Disabilità, gli sforzi della Regione Toscana per garantire una vita autonoma

Firenze – I disabili nel progetto del fondo regionale per la non autosufficienza, la creazione di strumenti concreti per il ‘dopo di noi’, il loro inserimento lavorativo e scolastico,
sono stati questi i punti principali toccati dall’assessore alle politiche sociali Gianni Salvadori introducendo il convegno sulla disabilità che si è tenuto questo pomeriggio
nell’auditorium del Consiglio regionale e al quale hanno preso parte, oltre ai rappresentanti di associazioni, amministrazioni locali, organizzazioni sindacali, il ministro della
solidarietà sociale Paolo Ferrero e il sottosegretario Cecilia Donaggio.

«Dobbiamo in tutti modi cercare di far capire alla gente – ha spiegato Salvadori – che un disabile non è un diverso ma una persona alla quale bisogna garantire condizioni vere di
accesso e cittadinanza. La Toscana ha da più di 15 anni una legge regionale (la n. 47 del 1991 sull’eliminazione delle barriere architettoniche) che non è soltanto un’enunciazione
di principi. La legge prevede che i Comuni approvino un piano (il PEBA, Piano di Abbattimento Barriere Architettoniche) ma finora è duro constatare che sono meno di trenta quelli che lo
hanno fatto. Nel nuovo Piano Sociale abbiamo perciò previsto che dall’approvazione dei piani comunali dipenderà l’assegnazione dei finanziamenti per l’abbattimento delle barriere
e la Regione sta facendo di tutto per consentire ai Comuni di dotarsi di questi strumenti».

Tante le azioni avviate dall’assessorato alle politiche sociali per arrivare a soluzioni concrete per il mondo della disabilità. Anche l’attività congiunta con l’assessorato
regionale al lavoro è uno degli aspetti essenziali della strategia. «Anzitutto – ha proseguito l’assessore – fra marzo e maggio arriverà a compimento la fase sperimentale
del progetto ‘Vita indipendente’; successivamente avvieremo una verifica con tutti i soggetti coinvolti per passare alla fase strutturale. Per quanto riguarda il fondo per la non
autosufficienza, valuteremo le possibilità di inclusione nel progetto anche delle persone con disabilità sotto i 65 anni. A questo proposito vorrei aggiungere che le
capacità di inclusione nel progetto dipenderanno molto dalle risorse a disposizione, anche se la Regione destinerà a questo tutte le risorse che deriveranno dall’extra-gettito. Il
‘dopo di noi’, è senza dubbio uno dei problemi più importanti per le persone con disabilità, soprattutto di tipo mentale. Vogliamo garantire a queste cittadini una vita
dignitosa e autonoma, nei limiti delle loro condizioni. Anche qui va risolto il nodo finanziario e la via che abbiamo proposto è quella della «fondazione di partecipazione»
con la presenza delle amministrazioni pubbliche». Infine inserimento lavorativo e scolastico, altri due aspetti non secondari. «La Regione si è sempre dimostrata attentissima
a questi temi, concentrando la propria attenzione sulla persona. In entrambi i casi la sinergia con l’assessorato regionale al lavoro sarà ancora più intensa perché da
scuola e lavoro dipende la possibilità per queste persone di crescere e di vivere in modo autonomo».

Federico Taverniti

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