ha ridotto i fondi per i danni da selvaggina del 2008 da 1.900.000 Euro a 1.400.000, nonostante Coldiretti stessa avesse richiesto almeno un
milione di Euro in più.

“Abbiamo già lanciato nei mesi scorsi l’allarme sul crescente aumento dei danni da parte della fauna selvatica in tutta la nostra provincia, sia a carico di specie
non cacciabili (come le nutrie) , sia di quelle cacciabili (come lepre e fagiano). Non è possibile che gli imprenditori agricoli continuino a vedersi decimare i loro raccolti e i
loro redditi per tutelare anche animali per nulla a rischio estinzione in Italia”, afferma Coldiretti.

Attualmente nella nostra regione i fondi pubblici arrivano a coprire meno del cinquanta per cento dei danni. Per cui il “costo” della salvaguardia di un bene della
collettività, come è ritenuta la selvaggina, in particolare quella protetta, viene sostenuto dai produttori agricoli e dai cittadini, mentre chi fa ricorso non si assume
nessun onere e nessun costo. Si tratta di una situazione che bisognerebbe ricollegare alle responsabilità di ciascuno per correttezza verso i cittadini e verso gli imprenditori
agricoli.

Su due milioni e 650 mila Euro di danni all’agricoltura dell’Emilia Romagna rilevati nel 2007, i 437 mila euro a carico della storno rappresentano il 16,4%. E’ la
percentuale più alta di danni da selvaggina a carico dell’ente pubblico, maggiore ai 333 mila euro della lepre (12,5%) e ai 304 mila euro del cinghiale (11,4%).
L’ente pubblico – ricorda Coldiretti – risarcisce i danni da animali selvatici protetti o i danni provocati all’interno di aree protette (parchi, oasi), mentre
un’altra parte di danni, pari a circa un terzo dei danni a carico del pubblico, viene risarcita dagli Atc (Ambiti territoriali di caccia).

Sempre più si manifesta la necessità di rivedere le norme relative all’esercizio venatorio e soprattutto alla gestione territoriale e della fauna selvatica, che in
altri Paesi europei ha profili ed impatti decisamente diversi e maggiormente sostenibili sia per le imprese che per le finanze pubbliche.

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