Due studi su biocombustibili e clima
9 Febbraio 2008
Produzione e consumo di biocombustibili come l’etanolo non contribuiscono necessariamente a ridurre l’effetto serra, segnalano due equipe di economisti, i vantaggi superano gli inconvenienti
solo se le materie prime (mais o canna da zucchero) vengono coltivate in terreni abbandonati.
Non conviene, invece, se per coltivare queste piante bisogna prima ripulire il terreno da alberi ed erbacce; la loro decomposizione o la combustione liberano nell’atmosfera grandi
quantità di carbonio.
Joe Fargione, responsabile di uno dei due studi commissionati da Nature Conservancy, spiega sull’ultimo numero di Science che, analizzando tutti i benefici dell’uso dei biocombustibili in
alternativa al petrolio, si constata che i vantaggi sono inferiori alle emissioni di carbonio prodotte dalla loro coltivazione. Il carbonio, emesso nei processi di riconversione delle colture,
supera da 17 a 420 volte il risparmio annuale che si otterrebbe con i biocombustibili in sostituzione dei carburanti fossili.
Quello che viene chiamato «debito di carbonio» e’ enorme, soprattutto se si convertono piantagioni di palme in Indonesia o se si coltiva la soja in Amazzonia. Il debito di carbonio
si estingue solo se le piante destinate ai biocombustibili possono essere coltivate in terreni abbandonati o se si utilizzano residui di biomasse.





