Cultura: «Porte aperte alle tradizioni popolari» anche in Umbria

Perugia – L’apertura straordinaria dei musei demoetnoantropologici, eventi musicali, teatrali, gastronomici e scientifici: è quanto propone in Umbria «Porte aperte alle
tradizioni italiane», la manifestazione voluta dal ministero dei Beni culturali in continuità con le due giornate di settembre già dedicate alle Convenzioni
«Unesco» sulla cultura immateriale e sulla diversità culturale.

Le iniziative umbre in programma per domenica 20 gennaio e che prevedono un’apertura straordinaria degli spazi espostivi dedicati alle tradizioni, sono state presentate stamani a Perugia
dall’assessore regionale alla cultura, Silvano Rometti, dal direttore regionale ai Beni e attività culturali, Ernesta Ranieri, da Cristina Papa dell’Università di Perugia e da
Marco Saioni della Soprintendenza ai Beni culturali.
«Quando si parla di Beni culturali non si fa riferimento solo a qualcosa di materiale – ha detto l’assessore Rometti – ma anche alle tradizioni, alle manifestazioni e alle attività
che caratterizzano i luoghi in cui si svolgono. Il dibattito a livello nazionale sulla nozione di Bene culturale è stato, a partire soprattutto dagli anni ’60, piuttosto vivace. Ma
è con la Convenzione europea del novembre del 1970 che per la prima volta fra tali Beni viene ricompreso il ‘materiale etnologico’. Infatti, il Testo Unico del ’99 ha esteso la
definizione di bene culturale a nuove tipologie che da tempo erano avvertite come tali dal sentire comune, si tratta in particolare delle collezioni demoetnoantropologiche di cui il nostro
Paese è particolarmente ricco e per la tradizione e conservazione dei quali associazioni, istituti culturali, università hanno, nel corso degli anni, prodotto studi e ricerche,
svolto attività, promosso manifestazioni e materialmente conservato quanto più di immateriale avesse la nostra cultura espresso in termini di usi, costumi, tradizioni, feste,
canti. Nel 2003 è arrivata la convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, successivamente ratificata dal Parlamento italiano – ha precisato l’assessore –
A seguito di tale adesione il Ministero per i beni e le attività culturali ha avviato una campagna di rafforzamento della conoscenza e della valorizzazione dell’immenso e variegato
patrimonio delle tradizioni italiane».

In questo contesto si colloca la manifestazione nazionale «Porte aperte alle tradizioni italiane», «cui l’Umbria ha aderito con interesse – ha precisato l’assessore –
attraverso la collaborazione fra le istituzioni che sul nostro territorio si occupano, a diverso titolo, di tali Beni».
Tra queste la Direzione regionale per i Beni culturali e il paesaggio, le Soprintendenze di settore e in particolare all’Archeologia, alla Facoltà di Lettere e Filosofia, corsi di laurea
in «Scienze dei Beni archeologici e antropologici» e in «Scienze antropologiche», il Cedrav che ha svolto un ruolo determinante nel territorio della Valnerina, ricco di
antiche tradizioni che, grazie al lavoro attento del Centro non sono state dimenticate ma, al contrario, riportate alla memoria e testimoniate alle nuove generazioni.
Rometti ha ricordato «che, nell’ambito del Bando integrato multimisura per la filiera Turismo, Ambiente e Cultura (noto con il cod. C4), la Regione in Valnerina ha finanziato il Museo del
Ciarlatano di Cerreto di Spoleto, il Museo della Canapa a Sant’ Anatolia di Narco, il Museo della Chirurgia preciana, a Preci. Infine – ha concluso – vorrei sottolineare che alla manifestazione
in programma la prossima settimana, hanno aderito tanti dei nostri Musei locali che la Regione nel corso degli anni ha contribuito finanziariamente e tecnicamente a costituire, a sostenere
nella gestione, a valorizzare».

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