Emergenza agricoltura: i «soldi veri» non arrivano

Emergenza agricoltura: i «soldi veri» non arrivano

Grande sit-in a Roma, in piazza Montecitorio, promosso dalla Cia e dalla Confagricoltura. Il presidente Giuseppe Politi: allevatori penalizzati e per le aziende agricole è crisi profonda.
Per quelle che operano in zone di montagna e svantaggiate si prospetta un futuro molto incerto. Con le scarse risorse stanziate, peraltro sottratte allo stesso settore primario, per le polizze
assicurative si annunciano per gli agricoltori aumenti vertiginosi.

Ormai è emergenza agricoltura. I «soldi veri» non arrivano. Quattro imprese agricole su dieci sono a rischio chiusura. I bilanci aziendali sono sempre più «in
rosso». I costi produttivi crescono in maniera preoccupante e con essi gli oneri contributivi e il «peso» asfissiante degli adempimenti burocratici. A ciò si aggiungono
le scarsissime risorse per il Fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali, peraltro quelle previste vengono sottratte allo stesso settore agricolo, e un decreto
totalmente insoddisfacente sulle quote latte che, dopo le modifiche introdotte alla Camera, sarà penalizzante per gli allevatori che in questi anni sono stati alle regole e hanno compiuto
notevoli sacrifici per effettuare investimenti.

Il drammatico S.O.S. è stato lanciato oggi a Roma dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in un sit-in, promosso insieme alla Confagricoltura, in piazza Montecitorio, davanti alla
Camera dei deputati. Una nuova manifestazione con la partecipazione di centinaia di agricoltori e di allevatori provenienti dai «presidi» dove in queste ultime settimane si è
protestato contro il provvedimento del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia.

«Siamo in presenza di uno scenario allarmante, aggravato da risposte parziali e sbagliate da parte del governo che – ha affermato il presidente della Cia Giuseppe Politi – non ha compreso
la reale portata della crisi che sta attraversando il settore. Il decreto sulle quote latte e gli emendamenti che sono stati introdotti dalla Camera evidenziano la grande disattenzione che
c’è nei confronti delle imprese agricole che, a differenza di altri settori produttivi, non hanno ricevuto alcun sostegno concreto e sono costretti a fare i conti con una crisi che diventa
sempre più profonda».

«Il decreto – ha sottolineato Politi – è fortemente discriminante e penalizzante per gli allevatori. Si è perpetrato una nuova ingiustizia. A farne le spese sono ancora una
volta i produttori onesti che si sono attenuti alle leggi europee e nazionali. Le misure previste non danno risposte valide e premiano addirittura l’illegalità».

«Stiamo assistendo a vere e proprie sceneggiate. Per l’agricoltura – ha sostenuto il presidente della Cia – non ci sono «soldi veri». Gli irrisori finanziamenti per il Fondo di
solidarietà vengono da una pura sottrazione di risorse già destinate al settore. Al danno si aggiunge così la beffa. Gli scarsi interventi per le calamità naturali non
permettono la copertura assicurativa per i produttori che, davanti alle conseguenze provocate dal maltempo, corrono il pericolo di non ricevere alcun risarcimento. Resta, così, incerto il
futuro per migliaia di imprese agricole».

«Lo stanziamento previsto – ha rimarcato Politi – è totalmente insufficiente e potrebbe anche far lievitare, quando inizierà la campagna assicurativa, di almeno quattro volte
il costo delle polizze che gli agricoltori andranno a sottoscrivere. E questo, visto le difficoltà con cui oggi le imprese agricole sono costrette a confrontarsi, potrebbe portare molti
produttori, alle prese con oneri gestionali opprimenti, a non stipulare contratti assicurativi».

D’altra parte, il Fondo nazionale di solidarietà, proprio per il suo carattere strutturale, consente alle aziende agricole di affrontare in modo sereno e duraturo le sfide del mercato. E’
uno strumento fondamentale che anche l’Unione europea considera idoneo per sostenere gli agricoltori che, a differenza di altri settori produttivi, oltre alle difficoltà del mercato,
subiscono condizionamenti dovuti a naturali calamità e ad eventi imprevedibili.

Insomma, gli stessi piani di lavoro delle imprese agricole, senza la certezza di validi finanziamenti del Fondo di solidarietà, saranno messi in crisi e ciò potrebbe provocare
la chiusura di aziende e anche un aumento della disoccupazione.

Per quanto concerne, invece, la possibile proroga al 30 settembre 2009 delle agevolazioni previdenziali nei territori montani e nelle zone svantaggiate, che erano in scadenza al prossimo 31
marzo, «si conferma la mancanza di attenzione per le imprese che operano in condizioni già alquanto difficili. Da tempo ribadiamo che – ha detto Politi – non si può continuare
nella logica dei rinvii. Andrebbe studiata una misura di carattere strutturale al fine di dare respiro a queste aziende che hanno problemi in termini di minore meccanizzazione, difficoltà
di commercializzazione, frammentazione e polverizzazione fondiaria».

Stesso discorso per i costi produttivi. «Occorre – ha concluso il presidente della Cia – che si adottino misure di carattere straordinario, anche agendo sulla leva fiscale, per dare un
deciso taglio ad oneri divenuti insostenibili per le imprese. Non solo. E’ necessario anche predisporre agevolazioni per permettere la rottamazione delle macchine agricole, come, del resto,
è già stato fatto per il settore dell’auto e degli elettrodomestici».

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