Crisi economica, la Nissan annuncia 20 mila licenziamenti entro marzo 2010
9 Febbraio 2009
Il mondo dell’auto si avvita in una gravissima crisi. Dopo l’annuncio della colossale perdita di bilancio della Toyota, che era diventata la prima azienda al mondo, anche la Nissan esce
allo scoperto e annuncia 20.000 licenziamenti. La notizia nasce dai vertici della casa automobilistica. 20.000 posti di lavoro entro marzo 2010.
Infatti l’ha resa nota, nel corso della presentazione dei dati trimestrali, il numero uno della compagnia Carlos Ghosn. In questo modo, i dipendenti della Nissan, in tutto il mondo,
passeranno da 235.000 a quota 215.000.
E l’Fmi “vede nero” per l’Italia
Intanto le prospettive per l’Italia sono “tetre”, con “un’eventuale ripresa debole e lenta”: il Fondo monetario internazionale conferma per il nostro paese due anni di recessione, con
il Pil 2009 in contrazione del 2,1% e quello 2010 dello 0,1%.
E intanto il rapporto deficit-Pil tornerà quest’anno sopra il 3% “a causa del deterioramento dell’economia”, mentre il debito salirà al 108,2% offrendo al governo “uno
spazio limitato” d’azione per fronteggiare la crisi globale. Servono comunque “misure tempestive, mirate e coordinate” tenendo conto dei programmi di riduzione della spesa: “Il
pacchetto fiscale presentato di recente al Parlamento – afferma il Fmi – è in generale in linea con queste considerazioni. Se le prospettive di crescita peggioreranno
ulteriormente, però, uno stimolo più ampio potrebbe essere considerato”. A pesare sull’Italia – secondo il Fmi – sarà anche l’eccessiva dipendenza dell’Italia dalle
esportazioni. “L’Incertezza sulle prospettive é eccezionalmente elevata”, aggiunge il Fondo monetario internazionale, evidenziando la necessità di adottare “riforme di
lungo termine per risolvere la principale sfida italiana: la mancanza cronica di crescita”.
Licenziamenti e cassintegrazioni
Sembrano previsioni dure, ma astratte, quelle appena rese note dal Fondo monetario internazionale e, invece, licenziamenti, cassintegrazioni, procedure di mobilità, mancati
rinnovi dei contratti dei lavoratori sono all’ordine del giorno. La crisi economica che investe il paese si misura anche attraverso questi spiacevoli avvenimenti che, purtroppo, si
ripetono sempre con più frequenza.
Da Nord a Sud della penisola nessuno ne è escluso. E, al contrario del passato, questa sfavorevole congiuntura economica non risparmia neanche il terziario: non sono solo gli
operai metalmeccanici a soffrire. Con loro tribolano ogni giorno anche i colletti bianchi e i lavoratori di bar, ristoranti, supermercati. Neanche le piccole aziende, infatti, escono
indenni allo tsunami economico finanziario.
Gli “invisibili” dell’indotto Fiat
Naturalmente, i primi a finire sulla graticola sono i lavoratori del gruppo Fiat, e gli invisibili senza alcuna tutela delle microaziende che le ruotano intorno. Oggi, quasi due
lavoratori su tre del gruppo torinese trascorrono almeno un paio di settimane al mese in cassintegrazione. Per la Fiom ad essere coinvolti sono 48.000 lavoratori su un totale di
88.500.
Soffrono anche gli stabilimenti finora indenni alla crisi. A Jesi (produce trattori) la cassa integrazione riguarda 850 dipendenti su 1.000; a Mirafiori 5.000 addetti alle carrozzerie e
600 lavoratori del settore presse; a Pomigliano d’Arco 5.300 operai; a Cassino 3.800 dipendenti; a Termini Imerese 1.500 persone; a Melfi più di 5.000; in Val di Sangro, dove si
produce il Ducato, 7.000 lavoratori; a Termoli un migliaio; all’Iveco di Torino altri 1.300 operai; all’Iveco di Brescia 3.000 dipendenti; altri 700 ad Arese; nel gruppo Marelli la Cig
riguarda 5.000 dipendenti su 8.000; a Torino perfino 3.600 colletti bianchi sono in cassa integrazione e altri 5.000 impiegati ci andranno a marzo per due settimane.
