Difesa del suolo: la «mission» dei Consorzi di bonifica

By Redazione

Potenza – Le necessità finanziarie per la difesa del suolo in Basilicata ammontano a 3,3 miliardi di euro, a fronte di uno stanziamento fermo al periodo 1998-2003 che per il
territorio lucano è di appena 14,41 milioni di euro, i più recenti dati sulla situazione idrogeologica lucana definita «critica» sono stati resi noti – secondo quanto
ha riferito il vicepresidente nazionale dell’Anbi (Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni) Donato Distefano, che è anche presidente regionale della Cia, in una conferenza tenuta
oggi a Bari insieme ai dati di Puglia e Campania.

Le tre regioni fanno parte di un unico gruppo interregionale, riunitosi in questo periodo al pari di altri gruppi per esaminare le questioni riguardanti i Consorzi di bonifica in vista della
terza Conferenza organizzativa nazionale dell’Anbi in programma a Sirmione. Dall’incontro è emerso che i finanziamenti destinati alla difesa del suolo, fermi complessivamente allo
stanziamento di 39.100 milioni di euro del 2003, sono stati pari al 7,4 per cento delle necessità indicate, nonostante l’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Apat) abbia stimato che
in Italia negli ultimi 80 anni si sono registrate 5.4000 alluvioni e 11.000 frane. Dal 1998 al 2003 – secondo i dati diffusi dall’Anbi – agli interventi di difesa del suolo sono stati destinati
1409,39 milioni di euro, il cui uso si è protratto fino al 2005 per poi sparire del tutto.

Per Distefano i dati confermano la necessità di una «Cabina di Regia» sulla gestione delle risorse idriche e di «un nuovo patto civico tra agricoltura e società
sui temi della qualità ambientale-territoriale, dell’acqua e della bonifica». L’obiettivo da raggiungere -ha detto ancora il vicepresidente nazionale dell’Anbi- è quello di
una bonifica moderna, dedicata, in grado di riposizionarsi, di appropriarsi andare oltre il ruolo e le funzioni storiche, proiettata nei nuovi scenari e verso nuove sfide a cui bisogna
rispondere, verso i nuovi compiti con i quali misurarsi e a cui è chiamata. Siamo giunti ad un bivio dobbiamo mettere in campo le soluzioni più efficaci né va del progresso
della Basilicata e del benessere delle future generazioni.

Confronto fra le organizzazioni professionali e concertazione progettuale con le Istituzioni, sussidiarietà gestionale, tre segmenti da rilanciare in questa decisiva e importante fase di
riordino e razionalizzazione di Enti e sistemi agenziali nella nostra regione, che deve investire anche le strutture autogovernate come i Consorzi di Bonifica.

Non va sottovalutato che i Consorzi di bonifica sono un grande patrimonio di strutture e risorse umane. Ricomprendono circa 18 milioni di ettari di territorio, il 60 per cento della superficie
del Paese e per il 20 per cento servita da opere di irrigazione, un migliaio di impianti di sollevamento, centinaia di invasi, impianti idrovori, acquedotti e impianti di produzione di energia
elettrica. Essi svolgono attività storiche di manutenzione degli alvei fluviali, dei canali e dei bacini imbriferi, di manutenzione e gestione di opere infrastrutturali, idrauliche e
ambientali, di regimazione delle acque, gestione degli invasi e dei sistemi di irrigazione. Occorre pertanto -ha aggiunto Distefano- rendere più funzionali tali strutture, riorganizzando
dove c’è bisogno, riducendone il numero per aumentarne l’efficienza e ridurne il costo relativo, semplificando i rapporti con la contribuenza e puntando a soluzioni che unifichino le
riscossioni. Il futuro dei Consorzi non può che andare dal beneficio al vasto campo del presidio del territorio, con competenze per l’irrigazione, il ciclo integrale dell’uso dell’acqua,
la sicurezza idraulica ed anche la difesa del suolo».

In definitiva -ha concluso- la gestione delle risorse idriche ha bisogno di una reale politica di svolta rispetto al passato. Non si può unicamente intervenire in presenza
dell’emergenza. Occorre programmare. E’ necessario un Piano efficace che permetta, nelle iniziative volte alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici e delle politiche ambientali,
un approccio integrato e multidisciplinare. Un Piano che abbia il suo punto fermo nell’Autorità unica nazionale, con il supporto di valide Cabine di regia in ogni bacino.

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