Dal 2010 vaccino unico contro l’influenza

Dal 2010 vaccino unico contro l’influenza

Creare un vaccino unico, in grado di potenziare il sistema immunitario contro l’influenza A e contro quella stagionale con una sola iniezione. Questo è l’obiettivo per il 2010,
annunciato dal viceministro alla salute Ferruccio Fazio, oggi a Milano a margine del convegno della Società italiana di ematologia.

Afferma Fazio: “L’idea è quella di debellare il virus dell’influenza A entro la prossima estate. E’ probabile che il virus continui a circolare nel mondo per i prossimi 2-3 anni, e
questo è uno dei motivi per cui si dovrebbero vaccinare anche i cittadini del terzo mondo. Che il virus H1N1 circoli in Italia, secondo le nostre statistiche, potrebbe invece non
avvenire. Già in Australia il virus è quasi sparito, anche se potrebbe comunque ripresentarsi. A ottobre 2010 è verosimile che il vaccino per il virus H1N1 faccia parte del
vaccino per l’influenza stagionale, e che quindi quest’ultimo diventi quadrivalente, dato che il vaccino per l’influenza classica contiene ogni anno tre ceppi del virus. Se noi stronchiamo
l’influenza A entro la primavera il suo vaccino potrà allora rientrare in quello per l’influenza stagionale”.

Il viceministro è poi tornato sul tema del rapporto non sempre idilliaco tra medici italiani e vaccino anti virus H1N1. Secondo Fazio, i medici attualmente favorevoli a tale operazione
solo il 40%, numero maggiore dei favorevoli alla vaccinazione anti influenza A.

Detto questo, Fazio mette le cose in chiaro: la vaccinazione non è obbligatoria, e perciò i medici non saranno forzati in nessuna maniera.
Ci sono però dei buoni motivi affinché tutto il personale sanitario sia immunizzato. Anche escludendo possibili mutazioni in peggio del virus, l’Italia deve contenere al massimo i
malati da pandemia; e per far questo “Abbiamo bisogno che i medici stiano bene: sarebbe cioè utile che, al momento del picco, i medici di medicina generale non siano malati, e per questo
dovrebbero vaccinarsi. Poi sappiano che in alcuni casi ci sono complicanze respiratorie; queste vengono gestite nei reparti di pneumologia, e nelle terapie intensive. Sarebbe quindi auspicabile
che questi medici fossero disponibili al momento del picco”, conclude Fazio.

Matteo Clerici

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