Crisi suinicola piemontese

Torino – Convocare urgentemente in Commissione Agricoltura a palazzo Lascaris un’audizione per affrontare la crisi della suinicoltura piemontese, lo chiedono Ugo Cavallera e
Pietro Francesco Toselli, consiglieri regionali di Forza Italia, dopo l’allarme ripetutamente lanciato dalle organizzazioni professionali, a seguito del perdurare di prezzi non remunerativi.

“Attualmente i suini da macello – dicono gli esponenti azzurri – quotano a poco più di un euro al kg., con una riduzione dei prezzi che è stata di circa il 15 % in un anno. Il
tutto a fronte di aumenti dei costi di produzione, a causa del caro-cereali, che sono saliti anche di 30-40 centesimi al kg. Le associazioni dei produttori calcolano che per ogni capo le
perdite si aggirino attorno agli 80-100 euro, una situazione insostenibile nel lungo periodo. Infatti questa crisi che ha colpito la suinicoltura non sembra legata ai classici cicli di prezzi
alti e bassi, ma piuttosto a un fatto strutturale che scarica il problema dei costi sulla parte più debole della filiera, ovvero gli allevatori”.

Sempre secondo i calcoli delle organizzazioni di categoria, se per un capo vivo di circa 160 kg., all’allevatore toccano meno di 200 euro, il macellatore ne incassa 308, l’industriale 611, il
dettagliante 1.125.
“Assistiamo a un prezzo finale che è sei volte quanto viene pagato all’allevatore – continuano Cavallera e Toselli – e ciò conferma la necessità di un accordo
interprofessionale che coinvolga tutta la filiera. Una filiera che purtroppo è formata alla base da migliaia di allevatori e nella fase finale da poche e agguerrite centrali d’acquisto
che sono in grado di imporre il prezzo per loro più conveniente. Occorre un deciso intervento della Regione perché la suinicoltura piemontese è un comparto importante della
nostra agricoltura, che dà lavoro a migliaia di aziende”.

Quella che deve essere tutelata, secondo i consiglieri di Forza Italia, è la qualità e la specificità della produzione locale, “rispetto alla pesante concorrenza che
proviene dall’estero, sia con l’importazione di carne macellata che di suini vivi, un prodotto qualitativamente meno valido ma sicuramente a prezzo più basso. La qualità ha un
prezzo, e infatti i nostri allevatori sono soggetti a severi controlli sanitari e devono rispettare normative ambientali molto rigorose, che si ripercuoto sui costi. Il Piemonte paga molto
anche il fatto di non poter contare su una filiera completa che consenta di valorizzare sul nostro territorio il prodotto suinicolo e il suo valore aggiunto, che invece alimenta marchi di altre
zone, come ad esempio l’Emilia. Il problema deve essere affrontato in modi diversi: da un lato con provvedimenti immediati di sostegno per aiutare gli allevatori a superare l’emergenza,
altrimenti molti chiuderanno; dall’altro, puntando su iniziative di medio e lungo periodo per rendere la nostra suinicoltura più forte nell’affrontare le sfide del mercato.

Cavallera e Toselli chiedono dunque al presidente della III Commissione, Marco Bellion, di convocare a palazzo Lascaris le associazioni dei produttori, i rappresentanti delle Camere di
Commercio e delle Commissioni Prezzi, nonché l’assessore Mino Taricco, per capire quali iniziative si possano adottare e stimolare la Giunta a intervenire tempestivamente.

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