Dl anticrisi, cosa succede al bonus famiglia se il governo mette la fiducia

 

Bonus famiglia: che succede se la fiducia “consacra” lo spostamento della data di presentazione delle richieste dal 31 gennaio al 28 febbraio, senza modificare – come invece
era stato promesso, e proprio da parte di esponenti della maggioranza – le fasce di reddito?Iniziamo, per capirlo, dall’unica modifica messa in pratica (salvo la conferma al Senato, che
appare abbastanza scontata).

La scadenza per la presentazione della domanda, nel decreto di Tremonti era prevista – come dicevamo – per il prossimo 31 gennaio e, invece, ora è rimandata al 28 febbraio 2009.

Il che, secondo Luigina De Santis, del collegio di presidenza Inca Cgil, “è una buona notizia”; perché il rischio, ci spiega, era di avere una conclusione
analoga a quella della Social card, ossia una montagna di richieste e poche risposte positive. “Dopo l’annuncio della rimodulazione dei redditi, praticamente data per certa,
c’è stata tra la gente ulteriore confusione e serviva più tempo ai cittadini e agli addetti ai lavori per capire la situazione, ed evitare, di conseguenza, l’impegno a
vuoto di tempo ed energie per i cittadini”.

Il “posticipo” anche dei rimborsi?
Fin qui, tutto ha un senso. Ma il “posticipo” dovrebbe avere conseguenze anche per chi, la trafila, l’aveva già portata a conclusione.
Giulia, ad esempio, che vive a Roma e lavora in un’impresa di pulizie, con 4 fratelli di cui 2 disabili, aveva già consegnato tutti i documenti al Caf la scorsa settimana e
rientrava fin dall’inizio nelle fasce previste. “La sicurezza è che i soldi li avrò sicuramente”, ci dice, “ma ancora non si sa quando; mi hanno detto di
ripassare i primi di febbraio”.

A quando i soldi con la nuova scadenza
La questione di Giulia non ci è sembrata irrilevante. E abbiamo chiesto a fonti accreditate di delinearci un quadro per capire cosa succederà con la nuova scadenza.
Salvo imprevisti dell’ultima ora, ci spiegano che i pagamenti dovrebbero avvenire tutti insieme, anche nel caso in cui la domanda è stata precedente alle modifiche del termine.

A chi interessa la modifica
La modifica interesserà tutti i pensionati e lavoratori dipendenti che presentano il reddito di riferimento del 2007, la cui scadenza
della domanda passa, appunto, dal 31 gennaio al 28 febbraio 2009. I pagamenti, quindi, non avverranno prima di marzo (se va bene, perché già il governo avedva anticipato
che sarebbero andati avanti per 2 o 3 mesi). E nello specifico, i dipendenti dovranno aspettare, presumibilmente, almeno fino a marzo (nella versione precedente il decreto stabiliva
febbraio); e i pensionati fino ad aprile (il termine passato era marzo).
Resterebbero invariate, invece, le scadenze per chi si avvale del reddito 2008. Che è il 31 marzo sia per i dipendenti che per i pensionati. E il bonus arriverà, come
stabilito, un mese dopo per i lavoratori e due per chi ha la pensione.
Senza modifiche anche i limiti per colf e badanti, che dovranno inviare i moduli all’Agenzie delle Entrate entro il 31 marzo 2009 (reddito 2007); e il 30 giugno 2009 (reddito 2008).

Le fasce restano queste
Delle fasce rimodulate, che dovevano andare incontro alle famiglie con figli, non c’è invece alcuna traccia. E tutto rimane tale e quale a come era stato ipotizzato dal decreto
anticrisi, con tutti i difetti già denunciati un mese fa.
Infatti, se immaginiamo la classica coppia con uno o due figli, sarà proprio quella che meno potrà accedere allo sconto fiscale previsto dal governo per aiutarli a
sopportare la crisi in corso. Lo dice la proiezione del Caf Acli, realizzata su un campione di circa 169 mila famiglie. In cui si spiega, di contro, come i favoriti saranno invece i
pensionati soli, e in seconda battuta le coppie senza prole. Una vera contraddizione in termini, insomma.


Penalizzate le famiglie con uno o due figli
– Famiglia con 2 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 300 euro
– Famiglia con 3 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 450 euro
– Famiglia con 4 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 500 euro
– Famiglia con 5 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 600 euro
– Famiglia con più di 5 persone: limite reddito 22.000 euro. Bonus erogato 1.000 euro
– Famiglia con a carico un disabile: limite 35.000 euro. Bonus: 1.000 euro

A spiegarci il perché della penalizzazione è Paolo Conti, direttore nazionale dei Caf delle Acli, i centri di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e
pensionati.
“Se si pensa che il limite di reddito di 17.000 euro, con cui appena si sopravvive, vale tanto per le coppie sole quanto quelle con un figlio, si ha già il sentore che
qualcosa non vada. E ancora, se consideriamo che con 3.000 euro in più si dovrebbe mantenere un secondo bambino, evidentemente lo sbarramento di reddito che ci troviamo di fronte
è un parametro troppo limitativo”.
Secondo l’indagine dell’Acli, infatti, se nei nuclei familiari di due persone ha diritto al bonus il 55,36% del campione, nelle famiglie a 3 o a 4 la percentuale scende a circa il 31%.
In altre parole, solo 3 famiglie su 10 avranno accesso ai 450 o ai 500 euro previsti.

Chi ha diritto: come calcolare il reddito familiare complessivo
Se pensate, nonostante il quadro non proprio ottimista, di poter rientrare tra gli 8 milioni di italiani a cui il governo ha calcolato verrà erogato il bonus, vi ricordiamo che
potranno averne diritto i lavoratori dipendenti con famiglia (minimo due persone), i pensionati (anche soli) e i non autosufficienti; e anche una quarta categoria di colf, badanti e
disoccupati. Mentre ne rimarranno esclusi i lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e professionisti, in pratica tutti coloro che sono in possesso di partita Iva.
Se poi vi state chiedendo come fare a capire se il vostro reddito rientra nel limite per poter fare domanda, sappiate che il reddito familiare complessivo si calcola con la somma dei
redditi complessivi di tutto il nucleo, sensibilmente superiore all’imponibile Irpef a cui si sottraggono gli oneri deducibili.
“Prendendo come esempio una coppia di lavoratori dipendenti, il loro reddito complessivo sarà la somma dei due moduli Cud (i redditi da lavoro lordo), a cui vanno aggiunte
eventuali rendite catastali e immobiliari. Mentre se prendiamo in esame una famiglia composta da una madre divorziata, al reddito da lavoro va aggiunto l’eventuale assegno di
mantenimento (escluso quello per il figlio), che invece si sottrae nell’imponibile Irpef dal reddito complessivo”, ci dice Paolo Conti.

Michela Rossetti

 

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