Economia: i fondi sovrani ci salveranno?
16 Ottobre 2008
Nelle ultime settimane, con la crisi finanziaria a livello globale, il crollo giornaliero delle borse, il fallimento delle banche e i decreti di salvataggio varati dai governi di tutto
il mondo, si parla molto dei cosiddetti fondi sovrani. Ma che cosa sono? A che cosa servono? E soprattutto, possono davvero aiutare ad uscire dalla crisi o rappresentano un rischio
è troppo alto?
Cosa sono i fondi sovrani (Da Wikipedia.it e Agi.it)
Sono denominati fondi sovrani i fondi di investimento controllati direttamente dai governi di alcuni paesi, che vengono utilizzati per investire in strumenti finanziari (azioni,
obbligazioni, immobili) i surplus fiscali o le riserve di valuta estera.
I fondi sovrani sono nati soprattutto nei paesi forti esportatori di petrolio: Emirati Arabi Uniti, Qatar, Norvegia, ma anche Singapore, dove, grazie al rilevante surplus fiscale, il
governo ha costituito il fondo Temasek, uno dei primi nati e uno dei più attivi, soprattutto nelle imprese del Sud-Est asiatico. Molto attivi sono anche i fondi sovrani di Abu
Dhabi e quello di Dubai, che detiene una quota del 5% nella Ferrari.
Alcuni li considerano i nuovi padroni di Wall Street, altri li vedono come i soccorritori dei colossi finanziari Usa, messi alle strette dalla crisi dei mutui. Inizialmente l’obiettivo
principale sono stati i grandi istituti bancari americani, ma ora al centro del loro interesse ci sono anche le grandi banche europee. Secondo alcune recenti stime, i fondi sovrani
disporrebbero di 2.600 miliardi di dollari.
Le preoccupazioni sui fondi sovrani (Da Wikipedia.it e La Voce)
La crisi dei mutui subprime che ha messo in difficoltà molte banche statunitensi ha fatto emergere il peso crescente dei fondi sovrani, intervenuti con i loro capitali in
istituti come Citigroup, UBS, Merrill Lynch e Barclays.
Negli ultimi dodici mesi, inoltre, con i loro investimenti, i fondi sovrani hanno dato una boccata d’ossigeno a società costrette da forti difficoltà patrimoniali a
ripetute svalutazioni, introducendo un elemento di relativa stabilità in un mercato finanziario che altrimenti avrebbe visto diverse blue-chip ricorrere a procedure
fallimentari.
Tuttavia, la nascita di un fondo sovrano cinese, l’accresciuta importanza di quelli arabi ed i possibili investimenti da parte di fondi russi ha destato preoccupazioni in Europa e negli
USA per le possibili interferenze da parte di governi stranieri (e non democratici) sulla gestione delle industrie. La Commissione Europea ha chiesto ai governi nazionali di fissare i
settori “strategici” per la sicurezza nazionale nei quali introdurre restrizioni agli investimenti da parte dei fondi sovrani.
Un altro problema che desta sospetti, inoltre, è la scarsa trasparenza di questi fondi, tanto che Ocse e Fmi stanno preparando una serie di linee guida ad hoc.
I governi occidentali temono in particolare che i veicoli cinesi investano in settori considerati strategici e che si acceleri un processo di migrazione del know-how tecnologico verso
la Cina.
Il fondo cinese (Da Wikipedia.it)
La Cina dispone di ingenti riserve di valuta estera, grazie al suo notevole surplus commerciale; tali riserve sono in gran parte investite
in titoli di Stato statunitensi. Nel 2007 è stato costituito il China Investment Corporation, un fondo d’investimento con una dotazione di 200 miliardi di dollari attivo sul
mercato azionario; il primo investimento del neonato fondo è stato l’acquisto di una quota pari a circa il 10% del gestore di private equity Blackstone, cui ha fatto seguito
l’investimento da 5 miliardi di dollari nella banca Morgan Stanley.
I fondi sovrani e l’Italia (da Adnkronos.it)
“Per le imprese italiane c’è un rischio di OPA ostili da quei Paesi che dispongono di fondi
sovrani”.
Questo, in sintesi, il messaggio lanciato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, lasciando il vertice del Partito popolare europeo a Bruxelles. Rispondendo a chi chiedeva un
commento sulle parole del presidente della Consob, Lamberto Cardia, secondo cui le imprese italiane sono a rischio scalate, Berlusconi ha risposto che “questo è’ conseguente al
fatto che molte aziende italiane hanno oggi una quotazione che non corrisponde assolutamente al loro giusto valore”. E quindi, ha proseguito il premier, che oggi e domani
parteciperà al summit Ue, “credo che sono delle ottime occasioni per chi, rispondendo di capitali, penso a certi fondi sovrani, volesse proporre delle OPA ostili”. Berlusconi ha
quindi sottolineato che questo scenario “è qualcosa che effettivamente può preoccupare. E la Consob -ha sottolineato ancora- sta adesso esaminando la vicenda”.
In particolare, il presidente Lamberto Cardia “sta verificando anche con gli altri Paesi se ci possono essere vari accorgimenti che possono fermare questa possibilità”.
“Io -ha concluso Berlusconi a Bruxelles- ho notizia che i Paesi produttori di petrolio, che hanno molti fondi, stanno acquistando massicciamente sui nostri mercati”.





