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Crisi e passione, 3000 giovani italiani tornano a fare il pastore

Crisi e passione, 3000 giovani italiani tornano a fare il pastore

By Redazione

Guidare un gregge, proteggendo le pecore con l’aiuto di uno o più cani. In Italia, il mestiere del pastore non è scomparso o cosa da vecchi: in Italia, ci sono almeno 3000 giovani
pastori.

Questo è il dato di Coldiretti ed Istat, che spiega come affianco ai giovani che continuano il mestiere dei padri ci sono quelli che fanno una scelta radicale, abbandonando il lavoro
“moderno” per una vita più vicina alla natura. E la presenza di un lavoratore giovane vuol dire prodotti migliori e migliori azioni di vendita e di presenza sul mercato.

Così, i nuovi pastori hanno storie diverse. Giuseppe Stocchi ha 28 anni ed è un pastore-imprenditore. Nella sua azienda di Leonessa (Rieti), alleva 1500 pecore: Sarde, Comisane
siciliane e Sopravvissane, capaci di dare 220/230 litri di latte al giorno. Da tale latte nascono formaggi pecorini: Pecorino Stagionato in Grotta, Pecorino Primo Sale, Pecorino Media
Stagionatura, Pecorino Fresco, venduti ai mercati di Campagna Amica.

Davide Bortuluzzi aveva la strada spianata per entrare nello studio del padre geometra. Lui, 25 anni, ha messo da parte un diploma da istituto tecnico. Ha invece seguito il suo sogno di
condurre un gregge di 500 pecore, pascolante sulle Dolomiti e composto da agnelli alpagoti, particolare razza a rischio d’estinzione.

E’ possibile fare il pastore ed avere un ruolo importante nella società? Per simone Cualbo la risposta è si. Questo 35enne di Gavoi dirige a Macomer un’azienda agricola con
ordinamento ovi-caprino: 75 ettari e 300 capi. Nasce così un formaggio DOP, con il latte crudo di pecore sarde allevate al pascolo: poi la pasta viene affumicata e lasciata stagionare
nelle cantine. Oltre a questo, Cualbo è Presidente della Coldiretti di Nuoro-Ogliastra e membro del direttivo del Consorzio di Tutela del formaggio Fiore Sardo (DOP). Infine, E’
Presidente del Consorzio Produttori Storici Pastori.

Aldilà delle vicende personali, Coldiretti ricorda come il pastore ha una grande utilità sociale: dalla tutela del territorio, alla preservazione delle tradizioni, all’aiuto alla
biodiversità animali.

Nonostante questo, anche il mestiere del pastore non è privo d’insidie.

In cima, il problema della concorrenza sleale dell’estero. Riguardo la carne, più del 50% della carne d’agnello spacciata come italiana proviene dall’estero, soprattutto Paesi dell’Est
Europa. Tale cattiva situazione è favorita dalla mancanza di indicazioni chiare sull’etichetta, azione da sponsorizzata da Coldiretti e resa obbligatoria dal Parlamento con voto unanime.

Discorso simile per il latte. In media, dalla mungitura quotidiana di una pecora si ottiene in media solo un litro di latte che viene pagato attorno ai 70 centesimi al litro ben al di sotto dei
costi di allevamento si avvicinano all’euro. Ancora una volta i problemi nascono dai formaggi low cost, prodotti nell’Est Europa e spacciato falsamente come Made in Italy.

FONTE: Coldiretti

Matteo Clerici

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