Dagli smart buildings agli smart district: le soluzioni integrate della Bocconi
17 Marzo 2025
Workshop sulle possibilità reali di allargare la smartness ambientale
Dagli smart buildings agli smart district: le soluzioni integrate della Bocconi – A cura di Assoedilizia Informa
Milano, 17 marzo 2025
Di Saverio Fossati
Dagli smart buildings agli smart district:le soluzioni integrate della Bocconi
Workshop sulle possibilità reali di allargare la smartness ambientale
Di Saverio Fossati
Dagli smart buildings agli smart district:le soluzioni integrate della Bocconi
Workshop sulle possibilità reali di allargare la smartness ambientale
Di Saverio Fossati

Ad aprire il seminario dell’Osservatorio Smart City è stato Edoardo Croci Coordinatore Osservatorio Smart City, GREEN – Università Bocconi), che ha illustrato i concetti di base che portano all’individuazione e alla creazione di uno smart district. Cioè una scala ideale, una dimensione spaziale identificabile rispetto alle aree circostanti, la presenza di infrastrutture fisiche e digitali, la facilità di interconnessione e di comunicazione, sostenibilità, coinvolgimento delle comunità, tutti elementi che possono essere dimostratori dei distretti. Che diventano quindi laboratori.
Si possono così raggiungere obiettivi importanti su sicurezza con illuminazione pubblica, monitoraggio per la collaborazione del cittadino, soluzioni innovative per la gestione dei rifiuti, attività sportive e culturali, raccolta acque e geotermia, mobilità elettrica e in sharing, energia con produzione di rinnovabili e soluzioni di teleriscaldamento e teleraffrescamento.
Esempi europei di smart district si possono già vedere a Vauban a Friburgo (BD) con 42 unità, Aspern Seestadt (Austria) e Lyon Conluence (FR).

Un taglio giuridico è stato dato al suo intervento da Giuseppe Franco Ferrari (Coordinatore Osservatorio Smart City, Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa, Università Bocconi), che ha definito lo smart district comne un’area urbana dove si vuole migliorare la qualità della vita, utilizzando le interconnessioni che la legislazione consente.
Quanto alla disciplina normativa, l’Ue, usando il criterio delle competenze funzionali, si è interessata agli smart district, soprattutto con il “potere della borsa”, ha detto Ferrrai, anche finanziando dei progetti. Si fa quindi riferimento a norme dedicate più in generale a competenze funzionali, a partire dal regolamento Ue 852/2020 (efficienza energetica) a quello 2847/2024 (interscambio dei dati). Così anche le fonti nazionali sulla green economy (legge 221/2015) sino al Dl 69/2024 (agevolazioni per l’efficientamento energetico).
Le norme locali si dimostrano invece fondamentali per lo sviluppo degli ecosistemi intelligenti.

La seconda parte del workshop, dedicata al Piano Quartieri Milano e alle opportunità per la creazione di distretti smart, è stata illustrata in prima battuta Layla Pavone(Responsabile Coordinamento Board Innovazione Tecnologica e Trasformazione Digitale, Comune di Milano): le competenze sono ricercate dalla struttura che al Comune si occupa di questi temi, ha detto Romani, e quindi il partenariato pubblico-privato.
È stato così creato un primo gemello digitale che consente di studiare gli effetti dei progetti, e un secondo modello digitale che permette di analizzare gli effetti sul welfare delle persone che vivono in quei quartieri e capire quali servizi costruire a medio-lungo termine. Con lo scopo finale di creare smart citizens che abbiano, per esempio, servizi a disposizione a soli 10 minuti da casa o asili nido quando effettivamente serviranno in base alle previsioni di crescita della popolazione.

Gaia Romani (assessora al Decentramento, Quartieri e Partecipazione, Servizi Civici e Generali Comune di Milano) ha spiegato come sia stato applicato il concetto di smart district alla città, partendo dalle opere pubbliche nei districts (composti da almeno due Nil, cioè quartieri omogenei) come Padova-Turro-Crescenzago e Loreto-Casoretto-Nolo ma coinvolgendo i cittadini negli aspetti di sostenibilità e miglioramento, con “patti di collaborazione”, per esempio creando isole di verde nelle scuole che contrastino il calore estivo.

Il tema degli smart districts nei comuni italiani è stato affrontato in modo critico da Gaia Romani (responsabile Ufficio Energia, Qualità dell’aria, Mobilità sostenibile e Trasporto Pubblico Locale, ANCI ). Gli investimenti del Pnrr, ha detto Romani, riferiti alla smartness sono 17 miliardi ma si registra una mancanza di collaborazione verticale e orizzontale, in particolare tra i vari ministeri, il che si ripercuote in una “totale schizofrenia” e questo fa sì che in pochissimi casi ci sia una messa a sistema dei risultati, che quindi non sono quelli sperati.
Per esempio quello sull’idrogeno ha prodotto l’adesione di pochissime città. Stesso discorso per le “isole verdi”, con 800 milioni a rischio.

Sugli smart districts come dimostratori di tecnologie e comunità smart è stato centrato il contributo di Claudia Meloni (responsabile Progetto Tecnologie per la penetrazione efficiente del vettore elettrico negli usi finali, ENEA): l’impegno e il coinvolgimento dei cittadini, ha spiegato Meloni, va messa al centro dei progetti. E ha evidenziato come i Ped (Positive Energy District) possano garantire l’autosufficienza energetica a breve termine. Meloni ha poi illustrato i sistemi intelligenti per edifici studiati e messi in pratica da Enea e i consigli per le famiglie e le esperienze delle comunità energetiche, con i notevoli vantaggi per i cittadino, che diventano anche protagonisti del mercato elettrico.
Il workshop è proseguito con la tavola rotonda dedicata a innovazioni nell’ambiente costruito e nelle infrastrutture: opportunità alla scala di quartiere, con il coordinamento di Tania Molteni (research fellow, GREEN Università Bocconi).
Il primo intervento è stato di Christophe Beaufils (general Counsel, Edison Next) che ha illustrato un importante esempio di progetto di riqualificazione degli edifici scolastici in ottica di servizi per la comunità, con investimenti per 24 miliardi (di cui 13 dai privati con patto di partenariato e il resto con fondi del Pnrr e con risparmi di almeno 250 milioni annui sulla bolletta energetica), anche considerando che sono oggi utilizzati al 20% della loro capacità. Sono poi seguiti gli interventi di Anna Fengite (responsabile Settore Progetti e Piani Urbanistici, Euromilano), Francesco Mascolo (amministratore Delegato, MM), Matteo Mognaschi(presidente, Aler Milano) e Lorenzo Monga (responsabile Sustainable Transition Grids, A2A SpA).

Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE




