E' boom semine grano made in italy ( 17%)

Di fronte alle carenze delle scorte mondiali, nelle campagne italiane si è registrato un vero boom per la semine del grano con un aumento nei terreni coltivati del 17 per cento, è
quanto emerge da una analisi della Coldiretti, dalla quale si evidenzia che quasi 2,5 milioni di ettari di terreno sono stati seminati a grano duro e tenero in un contesto mondiale che vede una
forte crescita dei prezzi delle materie prime agricole per effetto concomitante del clima e della domanda dei paesi emergenti come India e Cina.

Si registra in particolare – sottolinea la Coldiretti – un aumento del 18 per cento per le superfici investite a grano duro che arrivano a sfiorare 1,7 milioni di ettari per effetto di aumenti
che hanno interessato sia dell’Italia settentrionale (con incrementi in Veneto, Piemonte Lombardia, Emilia Romagna), che le regioni dell’Italia meridionale (in Puglia e Sicilia)
tradizionalmente vocate alla coltivazione del grano duro. Anche le superfici a grano tenero – precisa la Coldiretti – sono previste in aumento stimato al 14%, dato che porta a superare la
soglia dei 750 mila ettari, la crescita degli investimenti sono stati riscontrati nelle regioni del nord Italia in prevalenza nella regione emiliana.

L’andamento dei raccolti sarà comunque influenzato dagli andamenti climatici e secondo l’Inea, si rileva il normale sviluppo fisiologico dei cereali autunno – vernini: in quasi tutte le
zone dove sono coltivati, a fine marzo, si è raggiunta la fase di levata. Anche se le gelate verificatesi a seguito dell’ondata di freddo che ha interessato l’Italia a metà
febbraio, potrebbero avere determinato danni a riguardo del normale, futuro, decorso vegetativo.

Anche sul versante europeo – continua la Coldiretti – si registra, seppur piu’ contenuto, un incremento delle superfici coltivate a cereali nel corso della corrente campagna di
commercializzazione con un incremento complessivo di circa il 5,2 per cento rispetto all’anno precedente.

In Italia, l’aumento dei prezzi del petrolio e delle materie prime ha determinato un aumento dei costi di produzione in agricoltura e tra i fattori della produzione che hanno subito maggiori
rincari nelle campagne ci sono – sottolinea la Coldiretti – i fertilizzanti ( 30,1 per cento), i mangimi ( 22,4 per cento) ed i carburanti ( 7,4 per cento), mentre tra le attività
agricole quelle che hanno subito incrementi record nei costi sono proprio l’allevamento e la coltivazione dei cereali come frumento, mais e riso.

La risposta positiva dell’agricoltura italiana all’aumento della domanda mondiale è stato favorito conclude la Coldiretti – dalla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) che ha
introdotto maggiore flessibilità imprenditoriale per adeguare la produzione al mercato contribuendo a ridurre il deficit commerciale dell’Italia che importa dall’estero quasi il 50 per
cento del proprio fabbisogno di grano.

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