Summit di guerra a Milano contro la “rottamazione” dei suini

Milano – Summit di guerra a Milano contro la “rottamazione” dei suini italiani, Lunedì, 29 ottobre 2007, alle 15, nella sede della Coldiretti, in via Ripamonti 37, si
ritroveranno i rappresentanti degli allevatori insieme ai rappresentanti di Coldiretti e Confagricoltura per pianificare le manifestazioni di protesta contro il cappio che si sta stringendo
attorno alle aziende agricole del settore.

“Se siamo arrivati a questo punto vuol dire che ormai la situazione è insostenibile – affermano Carlo Franciosi e Mario Vigo, presidenti delle due associazioni di categoria – le
istituzioni non possono lasciare che venga mandato al macero un comparto così importante”. La Lombardia infatti, con i suoi 4 milioni di capi, rappresenta quasi la metà degli
allevamenti italiani ed è anche il forziere dal quale in Emilia Romagna ci si rifornisce per fare poi il prosciutto di Parma. “Il Made in Italy che finisce all’estero e che viene
reclamizzato in tutte le salse come un tesoro del gusto e della tradizione tricolore, è anche merito nostro, visto che forniamo la materia prima, ma le aziende di trasformazione a volte
fanno finta di non saperlo e pagano quattro soldi per un prodotto d’eccellenza vendendolo poi al dettaglio a prezzi carissimi – commentano gli allevatori della Coldiretti e della
Confagricoltura – chi sta nel mezzo della filiera da una parte spreme le aziende agricole e dall’altra i consumatori. Noi siamo arrivati al limite e non ci stiamo più a subire in
silenzio. Per questo scenderemo in piazza per far sentire la nostra voce”. Anche perché la concorrenza straniera, in particolare su quei prodotti che non sono Dop (denominazione di
origine protetta) sta diventando devastante.

“Le nostre aziende rispettano ogni tipo di regola sanitaria e ambientale, curiamo la qualità, verifichiamo sempre la salute degli animali e sosteniamo costi di produzione e del lavoro
imponenti – commentano Franciosi e Vigo – ma gli altri all’estero fanno la stessa cosa con la carne che mandano qui in Italia? E perché il consumatore non dovrebbe sapere se sta
comprando alimenti che arrivano dal nostro paese oppure da fuori? Chi ha paura della verità? Noi pensiamo che i consumatori siano adulti e vaccinati per poter scegliere con cognizione di
causa. Non informarli significa in qualche modo truffarli. Per questo avvieremo una campagna di sensibilizzazione che veda coinvolte anche le associazioni dei consumatori”.

Nel frattempo verrà chiesto un incontro con Assocarni (l’associazione degli industriali) presso la Camera di commercio di Milano per bloccare il crollo dei prezzi alla stalla e
ristabilire un trend che garantisca tutta la filiera.

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