Dieta mediterranea, obiettivo: marchio ad hoc

Dieta mediterranea, obiettivo: marchio ad hoc

By Redazione

Circa un anno fa, a Nairobi, gli esperti UNESCO hanno conferito alla dieta mediterranea il titolo di patrimonio immateriale dell’umanità.

Risultato importante, ma non sufficiente: il prossimo, fondamentale passo deve essere la creazione di un proprio marchio per l’alimentazione importante. Solo così, la dieta mediterranea
sarà in grado di sostenere il doppio sforzo di mantenimento dei propri territori ed espansione in nuove zone.

A tracciare la strada, il Forum dieta mediterranea (Imperia, 17-19 novembre) occasione per vedere assieme produttori, studiosi di marketing e rappresentati degli Stati Coinvolti.

Tra gli animatori, Enrico Lupi, presidente dell’Associazione nazionale città dell’olio, membro del triunvirato (Insieme alla Commissione nazionale per l’UNESCO ed ed alla Camera di
Commercio d’Imperia) padre del Forum.

Per il Presidente Lupi, l’obiettivo consiste nel “Mettere a punto delle strategie per evitare che il riconoscimento UNESCO resti solo sulla carta ma diventi invece un punto di partenza per
disegnare uno scenario di sviluppo per i prodotti che sono alla base della dieta mediterranea dai legumi alla pasta, dagli ortaggi alla frutta e all’olio d’oliva”.

Allora, una serie di misure concrete per arrivare ad un vero e proprio disciplinare, con regole obbligatorie per poter usufruire del marchio. L’Italia (e le nazioni colleghe) dovranno mettere
nero su bianco una serie di alimenti, i processi e le attività, le zone ed i mestieri tipici del territorio. A controllare, un collegio giudicante che per l’Italia sarà
rappresentato dal Ministero delle politiche Agricole.

In seguito, si concretizzerà la strategia di marketing, per rendere conosciuto il marchio “Dieta mediterranea” anche nelle zone dove non è tradizione.

Dieta mediterranea a parte, il Forum d’Imperia ha visto la creazione della Rete delle Città dell’olio del Mediterraneo ed è stata lanciata la candidatura del paesaggio olivicolo
mediterraneo quale futuro patrimonio UNESCO.

Matteo Clerici

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