È epidemia per le produzioni italiane di kiwi
23 Maggio 2011
Il presidente della Cia Giuseppe Politi scrive al ministro alle Politiche agricole Francesco Saverio Romano. Occorrono urgenti misure coordinate per fronteggiare un’epidemia che ha già
colpito pesantemente le coltivazioni. La Confederazione ha costituito un’apposita unità di crisi.
È epidemia per le produzioni italiane di kiwi. Le dimensioni e la virulenza della batteriosi che colpisce una delle produzioni di maggior
qualità dell’agricoltura italiana rendono sempre più urgenti interventi tempestivi e coordinati da parte delle autorità competenti. È per questo che il presidente
della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ha scritto al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Francesco Saverio Romano chiedendo l’apertura immediata di
un Tavolo straordinario presso il dicastero “che possa favorire il monitoraggio del fenomeno, il coordinamento degli interventi tecnici e risarcitori per gli agricoltori e l’attivazione di
adeguati programmi di ricerca”.
La coltivazione di actinidia -ricorda Politi- è una realtà importante per la nostra agricoltura: oltre 500 mila tonnellate prodotte su circa 29 mila ettari, con un fatturato al
consumo che si aggira attorno ai 10 miliardi di euro. E rappresenta il 10 per cento della frutticoltura italiana, con una quota significativa destinata all’esportazione. Un autentico patrimonio
agroalimentare oggiAggiungi un appuntamento per oggi minacciato da una batteriosi altamente contagiosa che ha già pressoché distrutto le coltivazioni a polpa gialla, la
varietà più pregiata e anche la più sensibile al patogeno, e ha colpito quelle a polpa verde in una percentuale variabile dal 6 al 30 per cento.
Nella lettera, il presidente della Cia sottolinea che il ministro ha emanato a febbraio scorso un apposito decreto e alcune regioni hanno avviato procedure di indennizzo degli agricoltori. “Ma
la gravità della crisi -aggiunge Politi- richiede una risposta istituzionale immediata, più coordinata e decisa”.
Si tratta, insomma, di un’emergenza che ha già assunto dimensioni allarmanti, finora sottovalutate dalle autorità di competenza. È per questo che la Cia ha recentemente
costituito un’unità di crisi che intende sollecitare una completa mappatura del fenomeno, l’attivazione di un coordinamento delle azioni di ricerca per individuare le più idonee
misure di prevenzione e controllo e, soprattutto, per costituire geneticamente ceppi e cultivar resistenti che individuino gli impianti colpiti e il loro grado di infezione per affrontare in
modo sistematico l’azione di contenimento e l’eradicazione.
Redazione Newsfood.com+WebTv





