Prosciutto italiano addio: monta la rabbia degli allevatori di suini

Milano – Suini, gli allevatori sul piede di guerra, le quotazioni sono crollate sotto il limite di sopravvivenza, il 40 per cento del fabbisogno nazionale è coperto da
importazioni dall’estero, prosciutti e salami vengono fatti con carne straniera e poi etichettati come italiani, decine di stalle rischiano la chiusura e, per giunta, nella vendite al dettaglio
i consumatori vengono bastonati con prezzi quasi sette volte superiori a quelli pagati alle aziende agricole.

“Così non si può certo andare avanti. Nelle nostre stalle sta montando la rabbia perché quando sei sull’orlo del precipizio, e non puoi più arretrare, l’unica
soluzione è reagire – spiegano Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi e Mario Vigo presidente della Confagricoltura – siamo di fronte a una vera e propria
battaglia per la sopravvivenza e lotteremo fino in fondo”.

Ieri sera, nella sede del Consorzio agrario di Melegnano, si è tenuto un primo incontro per stabilire le misure da adottare per uscire dalla crisi.

Verrà creata una prima trincea di difesa nelle trattative con macellatori e consorzi per quanto riguarda le quotazioni (scese ormai a poco più di un euro e 10 centesimi) e si
cercherà di unificare l’offerta in modo da avere maggiore forza contrattuale.

“Inoltre chiederemo al Ministero delle Politiche agricole, a quello degli Esteri e alla Regione Lombardia di aumentare i controlli sulle importazioni di carne straniera che poi viene usata per
i prodotti Made in Italy o venduta come fresca al dettaglio senza alcuna indicazione d’origine – affermano Franciosi e Vigo – sulle Dop in teoria il problema non dovrebbe esistere, ma su tutto
il resto degli insaccati e dei prosciutti come stanno le cose? Qualche forte dubbio l’abbiamo”.

Infatti nel 2006 sono state importate in Italia 564. 200 tonnellate di cosce di suino (più 2,5 per cento rispetto al 2005) “ed è chiaro – commentano Coldiretti e Confagricoltura –
che da qualche parte sono state utilizzate, visto che il decreto salumi non tutela l’uso di prodotti nazionali.

Nessuno dice ai consumatori che quello che mangiano non è italiano, li si spenna e basta sui prezzi e intanto si strozzano le nostre aziende che rischiano di chiudere”.

Per tale motivo verrà richiesto lo stato di crisi del settore. E per spingere i Consorzi di tutela dei prosciutti a un maggior rigore nell’uso di carne italiana, gli allevatori stanno
valutando di sospendere i pagamenti dei bollettini sui controlli di qualità che servono proprio a certificare l’alto livello della materia prima offerta dalle imprese agricole.

Inoltre nei prossimi giorni saranno pianificate diverse iniziative di protesta sul territorio in attesa che la Regione fissi un summit con il mondo agricolo per portare le aziende fuori dalle
secche di un’emergenza che rischia di avere effetti mortali su una fetta importante dell’economia lombarda e italiana.

“Con il costo del foraggio e dell’energia che sono schizzati alle stelle – affermano gli allevatori – ormai produciamo in perdita.

O si cambia rotta, o sarà la fine”.

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