I dati allarmanti del Nord-Est
Ma un esempio emblematico di questa crisi viene dal tanto decantato Nord-Est dove, dai bar alle pizzerie, sino ai supermercati e ai servizi alle imprese e alle persone, il vento della
recessione continua a mietere. Non vengono risparmiati nemmeno i dipendenti o i collaboratori degli studi professionali.
Tutte persone che, non lavorando in grandi imprese, molto spesso non usufruiscono neanche degli ammortizzatori sociali. Solo nella provincia di Padova, nell’ultimo mese, secondo i dati
elaborati dalla Cisl, sono 714 i lavoratori lasciati a spasso e, tra questi, 203 appartengono al mondo del commercio e del terziario: provengono da imprese artigiane, da piccole
realtà industriali con un massimo di 15 unità o da realtà del commercio e del terziario con organici non superiori alle 50 persone.
Roma e Lazio: contraccolpi Alitalia
Non è esente dal problema neanche una realtà dove il settore pubblico è molto forte, come quella di Roma e del Lazio.
Solo per la nascita della Nuova Alitalia qui sono 15.000 i lavoratori, tra diretti e indotto, a essere sull’orlo della disoccupazione. Non solo: sono 17.000 quelli rimasti a casa
nell´edilizia; e addirittura 40.000 i contratti a termine non rinnovati nel dicembre scorso.
“Il 2008 ci ha consegnato una situazione di crisi gravissima, ma nel 2009 saranno circa 50.000 le persone a rischio di licenziamento” spiega Claudio Di Berardino, segretario
della Cgil di Roma e Lazio.
In Toscana 131 aziende in crisi in pochi mesi
Anche realtà produttive affermate vengono trascinate in questo vortice. In Toscana, ad esempio, solo tra il 15 dicembre e il 27 gennaio, sono entrate in crisi 131 aziende.
Secondo la Cgil regionale, infatti, la crisi non riguarda solo le aziende manifatturiere ma tutte, terziario compreso, il settore che finora sembrava un baluardo e che rappresenta il
71,6% del Pil regionale.
Due gli ultimissimi segnali significativi vengono proprio da Firenze: dove il supermercato Pam di Novoli ha appena annunciato la chiusura e la perdita del posto per tutti i 20
dipendenti e i grandi hotel di lusso hanno appena licenziato 45 dipendenti.
Guardando i dati nel loro insieme la realtà appare ancora più drammatica: 26.296 lavoratori sono già a casa. Tra questi, 5.950 sono in cassa integrazione ordinaria
(Cigo), quella che fa sperare in un rientro in azienda, gli altri, invece, sono a un passo dalla disoccupazione.
Migliaia di esuberi Telecom
E non è ancora finita. Tra gli esempi da menzionare non possono essere esclusi i casi di Telecom, il cui ad Franco Bernabè ha annunciato 9.000 esuberi entro il 2010,
quello della Michelin che chiuderà lo stabilimento di Torino mandando a casa 700 persone su 5.000 impiegate nel gruppo, e quello della Indesit che ha deciso di chiudere lo
stabilimento di None (nel torinese) dove lavorano altre 600 persone al reparto progettazione, quello che dovrebbe essere il cuore dell’azienda.
Insomma, la situazione è già difficilissima, ma la tendenza è al peggioramento. Lo conferma anche Giancarlo Battistelli, del Dipartimento settori produttivi della
Cgil: “Dai dati sul ricorso alla cassintegrazione che abbiamo risulta che a gennaio il ricorso a quella ordinaria è diminuito, mentre è aumentato il ricorso a quella
straordinaria. Si tratta di una notizia gravissima. Mentre i lavoratori in Cigo hanno buone possibilità di rientrare in azienda, per quelli in Cigs il reinserimento nel processo
produttivo è molto più difficile: molte delle aziende che hanno fatto ricorso alla cigs, con tutta probabilità chiuderanno i battenti”.
Davide Sfragano





