Auto, Confcommercio: a rischio anche le imprese di recupero, riciclo e smaltimento

Auto, Confcommercio: a rischio anche le imprese di recupero, riciclo e smaltimento

 

Arrivano i primi effetti della crisi dell’auto anche per le imprese che operano nel recupero, riciclo e smaltimento dei rifiuti prodotti dalla costruzione degli autoveicoli e
dalla loro rottamazione che registrano sia la riduzione dei volumi che ripercussioni sull’occupazione.

Un vero e proprio grido di allarme quello che lanciano ADA, (Associazione Nazionale Demolitori Autoveicoli), AIR (Associazione Italiana del Recupero Energetico), ANCO (Associazione
Nazionale Concessionari Consorzi), le federazioni aderenti a Confcommercio, che rappresentano 3000 imprese con oltre 30.000 addetti impiegati nelle fasi che stanno “a monte e
a valle” della costruzione di un’automobile.

Considerando l’importanza dell’attività di queste aziende nel settore ecologico, un eventuale loro ridimensionamento potrebbe causare anche problemi ambientali. Ed
è per questo che si chiedono interventi pubblici a sostegno.

Il settore autodemolizione conta circa 1600 aziende autorizzate operanti sul territorio nazionale e oltre 10 mila addetti in grado di far fronte ad una richiesta di demolizione
mediamente di più di 1,5 milioni di auto l’anno.

La confluenza dei veicoli da destinare a demolizione subisce, ormai da alcuni anni, un trend negativo. Nel 2008 si è registrato un decremento nei ritiri di circa il 20-25%
rispetto al 2007. Ad aggravare la situazione concorre anche, in maniera sempre più significativa, l’esportazione di veicoli “inquinanti”, che non possono
più circolare in Italia, verso paesi esteri (nel solo anno 2007 le “radiazioni per esportazione”, che rappresentavano circa il 30% del radiato totale, sono aumentate
più del 45% rispetto al 2006 – dati ACI. Si stima che nel 2008 la voce “esportazione” inciderà per circa il 40% sul totale radiato). Ne consegue,
chiaramente, la diminuzione del rottame in ingresso, della vendita dei pezzi di ricambio destinati al riuso, dei materiali di risulta e parallelamente l’aumento dei costi di
gestione degli impianti. A tutto ciò va sommato il deprezzamento di tutti i materiali ferrosi e non ferrosi dovuti alla mancanza di richiesta dei mercati. Anche i settori a valle
della demolizione, dunque, risentono negativamente di questi fattori. Il quadro generale del settore risulta negativo e tutti i segnali fanno presupporre una prospettiva futura con
conseguenze ancora più negative.

Nel settore del recupero, riciclo e smaltimento operano le imprese che si occupano di diverse tipologie di rifiuti.

Per le imprese che trattano oli minerali esausti, oli vegetali esausti, batterie esauste, rifiuti elettrici ed elettronici la perdita di materiali da “lavorare”, ipotizzata
in seguito alla crisi del mercato automobilistico, si aggira intorno al 22%.

Per le imprese che trattano plastiche, gomme, vetri, pneumatici derivanti dal ciclo produzione e fine vita autoveicoli, il forte calo delle radiazioni e delle nuove immatricolazioni di
autoveicoli sta determinando una riduzione stimata nel 40% dell’attività industriale con pesanti ripercussioni sulla forza lavoro e sulla redditività delle aziende. Le
attività di queste imprese, ad alta tecnologia ed investimenti, sono un prezioso baluardo alla difesa dell’ecosistema e contribuiscono all’economia nazionale con la produzione di
materie prime secondarie e generazione di energia elettrica, derivanti dai rifiuti trattati.

 

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